martedì , 14 agosto 2018
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Merkel negli USA: la crisi ucraina al centro del dialogo

Sono tesi i rapporti tra Washington e Berlino da quando è stato resa nota la vastità delle attività di intercettazione della National Security Agency americana, che teneva sott’occhio anche il cellulare della Cancelliera. Da allora, la Merkel ha rimandato a lungo una visita oltreoceano, sottolineando che ci vuole ben più di un viaggio per ripristinare la fiducia reciproca. Aveva anche lasciato intendere che la visita ufficiale ci sarebbe potuta essere soltanto in seguito ad un nuovo accordo di cooperazione sull’intelligence e qualora le fosse stato reso noto il contenuto del fascicolo che l’NSA ha redatto su di lei.

Nonostante queste condizioni non si siano verificate, un altro avvenimento ha reso sempre più urgente il dialogo tra i due alleati: la crisi ucraina. Se un’Europa debole nella difesa ha tradizionalmente bisogno dell’alleato transatlantico quando si tratta di “hard power” (e in questo caso Putin sta indubbiamente mostrando i muscoli), è altrettanto vero che Obama non può non riconoscere l’importanza strategica di avere la Merkel al suo fianco in questa battaglia. Non solo perché la Germania è il principale partner commerciale della Russia con un interscambio di $106 miliardi all’anno (l’interscambio Stati Uniti-Russia è di soli $38 miliardi e quello complessivo UE-Russia di $461 miliardi), ma anche perché la Cancelliera ha un ottimo rapporto personale con Putin, grazie anche al fatto che è cresciuta nella Germania dell’est e parla fluentemente russo.

Queste condizioni hanno fatto sì che il 2 maggio, nell’incontro tra i due leader alla Casa Bianca, l’Ucraina abbia guadagnato il vertice dell’agenda, relegando in secondo piano la questione dell’intelligence. Alle domande della stampa, Obama si è limitato a sottolineare che, in termini di spionaggio, la Germania non è affatto trattata in maniera differente rispetto a Canada o Gran Bretagna, e che neppure con questi Peasi esiste alcun tipo di “no-spy agreement (come invece pretenderebbe la Germania). La Merkel ha invece ripetuto più volte che ci sono “difficoltà ancora da superare” e “divergenze di opinione” in merito al necessario equilibrio tra l’esigenza di proteggere i cittadini da minacce alla loro sicurezza e quella di garantire la privacy e la libertà individuale.

In realtà anche sull’Ucraina la sintonia tra i due alleati sembra più apparente che reale. Se infatti entrambi i leader si sono dichiarati pronti ad imporre nuove sanzioni a Mosca, qualora la stabilità del Paese dovesse ulteriormente deteriorarsi (in particolare se Mosca tentasse di interferire nelle elezioni presidenziali previste per il 25 maggio), è risaputo che gli Stati Uniti sarebbero già pronti a colpire settori strategici dell’economia russa, mentre gli alleati europei, Germania in primis, sono più restii perché ne subirebbero essi stessi pesanti perdite economiche. Obama stesso, nel rispondere alle domande della stampa, ha sottolineato che l’Europa ha continuato ad importare risorse energetiche dalla Russia anche durante i momenti più tesi della Guerra fredda, per cui non è pensabile che smetta di farlo adesso (circa il 40% delle importazioni di gas in Germania proviene dalla Russia; la media dell’UE è attorno al 30%).

A contorno del vertice hanno fatto scalpore (in particolare tra l’opinione pubblica tedesca) alcune dichiarazioni del senatore (nonché ex candidato repubblicano alla Casa Bianca) John McCain, che si è definito “non stupito, ma imbarazzato” nel constatare la mancanza di capacità di leadership della Cancelliera ed il fatto che la Germania sia in realtà nelle mani della lobby degli industriali e dei loro interessi. In fin dei conti, la crisi ucraina, a seconda di quali saranno i suoi sviluppi, ha il potenziale non solo per riavvicinare i due alleati, ma anche per sottolinearne ulteriormente le divergenze.

Forse vale la pena ricordare anche che Obama ha aperto la conferenza stampa tenuta insieme alla Cancelliera non con l’Ucraina, né tanto meno con la questione dell’intelligence. Ha preferito invece ricordare la ripresa dell’economia americana e la creazione di nuovi posti di lavoro. Questione di priorità?

Nell’immagine, Angela Merkel e Barack Obama a Berlino nel 2008 (© Barack Obama, 2008, www.flickr.com)

L' Autore - Chiara Franco

Laureanda magistrale in International and European Studies presso l’Università di Trento ed allieva della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Nel frattempo, sono passata da Parigi, Londra ed Istanbul per periodi di studio e ricerca. Scrivo di relazioni esterne dell’UE, con un occhio di riguardo a Turchia e Medioriente.

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