mercoledì , 21 febbraio 2018
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Media e libertà: le accuse OSCE alla Serbia di Vučić

Il 3 maggio, in occasione della Giornata Mondiale per la libertà di stampa, il premier serbo Aleksandar Vučić ha dichiarato che il suo governo si impegnerà affinché vengano rispettate le libertà di stampa e di espressione, pietre miliari di ogni società democratica che possa definirsi tale. Le dichiarazioni di Vučić non sono affatto casuali. Sono sempre frequenti le accuse di censura informatica mosse al governo serbo, su cui sono intervenute anche l’OSCE e la Commissione Europea.

Le proteste contro la censura informatica sono aumentate soprattutto dopo l’attacco informatico che ha colpito il sito “Peščanik”. Il portale, noto per le accuse contro il governo, aveva condiviso un testo, firmato da un gruppo di studiosi, contenente una espressa accusa di plagio verso la tesi di dottorato del Ministro degli Interni serbo Nebojša Stefanović. Altri episodi legati alla limitazione della libertà di espressione si sono verificati durante l’alluvione che ha interessato, nelle scorse settimane, alcuni dei Paesi dei Balcani occidentali, tra cui la Serbia. Con l’accusa di aver seminato il panico tra la popolazione mediante l’utilizzo dei social network, tre persone sono state arrestate e condannate ad un mese di reclusione, salvo poi essere rilasciate in seguito alle contestuali reazioni dell’OSCE e dell’opinione pubblica.

La reazione del premier Vučić è stata immediata, e in un tempestivo comunicato stampa ha accusato l’OSCE di condurre contro la sua persona una “campagna infame”. Ha invitato inoltre la stessa organizzazione a mostrare le prove della censura governativa. La rappresentante dell’OSCE aveva basato le proprie affermazioni su informazioni ricevute da un sito internet la cui principale attività, nota a tutti, è la campagna anti-governativa. Placati gli animi, la rappresentante dell’OSCE per la libertà dei media, Dunja Mijatović, ha affermato a margine di un’intervista di aver avuto un dialogo con Vučić durante il quale il premier ha fornito rassicurazioni in merito all’impegno del governo serbo contro i casi di limitazione della libertà di stampa.

Il portavoce del Commissario Štefan Füle, Peter Stano, ha dichiarato che nel processo di adesione della Serbia all’UE verrà data ampia voce in capitolo proprio all’OSCE e che, in riferimento alla vicenda relativa alle dichiarazioni contro il premier serbo, “la Commissione ritiene che l’OSCE abbia prove a sufficienza per avanzare accuse sull’operato del governo serbo in relazione alla libertà di stampa e di espressione”.

Talvolta la storia non insegna. La questione delle libertà di stampa ed espressione in Serbia ha già altri scheletri nell’armadio, che rimandano agli anni ’90, quando dopo anni di monopolio dei media da parte del Partito socialista, venne progressivamente introdotto un sistema centralizzato di controllo da parte di Slobodan Milošević. I media venivano utilizzati per scopi propagandistici soprattutto nel 1999, durante la guerra con il Kosovo. Una volta tramontato il regime di Milošević, in una soluzione di continuità, i media serbi diventarono il trampolino di lancio del nuovo regime di Koštunica.

Sul fronte “libertà dei media” la transizione democratica della Serbia accusa ancora forti retaggi legati sia alla mancata attuazione di riforme volte a garantire un sistema mediatico trasparente e pluralista, sia alle ancora ingenti pressioni politiche. La situazione desta preoccupazioni soprattutto a livello locale, dove il controllo dei media è pressoché totalmente in mano a influenti uomini d’affari, i cui nomi spesso figurano in liste criminali. Nell’ultimo decennio è addirittura invalsa la prassi di finanziare i media con fondi pubblici affinché coprano le attività svolte dai governi locali.

In un contesto tutt’altro che trasparente, resta solo da attendere che le dichiarazioni di intenti del premier Vučić diventino provvedimenti concreti e riforme legislative in un settore che, per la sua importanza, costituisce la cartina tornasole per ogni Paese che voglia essere considerato democratico.

Nell’immagine, cartello dell’emittente serba B92 (© Sourcefabric, 2013, www.flickr.com)

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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