giovedì , 16 agosto 2018
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Medioriente: segnali positivi da Siria e Iran

Sembrerebbe sempre più vicina una risoluzione sulla questione delle armi chimiche siriane. Il successo, per quanto da alcuni non ritenuto tale, delle negoziazioni di Ginevra fra il Segretario di Stato americano John Kerry e il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov sembrerebbe ormai essere un dato di fatto. Nonostante le molte incognite ancora presenti in merito alla reale fattibilità di una tale soluzione diplomatica (controllo degli arsenali siriani e successiva dismissione e smaltimento), sembrerebbe allo stesso tempo possibile una successiva discussione di queste proposte all’interno delle camere del Palazzo di Vetro. Anche l’ultimo tassello mancante, il tanto atteso rapporto degli ispettori dell’ONU sull’episodio del 21 agosto, è stato da giorni aggiunto al complicato puzzle su cui si troveranno a decidere i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza.

Nonostante il report non faccia alcun riferimento o illazione sui possibili autori dell’attacco, esso comprova con definitiva chiarezza che l’utilizzo di agenti chimici sia realmente avvenuto, descrivendone i vettori e le dinamiche. Inoltre, secondo una più ampia interpretazione di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, gli armamenti utilizzati ( M14 140mm-artillery rocket e munizionamento di produzione locale) e le tecniche d’impiego dimostrerebbero la piena responsabilità delle forze di Assad, le uniche tecnicamente capaci di una tale esecuzione. Rapida e decisa la risposta contraria di Siria e Russia, fortemente convinte della fallacia e faziosità di queste interpretazioni, e dell’Iran altrettanto dubbioso sul’attendibilità delle dichiarazioni occidentali.

L’allontanamento di dodici gruppi di ribelli islamisti dalla Coalizione Nazionale Siriana, tra cui almeno tre moderati e appartenenti al Free Syrian Army, sembrerebbe aver incrementato l’impossibilità di un accordo. Le paure e le incertezze, incentivate da dichiarazioni inerenti sharia e Stato islamico, permangono. I Paesi europei fortemente impegnati negli ultimi mesi nel sostegno alla coalizione siriana vengono sempre più risucchiati nel vortice dei combattimenti, perdendo lentamente il reale controllo sulla distribuzione degli aiuti. La guerra civile continua strisciante a mietere vittime. Il Levante prosegue la sua decelerata militarizzazione (è di poche ore fa il comunicato della marina russa inerente l’incremento del numero di vascelli schierati nel Mediterraneo). Nonostante questo climax discendente, gli avvenimenti delle ultime 12 ore presso la sede delle NU di New York sembrerebbero ribilanciare, se non ribaltare del tutto l’ago della bilancia della crisi siriana.

Secondo indiscrezioni, USA e Russia avrebbero raggiunto un accordo su una bozza di risoluzione da votare in Consiglio di Sicurezza riguardo a una totale dismissione dell’armamento chimico siriano senza alcuna adozione di misure di enforcement. Altra positiva notizia, sempre sul fronte non proliferazione e sicurezza in Medio Oriente, riguarda la riapertura dei negoziati sul nucleare iraniano (nuovo meeting per il 15 Ottobre a Ginevra) annunciata con entusiasmo dal Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif e dall’Alto Rappresentante per la politica estere dell’Unione Europea Catherine Ashton. E’ proprio quest’ultima a dichiarasi “ambiziosa” nel tentativo di trovare al più presto una soluzione, per quanto non abbia mancato di precisare l’importanza di un accordo concreto.

Lo stesso presidente della Repubblica Islamica Rouhani aveva affermato all’inizio della giornata di ieri di voler chiudere la “partita” sul nucleare iraniano in 3-6 mesi dalla data di apertura dei negoziati. Inoltre,il giorno prima, nel suo discorso di mercoledì al Palazzo di Vetro, aveva ribadito più volte la necessita di abbandonare “the era of zero-sum games” per affrontare i problemi che affliggono la comunità internazionale in un’ottica più costruttiva, favorevole a tutti gli attori coinvolti. Le insabbiate relazioni tra Iran e Stati Uniti sembrano tornare alla luce in un’ottica positiva che potrebbe, se mai sostenute, risplendere su tutta l’area, Iraq, Siria e Palestina in primis.

In foto il Palazzo di Vetro, sede dell’ONU, a New York (Foto: Wikimedia Commons)

L' Autore - Giuseppe Lettieri

Responsabile Sicurezza internazionale - Studente presso la Scuola Sant'Anna di Pisa iscritto al Master Human Rights and Conflict Management; laureato in Scienze Internazionali - Global Studies presso l'Università di Torino con una tesi sulle dottrine militari della controinsorgenza. Da sempre appassionato di questi inerenti sicurezza e difesa, il settore militare e la politica internazionale, mi occupo nello specifico di counterinsurgency e counterterrorism operations con riferimento all'area geografica mediorientale e del sud-est asiatico. Per Europae scrivo di Common Security e Defence Policy e European External Action Service.

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