giovedì , 16 agosto 2018
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Credits: Council of the European Union

L’Unione Europea in Mali: una presenza discreta nella polveriera del Sahel

L’intervento militare francese in Mali, iniziato l’11 gennaio 2013 e denominato Opération Serval, ha portato sotto i riflettori una regione africana spesso trascurata dai quotidiani internazionali: il Sahel, un territorio semidesertico che si estende dall’Oceano Atlantico a ovest fino al Corno d’Africa ad est. L’insicurezza alimentare e la malnutrizione sono fenomeni ricorrenti in una regione nella quale più di 16 milioni di persone sono considerate a rischio carestia. Ad una situazione già estremamente precaria, in Mali si è aggiunto poi un ulteriore, duplice fattore di instabilità: il conflitto armato nella parte settentrionale del paese e la crisi politica e militare, provocata dal colpo di Stato che ha portato alla deposizione del Presidente Dioncounda Touré il 22 marzo 2012.

Dall’inizio della crisi l’Unione Europea è sempre rimasta a fianco del Mali, offrendo il suo sostegno alle organizzazioni internazionali (ONU) e regionali (ECOWAS1 e Unione Africana) coinvolte, per facilitare la ricerca di una soluzione rapida e al conflitto. Il Consiglio dell’UE ha condannato all’unanimità l’aggressione compiuta dai gruppi estremisti nel nord del paese e ha accolto con favore la rapida risposta della Francia. L’Unione Europea sostiene l’integrità territoriale dello Stato del Mali e promuove una soluzione politica alla crisi, da conseguire mediante un dialogo costruttivo tra le parti coinvolte, e si augura che un processo di transizione politica guidato dalle forze civili possa portare in tempi brevi alla convocazione di libere elezioni nel paese.

Sebbene le relazioni fra UE e Mali siano attualmente sospese, l’Unione si è impegnata a riaprire i canali di cooperazione con le autorità maliane non appena saranno fatti passi verso il ristabilimento dell’ordine costituzionale. L’UE intende intanto fornire supporto logistico e finanziario per 50 milioni di euro alla Missione Internazionale di Sostegno al Mali (AFISMA) a guida africana mediante l’African Peace Facility (APF), strumento nato nel 2004 per finanziare operazioni di forze africane per la prevenzione dei conflitti e la stabilizzazione post-conflitto. Inoltre, il 17 gennaio 2013 i ministri degli esteri dell’Unione hanno deciso di accelerare lo spiegamento della Missione militare di Addestramento in Mali (EUTM Mali), concepita in risposta alla richiesta di aiuto delle autorità maliane e alla Risoluzione 2071 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. L’obiettivo della missione consiste nel fornire addestramento e consulenza alle forze maliane, in materia di comando e controllo, logistica, diritto internazionale e umanitario, protezione dei civili e diritti umani, al fine di aiutarle a ripristinare l’integrità territoriale del paese. La missione, tuttavia, non è autorizzata a partecipare a operazioni di combattimento.

Il Mali rappresenta per l’UE un partner importante nell’Africa occidentale almeno dal 1958, anno di nascita della Délégation de l’Union Européenne en République du Mali. Prima dello scoppio dell’attuale conflitto, UE e Mali godevano di una fitta rete di rapporti reciproci in virtù dell’attuazione dell’Accordo di Cotonou e della negoziazione del Country Strategy Paper 2008-2013. Quest’ultimo delinea il quadro strategico della cooperazione tra Commissione Europea e Mali sulla base del decimo Fondo Europeo di Sviluppo (FED 2008-2013) nell’abito del quale l’UE ha erogato finanziamenti per 583 milioni di euro. In virtù della sua collocazione geografica nel cuore del Sahel, il Mali rientra anche nella Strategia europea per la Sicurezza e lo Sviluppo del Sahel messa a punto nel 2011.

La Strategia si basa sul presupposto che sicurezza e sviluppo economico non possano essere perseguiti disgiuntamente l’uno dall’altro. In questo contesto, la Strategia si è rivelata uno strumento utile per rafforzare la coerenza dell’approccio dell’UE alla crisi umanitaria, politica ed economica che interessa la regione. Da quando all’inizio del 2012 gli scontri nel nord del Mali si sono intensificati, l’UE non ha abbandonato le tradizionali politiche di aiuto e ha stanziato 172 milioni di euro in aiuti umanitari lanciando, il 18 giugno 2012, l’Alleanza Globale per l’Iniziativa Resilienza (AGIR) per rispondere al problema dell’insicurezza alimentare cronica che attanaglia la regione.

Vista la minaccia che la crisi maliana e le sue ripercussioni sistemiche rappresentano per l’Europa nel suo complesso, sembra più che mai urgente che l’UE si chieda se vuole seriamente dotarsi di una politica di sicurezza comune, in aggiunta agli strumenti di cooperazione a sua disposizione, in modo da non lasciare la Francia da sola in quello che si prefigura sempre più come un “Afghanistan del Sahel”.

1 La Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) è un accordo economico stipulato tra sedici stati dell’Africa occidentale (tra cui Mali, Nigeria, Niger, Senegal e Liberia) nel 1975 e tuttora in vigore.

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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One comment

  1. un particolare che trovo raccapricciante (a parte la questione libica) è quanto successo in costa d’avorio, in riferimento all’intervento francese avvenuto sotto egida ONU contro gbabo nel 2011: siamo sicuri che si sia intervenuti “per ristabilire l’ordine democratico” e non per tutelare interessi economici francesi? in merito ho trovato un documentario interessante della RAI presente su youtube (link http://www.youtube.com/watch?v=B0v6iWRbH7A ) vi invito a vederlo, è davvero illuminante. quello che intendo dire è di fare sempre molta attenzione a cosa c’è dietro questi interventi, l’idea di europa democratica premio nobel per la pace (cosa che peraltro trovo aberrante) garante della pace internazionale è lontana dalla realtà. con ciò non intendo dire che l’europa non rappresenti un’opportunità per il futuro, sia chiaro, ma uno sbandierato ottimismo sulle azioni europee senza le dovute criticità mi sembra assolutamente sbagliato e controproducente. critica positiva, ovviamente!

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