mercoledì , 21 febbraio 2018
18comix
La cittadina di Erbil, nuovo patrimonio UNESCO © James Gordon - Flickr 2011

Medio Oriente, le “antichità insanguinate” che finanziano ISIS

Una “pulizia culturale”: è questo che sta accadendo, secondo Irina Bokova, direttrice dell’Unesco, nei territori occupati dall’ISIS. Siti e reperti archeologici sono distrutti e saccheggiati sistematicamente dai terroristi. L’Unesco si rivolge alla comunità internazionale per la tutela del patrimonio culturale dei luoghi colpiti, tema spesso ritenuto di seconda importanza durante i conflitti bellici. Philippe Lalliot, ambasciatore francese all’Unesco, si chiede: “Perché dovremmo preoccuparci della cultura mentre migliaia di persone stanno morendo? Perché la cultura impone un dialogo che i gruppi fanatici vogliono distruggere”.

Iraq e Siria sono depositari di tesori inestimabili: è qui, nella mezzaluna fertile, che ha avuto origine la storia delle civiltà. Il fanatismo dei terroristi vuole distruggere il passato, depurandolo da ogni riferimento culturale che non riguardi la devozione verso Allah: sepolture antiche, luoghi di culto di altre religioni, templi di epoca preislamica devono essere cancellati dalla memoria storica e spirituale. Tutto questo in virtù di una furia iconoclasta che trova fondamento nei principi del wahabismo, pensiero islamico che mira all’eliminazione di ogni contaminazione della purezza dell’Islam e dei suoi simboli.

Oltre a distruggerla, l’ISIS ruba la storia del popolo iracheno e siriano. A fine ottobre, il consigliere speciale del direttore dell’Unesco, Mounir Bouchenaki, ha lanciato l’allarme: l’ISIS vende beni archeologici per acquistare armi e finanziare attività terroristiche. L’ONU ha istituito una task force per l’Iraq e il traffico illecito di opere, con lo scopo di capire come gli jihadisti riescano, dopo aver depredato siti archeologici, moschee, chiese e musei, ad immettere nel mercato internazionale dell’arte tali beni.

Una nuova forma di finanziamento dunque, dopo la vendita di petrolio e i rapimenti a scopo di estorsione. In agosto, i sevizi segreti iracheni hanno trovato alcuni dati in possesso di un comandante dell’ISIS da cui emergono gli ingenti profitti che deriverebbero dal mercato nero di queste “antichità insanguinate”: si parla di circa 36 milioni di dollari. Spesso i terroristi arruolano tombaroli che conducono scavi clandestini e depredano i luoghi storici e di culto; i beni vengono così trasportati oltre le frontiere, per esempio in Turchia, tramite degli intermediari, e venduti alle case d’asta e collezionisti occidentali, anche se non sono ancora chiari i circuiti attraverso i quali questo può accadere.

Esemplare è il caso della città di Apamea, fondata nel 300 a.C., dal 1999 patrimonio Unesco, saccheggiata in seguito a scavi illeciti. A Mossul è stata distrutta la moschea di Giona e il mausoleo di San Giorgio. A Kalhu è stato depredato il grande palazzo del re assiro Ashurnasirpal II. Città colpite sono anche quelle di Raqqa e Tikrit. In pericolo altri siti Unesco come Hatra e Samarra.

Irina Bokova ha voluto dimostrare il suo impegno, recandosi all’inizio di novembre in Iraq per consegnare il certificato di iscrizione della cittadella di Erbil (Kurdistan) nella lista del Patrimonio mondiale Unesco: un segno di speranza per la costruzione di un futuro di pace, in una città molto vicina ai territori già occupati dall’ISIS. La direttrice Unesco ha poi visitato il Museo di Baghdad, anch’esso vittima nel 2003 di razzie che lo hanno privato di circa 16 mila reperti: all’epoca il Consigliere culturale di Bush, Martin Sullivan, si dimise accusando l’America di non aver saputo impedire il saccheggio da parte di trafficanti e terroristi.

Infine, è stato sottolineato il sostegno che l’ONU si impegna a dare a questi Stati per fermare le distruzioni e le speculazioni, rafforzando le forze già attive sul campo: archeologi, studiosi, militari e civili del luogo che ogni giorno, come una squadra di moderni Monument’s men, si impegnano, anche a costo della vita, per la tutela di questo patrimonio culturale. “I terroristi stanno attaccando la cultura perché vogliono attaccare l’anima del popolo iracheno, per indebolire il terreno per il futuro di conciliazione”, ha detto Irina Bokova: senza memoria, non c’è identità, e quindi nemmeno confronto. Il patrimonio storico iracheno e siriano è testimone della diversità di culture, religioni ed etnie di questi popoli: preservarlo, vuol dire preservare anche la possibilità di una loro convivenza pacifica e di un futuro di tolleranza.

L' Autore - Elisabetta Sartor

Studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza all’Università di Udine. Vorrei raccontare l’impegno europeo per una maggiore tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi. Scrivere mi dona felicità, è un modo per conoscere se stessi e la realtà multiforme e imprevedibile che ci circonda.

Check Also

Trump

Le promesse di Trump complicano le relazioni fra UE e Stati Uniti

di Luigi Pellecchia Con la presidenza Trump, i rapporti tra Stati Uniti ed Unione Europea …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *