giovedì , 16 agosto 2018
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Lukašenko a Belgrado: “I serbi un popolo fratello”

Il 12 giugno il Presidente bielorusso Aleksandr Lukašenko si è recato a Belgrado per incontrare il suo omologo Tomislav Nikolić. Oltre a sottoscrivere alcuni accordi, i due Presidenti hanno ribadito a chiare lettere che tra Serbia e Bielorussia c’è un solido legame, da entrambi definito “stretta amicizia”. Al termine del colloquio, durante la conferenza stampa congiunta, Nikolić ha affermato che Lukašenko è uno storico amico della Serbia, nonché amico personale. Non ha mai tardato ad aiutare il nostro Paese in situazioni di difficoltà. Il popolo bielorusso e quello serbo sono stati, nel tempo, accomunati da simili supplizi”. A sua volta Lukašenko ha affermato che “i serbi sono un popolo fratello e se dovesse esserci una necessità imperativa, saremmo pronti a lottare spalla a spalla”.

Con riferimento alla tormentata vicenda del Kosovo, Lukašenko ha affermato che la Bielorussia riconosce l’integrità territoriale della Serbia, sostenendo allo stesso tempo gli sforzi di Belgrado per la normalizzazione dei rapporti con Pristina, step fondamentale per l’ingresso della Serbia nell’UE. Facendo riferimento all’eventuale ingresso della Serbia nell’UE, Lukašenko ha anche affermato che il solido legame tra Serbia e Bielorussia potrebbe essere il punto d’incontro tra UE e Unione Euroasiatica, di cui la “Russia bianca” è partner.

Buone notizie anche sul versante economico: gli otto accordi firmati dovrebbero ampliare la cooperazione commerciale ed economica, intensificando il volume degli scambi e inaugurando nuovi settori di cooperazione. L’obiettivo comune, prioritario per entrambi i Paesi, è quello di aumentare il tenore di vita delle popolazioni, cercando di fronteggiare la piaga della povertà. Fortemente sostenuta da Lukašenko e subito gradita a Nikolić è stata la proposta di favorire la creazione di società e aziende miste (metà serbe e metà bielorusse) in vari settori, che potrebbe rappresentare un importante trampolino di lancio per l’economia dei due Paesi.

Inoltre, in una dichiarazione congiunta, Nikolić e Lukašenko hanno sottolineato il ruolo centrale dell’ONU in tema di pace e sicurezza internazionale, riconoscendo all’organizzazione la priorità di azione, in modo tale che si sviluppino sempre più, secondo quanto solennemente sancisce l’art. 1 par. 3 dallo Statuto delle Nazioni Unite, “le relazioni amichevoli tra le nazioni fondate sul rispetto e sul principio dell’eguaglianza dei diritti e dell’autodeterminazione dei popoli”.

L’incontro tra i due è sembrato dunque apparentemente fruttuoso, ma a destare qualche preoccupazione è proprio la figura di Lukašenko. Il suo sembrerebbe infatti un “trono” più che una carica istituzionale: il suo mandato ha avuto inizio nel 1994 e da allora ha sempre vinto le elezioni, ritenute dall’opposizione una “messa in scena”. Le sue politiche, poi, non eccellono di certo per la tutela dei diritti umani: pluralismo, libertà di associazione e divieto di trattamenti disumani e degradanti sono spesso messi a repentaglio dall’ideologia autoritaria e dalle azioni repressive da parte delle autorità di polizia.

L’ironia della sorte ha voluto che lo stesso giorno in cui Lukašenko era a Belgrado, il premier serbo Vučić fosse in visita a Berlino dalla Merkel. Parte dell’opinione pubblica serba temeva infatti che la Germania, come del resto altri Paesi dell’UE, non avessero visto di buon occhio l’incontro presidenziale, essendo la Bielorussia stretta alleata di Vladimir Putin. Ivan Mrkić, consigliere di politica estera del Presidente Nikolić, ha affermato che “l’UE ha sempre saputo delle nostre relazioni con la Bielorussia. Non abbiamo nascosto nulla, il nostro obiettivo è quello di sviluppare i migliori rapporti possibili con loro, soprattutto quando si parla di economia”.

Tra l’altro la visita di Lukašenko ha preceduto di poco quella del Ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, in questi giorni a Belgrado. Comunque vada si tratta di un’ulteriore occasione, per la dirigenza serba, di dar prova della propria storica amicizia con Mosca, ma al contempo di spiegare all’alleato russo le ragioni che spingono la Serbia a volersi avvicinare sempre più all’UE.

Photo: © mikestuartwood, 2007, www.flickr.com

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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