venerdì , 22 settembre 2017
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Marocco
Immagini dalle proteste del 2011 © Hasna Lahmini - www.flickr.com, 2011

Marocco: una rivolta locale si estende a tutto il Paese

«Rivolte, ora tocca al Marocco?». Così titolava un articolo online de L’Espresso nel febbraio 2011 in riferimento alla Primavera araba scoppiata a partire dal 2010 nel nord Africa. Un tema tutt’oggi di estrema attualità soprattutto là dove la rivoluzione non c’è stata. A distanza di sette anni da quelle infuocate settimane Muhammed VI è infatti ancora il re del Marocco, un Paese che torna a surriscaldarsi dopo l’uccisione di un pescatore, un fatto che sta mobilitando migliaia di persone al grido di Hirak.

La Rif e la morte di Mouhcine Fikri

È la Rif, regione montuosa del nord-ovest del Marocco, l’epicentro di una rivolta interpretata da alcuni come una potenziale Primavera per il Paese. Nella sua storia la Rif trova numerose pagine fatte di ricerca dell’indipendenza già dai tempi del Medioevo fino ad arrivare al ‘900. Nel 1921 la regione si era infatti dichiarata indipendente ribellandosi alla colonizzazione europea della Spagna e a quella francese nel 1956.

Dopo anni di sostanziale tranquillità, in tempi non sospetti, scoppia ora un nuovo tumulto che ha avuto inizio nell’ottobre 2016 quando Mouhcine Fikri, venditore ambulante di pesce di Al Hoceima, è tragicamente morto schiacciato nel compattatore di un camion dei rifiuti. A seguito di un controllo da parte della polizia, all’uomo era stata infatti sequestrata la merce, in particolare del pesce spada che secondo la legge marocchina in quel periodo dell’anno non poteva essere venduta. Fikri ha perso la vita proprio nel tentativo di recuperarlo. Il video della “morte in diretta” dell’uomo è stato condiviso sui maggiori social network diventando presto virare.

Il movimento Hirak al shaabi e la protesta diffusa in Marocco

La tragica fine del venditore ambulante ha scatenato un’onda di indignazione. In una regione storicamente ribelle sono riemersi rancori sopiti con la nascita del movimento di protesa Hirak al shaabi capeggiato da Nasser Zefzafi. Abusi di potere, marginalizzazione e arretratezza della Rif sono ormai da quasi otto mesi al centro di manifestazioni e scioperi che nel frattempo si sono estese in tutto il Marocco con mobilitazioni per i diritti sociali e lo sviluppo locale.

Proprio per via delle proteste susseguitesi nel mese di maggio, numerosi membri dell’Hirak sono stati incarcerati con l’accusa di «assemblea illegale e armata». Gli arresti hanno colpito per primo Zefzafi che, in segno di rimostranza, il 26 maggio aveva interrotto la predica di un imam denunciando il potere centrale marocchino. Una protesta inizialmente confinata alla regione montuosa si è presto trasformata in una rivolta culminata lo scorso 11 giugno con la discesa nelle strade di Rabat di circa 10 mila persone per chiedere la liberazione dei circa 70 prigionieri.

Gli osservatori internazionali e le Organizzazioni non governative guardano ora al Paese come il potenziale focolaio di nuove rivolte che secondo alcuni potrebbero trasformarsi in una vera e propria rivoluzione. Quelle che inizialmente potevano sembrare unicamente delle dimostrazioni di un malessere localizzato, oggi assumono carattere più generale.

L' Autore - Jennifer Murphy

Studentessa trentina laureata in Studi Internazionali e prossimamente in Gestione del territorio e dell’ambiente presso l’Università degli Studi di Trento. La mia tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori della mia Regione mi ha ulteriormente avvicinata all’UE e al modo attraverso il quale raccontarla. Mi piace osservare il mondo per capirlo ed interpretarlo al meglio.

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