domenica , 18 febbraio 2018
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© Magharebia

Mali, ad un passo dalla pace

È arrivato, pare,un punto di svolta per la crisi maliana, cominciata nel 2012 quando i ribelli tuareg del nord fondarono il Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azwad ( nome dato al nord del Mali) sfidando il governo centrale di Bamako. Per tre anni, il Mali è stato testimone di una lunga e sanguinosa guerra civile, che oltre a causare centinaia di perdite, ha destabilizzato non solo il nord, ma anche il cuore amministrativo del Paese.

Infatti, all’indomani dello scoppio delle ostilità, un golpe ha messo fine al governo di Toure, con la formazione di un governo ad interim guidato da Traouré. Quest’ultimo ha poi traghettato il Paese, verso le elezioni presidenziali, vinte da Keita, e nella gestione della crisi stessa. Crisi culminata con l’accordo di pace redatto il 14 maggio ad Algeri e firmato il 20 giugno scorso tra il governo di Bamako e le parti in conflitto: tre rappresentanti dei gruppi filogovernativi e da due membri del coordinamento dei movimenti dell’Azawad (Cma).

Il contenuto dell’intesa e il ruolo dell’Ue

L’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, Federica Mogherini e il Commissario per la cooperazione internazionale, Neven Mimica, hanno accolto positivamente questa decisione, ritenendola un passo importante nel processo di pace e nella consolidamento della sicurezza nell’intera regione. L’Unione Europea è stata parte integrante del processo di pace, lavorando insieme all’Algeria – principale mediatore – alla CEDEAO, alle Nazioni Unite, all’Organizzazione della cooperazione islamica e al Burkina Faso, Ciad, Mauritania, Niger e Nigeria. Stati, questi ultimi, che hanno subito notevolmente le conseguenze della crisi maliana.

L’Accordo, oltre alla fine delle ostilità, prevede una serie di misure di decentralizzazione dei poteri a favore della regione di Azwad, necessarie a salvaguardare l’unità nazionale. Inoltre, un piano di sviluppo è stato portato a termine grazie all’intervento di donatori internazionali. A tal proposito l’UE ha stanziato per il Programma Indicativo Nazionale più di € 6 milioni per il periodo 2014-2020.

I rischi per il futuro

Le difficoltà principali si manifesteranno tuttavia nell’attuazione dei tre principali obiettivi dell’accordo: smilitarizzazione, smobilitazione e reintegrazione dell’Azwad. All’indomani della firma, sono stati registrati degli attacchi jihadisti a nord. Episodi che, se non arginati, potrebbero mettere a repentaglio la riuscita del processo di pace.

Per questo motivo, tutti gli attori che hanno preso parte ai negoziati, inclusa l’UE, hanno sottoscritto l’impegno di aiutare il governo di Bamako in questa delicata transizione. La missione di peacekeeping delle Nazioni Unite, MINUSMA, avrà un ruolo di guida nell’attuazione dell’accordo di pace. La missione avrà, a detta della Mogherini, pieno supporto da parte dell’UE, che parteciperà attivamente non solo attraverso le missioni PESD, nello specifico EUTM Mali ed EUCAP Mali, ma anche e soprattutto attraverso le strategia di cooperazione allo sviluppo pianificata per la regione.

L’accordo di pace è un passo importante per la “riunificazione” del Paese e non solo. L’accordo potrebbe avere, infatti, delle conseguenze positive in tutto il Sahel, date l’interdipendenza in termini di sicurezza, tra i Paesi dell’area. Un’analisi in questa direzione potrebbe essere però troppo pretenziosa, se prima non si comprendono le intenzioni dei gruppi di ribelli che non hanno firmato l’accordo: il movimento di liberazione dell’Azwad (Mnla) legato ad Al-Qaeda, l’alto Consiglio per l’Unità dell’Azwad (Hcua) e il movimento arabo dell’Azwad (Maa).

L' Autore - Stefania Carbone

Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Siena ed ho ottenuto il Master in European Interdisciplinary Studies al Collège d’Europe-Natolin Campus con una tesi sull’esternalizzazione delle politiche europee in materia di asilo. Sono appassionata di relazioni internazionali e diritti umani.

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