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Ucraina
Il Presidente ucraino Poroshenko riceve il Commissario Stylianides © European Commission, 2017

L’Unione Europea liberalizza i visti per i cittadini dell’Ucraina

di Edoardo Corradi

Dall’11 giugno i cittadini ucraini possono viaggiare liberamente nell’area Schengen senza aver bisogno del visto di ingresso. Potranno recarsi in Europa per un periodo che non può eccedere i 90 giorni continuativi in un periodo totale di sei mesi, dimostrando di possedere risorse economiche, il biglietto di ritorno verso l’Ucraina e un alloggio. Per attività di lavoro o studio, invece, il visto sarà ancora necessario. Un passo in avanti nelle relazioni tra l’Unione Europea e l’Ucraina, specie dopo il cambio del governo nel 2014, che tuttavia nasconde alcune problematiche che non saranno di facile soluzione da parte di Bruxelles.

L’Ucraina ancora in crisi

Lo status di “visa-free” per i cittadini ucraini è l’ultimo esempio del processo di avvicinamento di Kiev con l’UE, interrotto, anche se solo momentaneamente, dalla decisione dell’ex Presidente Viktor Janukovyč nel 2014 di ritirare la decisione di firmare l’Accordo di associazione con l’Unione Europea. Una scelta che ha portato alle manifestazioni di piazza che sono state l’inizio della crisi ucraina.

La crisi ucraina è infatti una delle prime problematiche che sorgono con la liberalizzazione del visto. Il Paese è infatti da tre anni sotto i colpi di un’ormai silenziosa guerra civile, con l’interessamento di Mosca, che ha portato a quasi 11.000 morti e 2,5 milioni di rifugiati. Di questi, circa 1,4 milioni sono considerati Internally displaced person (idp), vale a dire rifugiati pur rimanendo nello stesso Paese, ossia tutti coloro che dal Donbass e dalla Crimea sono fuggiti verso Kiev e le maggiori città del Paese.

Sul lato economico, l’Ucraina è uno dei Paesi più poveri d’Europa. Infatti, secondo l’Agenzia di Stato di statistica del Paese, lo stipendio medio si aggira intorno ai 230€ mensili e la povertà è ancora diffusa, in particolar modo dopo l’ondata di rifugiati interni provenienti dalla regione del Donbass e dalla Crimea. Seppur il tasso di disoccupazione è più o meno in linea con quello europeo, i bassi salari sono certamente un fattore importante che può fornire agli ucraini la volontà di espatriare dal proprio Paese.

L’Ucraina, inoltre, è il Paese più corrotto del continente europeo, come affermato dall’organizzazione non governativa Transparency International. Infatti, secondo l’analisi condotta dalla ONG, l’Ucraina si trova al 131° posto nella classifica mondiale per livello di corruzione e occupa il posto più basso in Europa.

Le riforme in cambio della liberalizzazione dei visti

Bruxelles ha comunque richiesto numerose riforme al governo ucraino. Tra le varie, un maggiore controllo delle proprie frontiere e un aumento del livello di sicurezza nel Paese, per cercare di far fronte al conflitto nel Donbass, una maggiore difesa dei diritti fondamentali e, soprattutto, una reale ed effettiva lotta al sistema di corruzione imperante nel Paese. Queste riforme, richieste dall’Unione Europea in cambio dell’abolizione dei visti di ingresso, potrebbero però non essere completamente realizzate. Il governo ucraino si trova infatti nella posizione tale da aver ottenuto già quanto da tempo desiderava, senza dover impegnarsi eccessivamente su quanto richiesto dall’UE.

Certamente, alcuni sforzi dovranno essere fatti da Kiev. Bruxelles ha infatti riveduto e rafforzato, alla fine di febbraio del 2017, il meccanismo di sospensione degli accordi riguardanti la liberalizzazione del visto. Con la maggioranza semplice dei Paesi del Consiglio Europeo, infatti, tale accordo può essere non considerato più valido nel caso in cui gli sforzi di Kiev non vengano ritenuti abbastanza soddisfacenti da parte dei Paesi membri.

L’Unione Europea, tuttavia, potrebbe trovarsi ad affrontare una forte ondata migratoria – irregolare – dall’Ucraina in un momento storico complesso come quello attuale. Già in Polonia, nonostante le restrizioni del visto d’ingresso, risiedono, secondo il censimento del 2011, circa 50.000 cittadini ucraini. Un numero tuttavia irrealistico e non aggiornato, specie a causa della guerra che colpisce la parte orientale dell’Ucraina. Una stima più recente calcola il numero degli immigrati ucraini in circa un milione di cittadini, rifugiati compresi. Un numero elevato che potrebbe aumentare ancor di più a causa della guerra, della povertà diffusa e dell’alto grado di corruzione nel Paese. I lati positivi certamente permangono, soprattutto l’aver avvicinato il Paese all’orbita di Bruxelles senza lasciarlo in balia di sé stesso e, soprattutto, della Russia.

L' Autore - Redazione Europae

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