domenica , 25 febbraio 2018
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L’Unione Europea vara le sanzioni contro il governo ucraino

Il Consiglio Affari Esteri (CAE) dell’Unione Europea, in seduta straordinaria, ha deciso ieri pomeriggio le prime sanzioni europee a carico del governo ucraino. La decisione è giunta dopo che in mattinata si era conclusa la tregua fra il governo di Viktor Yanukovych e l’opposizione, riaprendo le ostilità e il conto dei morti sulle strade di Kyev. La situazione sta precipitando: il personale del Parlamento è stato evacuato, più di 50 poliziotti siano stati ‘catturati’ dai manifestanti nella sola giornata di ieri.

In questo contesto, il CAE ha solennemente condannato quanto sta accadendo a Kyev  e ha introdotto le sanzioni chieste da più parti. Si tratta di misure “mirate” contro i principali responsabili delle violenze: congelamento di asset, come i conti bancari all’estero, e blocco dei visti. Viene introdotto anche un “embargo leggero” su tutte le risorse che possano essere utilizzate nella repressione: non viene detto chiaramente, ma la misura somiglia molto a un embargo sulle armi.

Solo due giorni fa questa decisione era in dubbio. Il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, aveva rilasciato una dichiarazione dal sapore retorico tipicamente europeo: “condanniamo le violenze ingiustificate”, “auspichiamo un processo democratico inclusivo”, “siamo pronti a fornire assistenza tecnica”. Parole e musica tipiche della più inconcludente diplomazia “made in EU”. Non a caso, dopo l’inasprimento della crisi, le istituzioni dell’Unione hanno lasciato spazio all’azione dei governi nazionali. La retorica è ancora presente nelle conclusioni del Consiglio, ma la posizione europea è ben più netta.

Segnali di questo passaggio sono la perdita di visibilità dell’Alto Rappresentante Catherine Ashton e la missione dei Ministri degli Esteri di Germania, Francia e Polonia a Kyev. Quando il gioco si fa duro, non è più Ashton a recarsi nella capitale ucraina, come accaduto nei mesi scorsi, ma i rappresentanti dei Paesi maggiormente decisi a intervenire sul governo di Viktor Yanukovych.

Frank-Walter Steinmeier, Laurent Fabius and Radoslaw Sikorski avrebbero incontrato il Presidente Yanukovych, premendo affinché si fermasse l’uso della forza contro i manifestanti di Piazza Maidan, probabilmente ventilando la minaccia delle sanzioni, adottate poi nel pomeriggio dal Consiglio. Il condizionale è d’obbligo: da Kyev si insinua che, per ragioni di sicurezza, non si sia tenuto alcun incontro. Mentre le voci si rincorrevano, i tre Ministri avrebbero dovuto intrattenere degli incontri separati con i rappresentanti formali dell’opposizione, per comprendere che margini ci siano per una soluzione pacifica della crisi.

La missione di Germania, Francia e Polonia indica che la gestione europea della crisi è passata nelle mani degli Stati, che sempre riconquistano spazio in caso di emergenza internazionale. I tre Paesi in questione sono stati, inoltre, fra i principali promotori delle misure adottate ieri. Probabilmente la missione in Ucraina è servita tanto a segnalare la vicinanza all’opposizione, quanto a spingere i partner europei ad assumere una posizione più decisa.

Già, perché solo ieri le divisioni fra Paesi dell’UE erano ancora tutte sul tavolo. Il Comitato Politico e di Sicurezza aveva raggiunto l’intesa il giorno prima su alcune opzioni da sottoporre al Consiglio, dopo non poche discussioni. I refrattari a un atteggiamento troppo intransigente con Kyev sono stati Regno Unito, Spagna e Italia. Il timore di questi Paesi è che una posizione netta dell’UE potrebbe spingere il governo ucraino a rompere con l’UE e a gettarsi fra le braccia di Vladimir Putin, ancor più di quanto non abbia fatto sinora. Le soluzioni proposte (l’embargo sulle armi, il congelamento dei conti di personaggi vicini al governo, il blocco dei visti) sono quindi definite “morbide”, in quanto non avrebbero dovuto toccare la popolazione civile.

Le divisioni si sono riproposte nella scelta dei destinatari delle sanzioni. Il focus europeo è concentrato in larga parte sul governo, considerato il principale responsabile delle violenze, ma non manca un invito ai leader dell’opposizione a prendere le distanze da chi ricorre ad “azioni radicali”. Un passaggio voluto da Danimarca e Paesi Bassi, ma ammorbidito dalla posizione ferma di Germania, Francia e Polonia.

L’UE ha preso finalmente posizione, ma, come previsto per l’introduzione pratica delle sanzioni, ogni nuovo sviluppo non potrà che dipendere dall’evoluzione della situazione in Ucraina.

In foto l’Alto Rappresentante Catherine Ashton al termine del Consiglio (Foto: Council of the European Union)

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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