martedì , 14 agosto 2018
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Mali, una democrazia sospesa : appuntamento all’11 agosto

Le elezioni in Mali di domenica 28 luglio sono state salutate dalla stampa internazionale, soprattutto da quella francese, come il segnale del ritorno del Paese allo Stato di diritto. Non solo il Presidente François Hollande e il Primo Ministro Jean Marc Ayrault si sono congratulati per il clima tranquillo che ha caratterizzato lo svolgimento dello scrutinio, ma anche il Presidente ad interim uscente del Mali, Diouncounda Traoré, ha aggiunto, in una dichiarazione riportata da Malijet.com, che quello del 2013 è il miglior voto che il Mali abbia mai organizzato dal 1960, anno della sua indipendenza. Ciò ha permesso al primo ministro Django Sissoko di aggiungere che un’affluenza del genere non si era mai vista: il tasso medio è stato del 50%, un record rispetto a quello di tutte le altre elezioni precedenti.

Louis Michel, il Chief Observer della Missione di Osservazione Elettorale (M.O.E.) in Mali organizzata e sostenuta dall’Unione Europea, ha sfidato i controlli per la sicurezza e domenica 28 luglio si è recato a Kidal per monitorare la situazione, controllando cinque uffici elettorali. Kidal è una delle regioni in cui sia il Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad (MNLA) che il Fronte Nazionale per la Liberazione dell’Azawad (FNLA), costituiti entrambi da Tuareg di religione islamica, sono più forti. Michel, a parte ammettere che si era tenuta una manifestazione in mattinata di giovani pro-MNLA e che poche persone si sono recate a votare rispetto ad altre zone del Paese, si è detto soddisfatto per la tranquillità e la calma che avevano caratterizzato il clima della giornata. Ancora più importanti sono state le dichiarazioni di alcuni esponenti delle comunità Tuareg che, nonostante abbiano invitato gli abitanti della regione a boicottare le elezioni, hanno rimarcato il dovere del futuro Presidente eletto di dialogare con loro.

Durante la conferenza tenutasi a Bamako il 30 luglio, il Chief Observer non solo ha ammirato il fatto che il popolo maliano, attraverso l’alto tasso di partecipazione, abbia espresso in questo modo la volontà «di essere governato da autorità elette democraticamente», ma oggetto di apprezzamento sono stati anche il modo in cui i candidati abbiano rispettato il fair-play della campagna elettorale, sia l’importanza del lavoro delle associazioni di volontariato nella campagna di educazione civica ed elettorale, il tutto nel rispetto dell’accordo di pace del 18 giugno scorso a Ouagadougou. «Gli osservatori della MOE UE hanno valutato positivamente (con le qualificazioni buono o eccellente) le operazioni elettorali […] e il Ministero dell’Amministrazione Territoriale e della Pianificazione Territoriale ha saputo organizzare queste elezioni in perfetta trasparenza».

L’unico neo di questa giornata, paradossalmente, è stato, a livello organizzativo, rappresentato dalla impossibilità per molti cittadini del Mali residenti in Francia di poter votare il loro candidato. In molti, nonostante la richiesta inoltrata al consolato maliano in Francia, non hanno ricevuto la tessera elettorale ( NINA) in tempo, oppure non sono stati considerati generalmente in grado di votare. Una polemica virulenta concernente anche la possibilità per i cittadini maliani sfollati in Senegal, Costa d’Avorio e Burkina Faso di poter scegliere il candidato alla presidenza si è scatenata soprattutto sui quotidiani online del Mali (Mali actualitès, Malijet, le Bamakoi). Eppure, almeno per quanto riguarda gli sfollati in Burkina Faso, Kadré Désiré Ouedraogo, osservatore per la Conferenza degli Stati Africani Occidentali (CEDEAO), assicura che è stato fatto tutto il possibile per evitare questo genere di disagio.

Il 2 agosto 2013, conformemente a quanto specificato nella legge elettorale, a cinque giorni dalla tornata elettorale, il colonnello Couliabaly, Ministro dell’Amministrazione Territoriale, ha annunciato, diversamente da come aveva lasciato intendere lo scorso 30 luglio, che ci sarà un secondo turno di elezioni, perché i due candidati favoriti tra i 27 in lizza, Ibrahim Boubacar Keïta con il suo 39,24% dei voti espressi, e Soumaïla Cissè con il 19,4% dei suffragi, non hanno potuto raggiungere la maggioranza assoluta del 50+1%.

È dunque ricominciata la campagna elettorale che come epilogo vedrà l’11 agosto prossimo una nuova giornata di voto in Mali. Keïta è stato Primo Ministro, Presidente dell’Assemblea Nazionale ed è sicuro di poter vincere la sua terza campagna elettorale perché «non [ha] mai sentito una così profonda unione spirituale con il popolo del Mali». Cissè, nato nel nord del Mali, dopo gli studi e il lavoro presso IBM come ingegnere informatico, si è dato alla politica occupandosi di finanza e commercio. Ha poi rischiato di essere assassinato nel marzo 2012 durante il colpo di Stato militare guidato dal capitano Sanogo. E’ chiaro fin da ora che chi tra i due diventerà Presidente non avrà la vita facile. Nonostante le elezioni vengano seguite, anche sul territorio, dagli osservatori internazionali, l’esempio del Congo rimane come monito. Entrambi i candidati sostengono di volere e potere ottenere la conciliazione tra le diverse etnie di un Paese così grande e ricco di culture eterogenee. Ci si interroga se sia possibile conseguire tale risultato unicamente grazie al carisma di queste due figure a cui tutta la comunità, internazionale e non, guarda con rispetto. Sarebbe la soluzione migliore, ma purtroppo la povertà, la fame e l’analfabetismo sono altre piaghe ataviche di questo Paese a cui le tensioni etniche si aggiungono per ultime solo in ordine cronologico. E’ importante che l’Unione rimanga uno dei coautori più importanti di questo difficoltoso processo di transizione democratica per dimostrare che la law in action è diversa dalla law in the books. In meglio.

In foto: gli elettori cercano la propria sezione presso un seggio elettorale in Mali, 28 luglio 2013 (Foto: Wikimedia Commons)

 

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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