giovedì , 22 febbraio 2018
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L’UE in missione in Mali per una Costituzionalità ritrovata. Ma da chi ?

28 luglio 2013, un giorno che potrebbe essere una giornata storica per il Mali, una possibilità di voltare pagina, dopo il colpo di stato militare, la ribellione dei Tuareg con annessa guerra civile infuriata nel Nord del paese diciotto mesi fa. Questa non solo ha costretto quattrocentomila persone a lasciare le proprie case, i propri affetti, il proprio deserto del Sahel, ma ha anche de facto delegittimato e smantellato lo Stato pre-esistente. Ecco il significato delle elezioni politiche che si terranno domani in Mali che, in caso di un risultato poco chiaro, saranno ripetute il prossimo 11 agosto, come stabilito dalla legge elettorale approvata lo scorso 27 maggio.

Ma capire perché l’Unione Europea, con l’organizzazione della Missione di Osservazione Elettorale (d’ora in poi M.O.E), non sia stata mai così vicina come in questo momento a Bamako, non è immediato. L’inizio della collaborazione tra Unione Europea e il Paese, forse, più importante dell’Africa Occidentale risale al 1958, all’accordo di Cotonou. Eppure, non sono solo economici i motivi che legano l’Unione dei 28 e il Mali. Secondo il Trattato di Lisbona, e in particolare l’art.3 del Trattato sull’Unione Europea (T.U.E.), si statuisce che

Nelle relazioni con il resto del mondo l’Unione afferma i suoi valori e interessi […] Contribuisce alla pace, alla sicurezza […] alla solidarietà e a al rispetto reciproco tra i popoli e alla tutela dei diritti umani … e alla rigorosa osservanza del diritto internazionale, in particolare al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite.

Le ragioni a monte nell’organizzazione della M.O.E. in Mali non possono essere collegate solo a quella libera espansione nelle relazioni economiche tipica dell’Unione e che molti considerano solo in termini di volontà di dominio, ma anche ai fondamenti costituzionali dell’Unione, positivizzati nel T.U.E e dalla Giurisprudenza della Corte di Lussemburgo.

Costituzionali, un aggettivo che dal 2005 non è stato più presente in nessun discorso pubblico dei rappresentanti delle Istituzioni europee e che pure riemerge in situazioni complesse, come questa, per giustificare l’azione di una compagine economico-politica eterogenea come l’Unione, che per molti altri aspetti sta vivendo una crisi di identità e anche di legittimità. Che senso avrebbero altrimenti le conclusioni del Consiglio dell’Unione, Consiglio Affari Esteri, del 22 luglio scorso, con cui

L’Unione si congratula per l’impegno preso dalle autorità del Mali di far di tutto per garantire il buon svolgimento, la credibilità e la trasparenza dell’elezione presidenziale […] in seguito alla richiesta fatta dalle autorità maliane, l’Ue ha cominciato a dislocare una missione di osservazione elettorale

se non fossero collegate a un belief system comune sottostante a qualsiasi ordinamento, che legittima l’azione interna ed esterna di ogni persona giuridica e che viene chiamato comunemente Costituzione, nel senso di fondamento della comunità?

Più concretamente, la M.O.E. in Mali è composta da 90 osservatori il giorno dello scrutinio, di cui 9 esperti sono presenti a Bamako dal 21 giugno, mentre gli altri 50 si dividono tra osservatori a lungo termine (20) e i restanti a breve termine. Tra questi, spiccano i sei rappresentanti del Parlamento Europeo, guidati da Michèle Striffler (EPP, FR) che anche il 6 giugno scorso ha ribadito in un suo intervento l’importanza di non abbandonare il Mali in questa situazione delicata. E’ tuttavia il Chief Observer Louis Michel (ALDE,BE), già parlamentare europeo e Commissario Europeo per lo Sviluppo e l’intervento umanitario, a coordinare l’operazione. In una dichiarazione rilasciata a Bamako, il 26 luglio, riportata da Mali actualités, ritiene che le elezioni possano svolgersi in un contesto e in condizioni accettabili e che queste faranno emergere una personalità con una legittimità sufficiente (il duello sembra essere tra l’ex primo ministro Ibrahim Boubacar Keïta e Soumaïla Cissé, già presidente dell’Unione Economica e Monetaria Africana Occidentale) ma denuncia anche il fatto che, per motivi di sicurezza, gli osservatori europei non saranno mandati nelle tre province del nord più nominate nella cronaca internazionale degli ultimi mesi: Gao, Timbuctù e Kidal. Nell’affermare che l’elezione del presidente maliano è al centro del dibattito, non solo africano ed europeo ma globale, sembra essere confermata la tesi che la M.O.E. è sia il primo passo verso un nuovo ordine costituzionale del Mali, ma anche un banco di prova importante per l’Unione per verificare concretamente se essa riesce farsi ambasciatrice dei suoi valori fondativi.

In foto, un momento delle esercitazioni delle esercitazioni della polizia maliana per la sorveglianza ai seggi. (© UN Mission in Mali)

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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