giovedì , 16 agosto 2018
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La Valletta
Federica Mogherini e Jean Claude Juncker durante il vertice a La Valletta © European Commission, 2015

Migrazioni, a La Valletta un vertice eurocentrico

Migrare è una condizione intrinseca all’essere umano. Fin dalla notte dei tempi l’uomo si è scoperto migrante. Ha abbandonato la propria casa, il proprio Paese per cause sempre diverse: guerre, persecuzioni, cataclismi, mancanza di lavoro o semplicemente alla ricerca di nuove prospettive di vita.

Le migrazioni: un fenomeno globale

Se si osservasse da una prospettiva più globale, forse si parlerebbe meno di crisi. Il 3.2% della popolazione mondiale risiede in un Paese diverso da quello di origine: di questi, circa 93 milioni vivono nelle regioni meno sviluppate. L’80% dei migranti africani risiede in altri Stati africani e in Europa solo il 4.1% della popolazione è costituita da migranti. Dei 51 milioni di rifugiati e sfollati interni, l’Europa ne ospita solo il 16%, il restante vive in Paesi in Via di Sviluppo. In base alla popolazione, Libano e Giordania ospitano il maggior numero di rifugiati , mentre in base al livello di sviluppo economico sono Etiopia e Pakistan ad avere il primato.

Le migrazioni, quindi, non sono una prerogativa solo europea, ma parafrasando le parole dell’Alto Rappresentante, Federica Mogherini, una sfida globale. I flussi migratori, se ben gestiti, sono un grande potenziale per lo sviluppo economico e sociale, non solo dei Paesi di origine dei migranti, ma anche quelli di destinazione. Non bisogna quindi guardare a questa “crisi migratoria” come una minaccia per l’Europa, ma alle opportunità che questa offre. Così Il Presidente della Commissione, Jean Claude Juncker, ha inaugurato il summit UE-Africa de La Valletta.

Il vertice di La Valletta

Intensificare la cooperazione con i partner africani in materia di gestione dei flussi migratori è apparso lo strumento fondamentale per l’UE. I Paesi africani, infatti, non solo sono Paesi di origine e transito, ma anche Paesi di destinazione dei migranti, e come tali affrontano le stesse sfide di quelli europei. La dichiarazione politica sottoscritta al termine del vertice di La Valletta sottolinea la condivisione della responsabilità e la solidarietà nel processo migratorio, il rispetto dei diritti umani e il riconoscimento che una buona gestione dei flussi migratori e della mobilità tra i due continenti condurrebbe ad un maggior progresso economico e sociale.

Il nuovo Piano d’Azione non ha molte novità. Positivo è il riferimento ai benefici che la migrazione può apportare allo sviluppo, con la conferma dell’impegno UE a favore di una maggior facilitazione del trasferimento delle rimesse, importante componente degli investimenti domestici e del coinvolgimento delle diaspore nella promozione dello sviluppo locale. Per quanto riguarda il resto, si tratta di un frasario già letto, di un approccio ancora eurocentrico e volto alla sicurezza. Per le delegazioni africane più che di un dialogo tra pari, a Valletta c’è stato un monologo UE.

I punti critici

Tre sono i punti che hanno sollevato alcune critiche. Con eccezione di alcuni progetti pilota da attuare in alcuni Paesi, nulla di più è stato fatto in materia di promozione della migrazione legale e mobilità. L’UE si è nuovamente focalizzata sui visti per studenti, ricercatori, uomini d’affari, senza tener presente la lezione del mancato successo della BLUE CARD. L’Europa non è ancora un attrattore di lavoratori altamente qualificati, dovrebbe concentrarsi su quelli mediamente o meno qualificati.

Per quanto riguarda la protezione dei rifugiati e richiedenti asilo,  secondo il Segretario Generale dell’ECRE, M. Diedring, non c’è stato nessun impegno nello stabilire canali sicuri e legali per rifugiati. Inoltre, l’enfasi sul controllo delle frontiere e sulla rimpatrio potrebbe mettere in serio pericolo il principio di non-refoulement  (ossia il rimpatrio) e sottoporre i migranti, che necessitano di protezione internazionale a pericoli derivanti dalla detenzioni e da maltrattamenti nei Paesi di origine e transito.

Il rimpatrio è sempre stato il nocciolo duro nelle negoziazioni tra l’UE e i suoi partner e anche a La Valletta non è stato da meno. Le critiche sono rivolte al fatto che alcuni membri UE abbiano cercato di far pressione sulle delegazioni africane, applicando la logica del more for more, condizionando così l’aiuto allo sviluppo. Questi pochi elementi testimoniano quanto sia complesso il dialogo UE-Africa, in particolare quando si discute di un tema altrettanto complesso com’è quello delle migrazioni. Per far si che migrare divenga una scelta, e non solo una necessità, le due sponde del Mediterraneo dovrebbero confrontarsi coma pari, tralasciando stereotipi, pregiudizi e interessi particolari fuori dal tavolo delle trattative. È in gioco la dignità umana.

L' Autore - Stefania Carbone

Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Siena ed ho ottenuto il Master in European Interdisciplinary Studies al Collège d’Europe-Natolin Campus con una tesi sull’esternalizzazione delle politiche europee in materia di asilo. Sono appassionata di relazioni internazionali e diritti umani.

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