giovedì , 22 febbraio 2018
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Meno sanzioni per l’Iran: al via l’implementazione del “Joint Plan of Action”

L’UE ha avviato il 20 gennaio l’implementazione del Joint Plan of Action concordato con l’Iran il 24 novembre scorso dal gruppo P5+1/E3+3, ed a cui aveva fatto seguito, il 10 gennaio, un accordo sulle modalità di lancio della prima fase dello stesso. Il piano, che prevede una serie di impegni reciproci, comprende anche l’istituzione di una Joint Commission per verificarne l’implementazione, mentre la vigilanza sugli aspetti tecnico-scientifici spetta all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA).

Per quanto riguarda gli impegni specifici dell’UE, con la sottoscrizione del piano gli Stati membri hanno accettato di: non imporre nuove sanzioni legate al programma nucleare iraniano (senza pregiudizio per le sanzioni già in forza); sospendere alcune delle sanzioni, in particolare quelle sull’importazione ed il trasporto di prodotti petrolchimici ed il commercio di oro e metalli preziosi; facilitare i trasferimenti finanziari derivanti da scambi commerciali che riguardino settori non colpiti dalle sanzioni ed in particolare quelli che possono avere un valore umanitario (settore alimentare e farmaceutico); sospendere il divieto di fornire servizi di trasporto ed assicurazione per il petrolio iraniano (sarà dunque possibile offrire tali servizi a stati terzi che importano petrolio dall’Iran).

Tutto si è svolto secondo le scadenze previste dall’accordo: il 20 gennaio, l’AIEA ha presentato un rapporto confidenziale con cui ha confermato la sospensione da parte dell’Iran dell’arricchimento dell’uranio alla soglia del 5% (che significa un’interruzione dei programmi che dovevano portare all’arricchimento al 20%) nelle centrifughe di Natanz e Fordow, oltre alla sospensione dei lavori di sviluppo del reattore ad acqua pesante di Arak (che si teme possa essere utilizzato per la produzione di plutonio per armi nucleari).

Lo stesso giorno, anche gli Stati Uniti e l’UE hanno quindi dato avvio all’implementazione dell’accordo. La legislazione necessaria alla sospensione delle sanzioni è stata adottata durante il Consiglio Affari Esteri. A margine del Consiglio, la Ashton ha espresso l’augurio di una corretta implementazione dell’accordo da parte di entrambe le parti nel corso dei prossimi mesi ed ha riconosciuto il ruolo cruciale dell’IAEA.

Vale la pena ricordare che il Joint Plan of Action non rappresenta altro che un accordo provvisorio della durata di sei mesi, in vista di un comprehensive agreement” che rimane l’obiettivo finale prefissato e che teoricamente dovrebbe istituire le garanzie necessarie ad assicurare che il programma nucleare iraniano sia limitato alla produzione di energia per scopi civili e non possa essere volto ad obiettivi militari. Non vanno sottovalutati i rischi che l’accordo possa essere rimesso in discussione prima del previsto. Al momento, la minaccia più grande sembra provenire dal Senato degli Stati Uniti, dove un gruppo consistente di senatori bipartisan minaccia nuove sanzioni.

Il gruppo sponsorizza infatti il cosiddetto “Nuclear Weapon Free Iran Act“, che imporrebbe all’Iran un accordo finale molto difficile da accettare, comprendente lo smantellamento totale delle infrastrutture destinate all’arricchimento dell’uranio e quindi la rinuncia anche ad un programma nucleare civile. Per quanto i suoi sostenitori dichiarino che tale legge non violerebbe i termini dell’accordo in corso di implementazione, il ministro degli esteri iraniano Zarif ha già dichiarato che, se mai questa dovesse entrare in vigore, il Joint Plan sarebbe lettera morta.

Nell’immagine, Catherine Ashton e il Ministro degli Esteri iraniano Zarif durante la conferenza stampa in occasione dell’incontro tra i 5+1, E3/EU+3 del 7-8 novemnbre 2013 (© US Mission Geneva, da www.flickr.com).

L' Autore - Chiara Franco

Laureanda magistrale in International and European Studies presso l’Università di Trento ed allieva della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Nel frattempo, sono passata da Parigi, Londra ed Istanbul per periodi di studio e ricerca. Scrivo di relazioni esterne dell’UE, con un occhio di riguardo a Turchia e Medioriente.

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