domenica , 18 febbraio 2018
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EUNVFOR
Federica Mogherini © Council of the European Union, 2015

L’UE lancia la missione navale EUNAVFOR Med

L’Unione Europea decide di non limitarsi a contemplare le morti nel Mediterraneo e finalmente lancia una missione navale per combattere le reti dei trafficanti di uomini. Il Consiglio Affari Esteri (CAE) tenutosi lunedì ha posto le basi per una nuova fase dell’impegno europeo nel Mediterraneo. Dopo che il vertice straordinario di alcune settimane fa si era limitato ad aumentare i fondi a disposizione delle operazioni Triton e Poseidon, l’ultima sessione del CAE ha invece adottato misure più concrete per rispondere all’emergenza in corso nelle acque europee: è stata infatti stabilita una missione PSDC (Politica di Sicurezza e Difesa Comune) per combattere e smantellare le reti dei trafficanti di esseri umani.

L’approccio europeo all’immigrazione

L’Alto Rappresentante Federica Mogherini ha descritto l’approccio europeo all’immigrazione sviluppato velocemente in queste settimane come “comprensivo” e fondato su azioni interne ed esterne all’Unione. Dal punto di vista interno, grande importanza riveste l’Agenda europea sull’Immigrazione lanciata la scorsa settimana, su cui tuttavia non mancano le polemiche in materia di redistribuzione dei migranti. Il CAE si è però concentrato maggiormente sulle azioni esterne da intraprendere.

Per rispondere a quella che la Mogherini ha definito una crisi “umanitaria e di sicurezza”, è necessario muoversi su più fronti. Innanzitutto, è doverosa una maggiore cooperazione con i partner africani e nel mondo arabo, soprattutto con i Paesi di origine e di transito dei migranti. L’Alto Rappresentante ha voluto citare direttamente la Turchia, un Paese che non si trova sulle rotte migratorie più pubblicizzate negli ultimi mesi dopo le tragedie in mare, ma che deve affrontare un consistente flusso di persone verso l’Europa. Il focus però si concentra soprattutto sull’Africa: è stato così deciso il rafforzamento della missione PSDC in Niger (EUCAP Sahel Niger), che potrebbe prevedere un presidio di forze europee nel centro di Agadez, sulla rotta che unisce il Sahel alla Libia.

L’altro obiettivo è quello di salvare vite in mare tramite il rifinanziamento di Triton e Poseidon. Ma la presenza navale europea nel Mediterraneo non sarà più solo mirata al salvataggio.

La missione EUNAVFOR Med

EUNAVFOR Med è il nome della missione PSDC il cui invio è stato deciso lunedì dal CAE. Formalmente, il Consiglio ha adottato un Crisis Management Concept e la decisione vera e propria riguardo EUNAVFOR. La sede della missione sarà a Roma e la guida delle operazioni sarà affidata all’Contrammiraglio Enrico Credendino. Rispettata dunque la richiesta italiana di essere al centro delle future mosse dell’UE in materia di immigrazione. EUNAVFOR verrà finanziata inizialmente con un fondo di 11.82 milioni di euro per i primi mesi di pianificazione, ma avrà un mandato di durata almeno annuale.

Obiettivo della missione è smantellare le reti di trafficanti che operano nel Mediterraneo e che trovano oggi una sponda nel caos istituzionale di Paesi come la Libia. Smentita per ora la possibilità di intervenire direttamente in Libia (come il giornale britannico The Guardian aveva ventilato negli scorsi giorni, citando un rapporto strategico non ancora pubblicato dall’UE), si dovrà comunque attendere la conclusione della prima fase di pianificazione per comprenderne l’effettivo funzionamento. Seguirà quindi il lancio della missione, probabilmente ufficializzato dal Consiglio Europeo di giugno.

Per ora, compito ufficiale di EUNAVFOR sarà ricercare, catturare e distruggere tutti gli asset (comprese probabilmente le imbarcazioni, venendo incontro ancora una volta alle richieste del governo italiano) nelle mani dei trafficanti.

La necessaria cooperazione con la Libia

Pur non essendo ancora a completa conoscenza della struttura e delle modalità di funzionamento della missione, appare comunque necessario trovare una qualche forma di cooperazione da parte della Libia, come riconosciuto d’altro canto anche dal comunicato stampa emesso del CAE. Ritorna dunque l’annosa questione di ricercare un interlocutore credibile sull’altra sponda del Mediterraneo, dove il Paese è ancora diviso fra i governi con sede a Tripoli e Tobruk.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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