domenica , 25 febbraio 2018
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Un centro per i rifugiati della Repubblica Centrafricana in Camerun © European Commission DG ECHO - www.flickr.com, 2013

Migranti, la soluzione è lo smistamento in Africa?

L’ennesima tragedia nel Mediterraneo sembrava aver scosso nuovamente le coscienze in Italia e in Europa. Il premier Matteo Renzi ha affermato di voler evitare proprio le reazioni emotive, per promuovere una politica europea che combatta le cause strutturali dei flussi migratori: povertà, guerre, crisi umanitarie. Tuttavia, il vertice straordinario di giovedì scorso si è limitato ad ampliare i fondi a disposizione dell’operazione Triton, lasciando in disparte altri punti sollevati da Renzi: fra questi, la possibilità di creare centri di smistamento e di esame delle richieste di asilo nei Paesi di transito dei migranti.

L’accordo dell’Italia con il Niger

Nei giorni successivi alla tragedia in mare, esponenti della maggioranza hanno perorato la causa di centri di smistamento dei migranti in Paesi di transito come il Niger. Ad agosto 2014, il Parlamento ha finalmente ratificato un accordo di cooperazione proprio con il Niger, che era stato firmato nel 2010. Fra le materie di cooperazione compare proprio il contrasto all’immigrazione illegale e alla tratta di esseri umani.

Concretamente, la collaborazione si basa sullo scambio di informazioni sui flussi di immigrazione clandestina che transitano attraverso il Niger (Paese di transito fra l’Africa occidentale e quella mediterranea), sugli itinerari dei trafficanti e sui centri di produzione di documenti di viaggio falsi. L’Italia poi offre anche corsi di formazione per il personale pubblico del Niger, così da prepararlo ad affrontare i crescenti flussi di migranti. Non ci sono accenni ai centri di smistamento, ma l’accordo potrebbe costituire una base importante su cui costruire nuovi livelli di cooperazione.

I centri di smistamento dell’UE

Ancora prima della strage della scorsa settimana, era stato il Commissario per l’Immigrazione Dimitris Avramopoulos ad avvallare questa soluzione. A marzo, il Commissario aveva anticipato la preparazione di un policy paper da parte della Commissione, in cui sarebbe contenuta la proposta di utilizzare le sedi e le delegazioni dell’UE nei Paesi di origine e transito per gestire le richieste di asilo. Presumibilmente, si tratta dello stesso documento che il Consiglio Europeo ha dato mandato di concludere entro maggio.

La creazione di questi uffici di smistamento all’estero mira a ridurre il numero di migranti che intraprendono il viaggio verso l’Europa, affidandosi ai trafficanti e tentando la mortale attraversata del Mediterraneo. Tuttavia, lanciare simili centri implicherebbe anche una revisione della distribuzione dei migranti fra i Paesi dell’UE: gli uffici sarebbero gestiti da personale UE (e già sono stati sollevati dubbi sulla capacità delle delegazioni all’estero di sopportare la prevedibile mole di richieste che arriverebbe), ma poi dove verrebbero trasferiti coloro che ottengono l’asilo? I leader europei hanno ampiamente dimostrato di non voler nuovi migranti nei propri Paesi. Così, la soluzione pare sostenuta da Italia, Germania e Francia, ma non dalla Gran Bretagna e molti Paesi dell’Europa orientale. I Paesi che dovrebbero ospitare i primi centri di smistamento in loco potrebbero essere Niger, Egitto, Turchia o anche il Libano.

Questa soluzione divide comunque anche ONG e associazini occupate nell’assistenza. Attilio Ascani, direttore di FOCSIV, accoglie con favore la proposta di centri di identificazione nei Paesi limitrofi di nazioni in guerra, per evitare che i migranti prendano il mare. Chiara Favilli invece, membro dell’ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) teme che i richiedenti asilo entrino in un limbo giuridico data la lunghezza delle pratiche.

La cooperazione Europa-Africa

Le Commissioni di Unione Europea e Unione Africana si sono incontrate il 22 aprile e hanno ribadito l’impegno congiunto su mobilità e migrazioni. Fra le varie iniziative concordate negli anni scorsi, si segnalano in particolare il processo di Rabat e quello di Khartoum. Il primo consiste in un forum di dialogo e scambio di informazioni con i Paesi sulla ‘rotta migratoria occidentale’: partecipano dunque l’ECOWAS (organizzazione regionale guidata dalla Nigeria) e gli altri Paesi dell’Africa occidentale e settentrionale. Fra le iniziative già operative figura il Seahorse Atlantic Network, fra Spagna, Portogallo e Paesi africani che si affacciano sull’Atlantico, per limitare i traffici in quelle acque. Più recente il processo di Khartoum, gestito direttamente dall’Unione Africa.

L’UE ha stanziato più di 1 miliardo fra il 2004 e il 2014 per la lotta al traffico di esseri umani: ma senza volontà politica dei governi, i migranti continueranno a morire nel Mediterraneo.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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