giovedì , 21 settembre 2017
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Il Ministro Minniti © Palazzo Chigi - www.flickr.com, 2017

Migrazioni ed Unione Europea: le proposte dell’Italia

di Luca Orfanò

In Europa, dove sempre più spesso si verificano attacchi terroristici rivendicati dallo Stato Islamico, pare sia calata l’attenzione sulla questione migratoria, vera sfida del nostro tempo, come preannunciò circa due anni fa Martin Dempsey, ex capo di Stato Maggiore degli Stati Uniti . Tuttavia, è di circa due settimane fa l’ultimo naufragio al largo del porto libico di Zuara, che ha visto annegare nel Mar Mediterraneo più di 30 persone e altre 200 circa messe in salvo dal tempestivo intervento delle navi della Guardia Costiera italiana, coadiuvate dal vascello “Phoenix” della ONG Moas. Quali sono le misure intraprese dal governo italiano e in sede europea per governare il fenomeno? E da dove vengono i migranti che interessano la rotta del Mediterraneo centrale?

Migrazioni: la rotta del Mediterraneo Centrale

Con il “Migration compact”, proposta promossa dal Governo italiano in sede UE nel 2016, Roma ha tentato di convincere i partner del Consiglio Europeo a cambiare approccio nei confronti della questione migratoria, andando oltre la sponda sud del Mediterraneo e realizzando come il cuore del problema – e se si vuole delle opportunità – sia l’Africa Subsahariana. E’ infatti da quest’ultima e dai Paesi che costituiscono la fascia del Sahel che proviene la gran parte dei rifugiati sulle rotte del Mediterraneo centrale.

Dati dell’OIM aggiornati ad aprile 2017 rivelano come tra i migranti arrivati in Italia quest’anno, nessun Paese del Nord Africa figuri tra i 5 principali Stati di provenienza (Nigeria, Bangladesh, Guinea, Costa d’Avorio e Ghana). Stati africani come la Nigeria, con tassi di natalità che proiettano il Paese ad essere tra i più popolosi al mondo nel 2050 (390 milioni di persone, il doppio della popolazione odierna), sono il luogo di origine dei flussi migratori.

Agli Stati di origine ed alla loro precaria stabilità (il nord della Nigeria è sotto il controllo dell’organizzazione terroristica di radice jihadista Boko Haram) si aggiungono le nazioni che compongono la zona geografica del Sahara, che interessa il viaggio dei migranti diretti in Europa: Niger e Libia, principalmente. La rotta dei migranti attraversa il cuore del Sahel, regione africana al contempo ostaggio dei jihadisti e al centro delle attenzioni delle cancellerie occidentali. In questa regione, Stati che non hanno pieno controllo sul loro territorio (Nigeria) si alternano ad altri i cui confini sono precari, come la stabilità dei territori che delimitano (Niger e Libia).

Il contesto geopolitico

La rotta è sotto gli occhi dell’ONU e degli Stati Uniti, consci di come il bacino del Sahel sia diventato il locus amoenus dei partner dello Stato Islamico. È sotto gli occhi della Francia, che in Mali dispiega le sue truppe da anni non solo a scopo antiterroristico, ma in realtà con un occhio agli interessi strategici nella France Afrique (dal Mali al Senegal). È sotto gli occhi dei governi nigerino, libico e algerino, con gli ultimi due soprattutto coinvolti in una diatriba di riconoscimento dei confini che li rende ostaggio di giochi più grandi di loro.

Infine è anche sotto gli occhi dell’Italia. Attraverso la Libia, Roma da tempo monitora la situazione a sud della regione del Fezzan, delimitazione settentrionale della “zona calda” dell’Africa occidentale. Il progetto di una Libia unificata sembra lungi dal verificarsi, visti i difficili rapporti tra il Generale Haftar a Tobruk e il premier sostenuto dalla comunità internazionale, Al Serraj. Soprattutto, le fazioni vicine ai Fratelli musulmani in Libia rischiano di perdere la loro influenza per via di ciò che succede nel Golfo persico e dell’isolamento del Qatar, loro principale sostenitore. Se l’emiro qatarino resta isolato, il governo di Al Serraj non ne beneficerà e di conseguenza ne soffrirà la stabilità della Libia.

La politica italiana

Il governo italiano, conscio di queste dinamiche, opera su due fronti. A Bruxelles, esercita pressione per rendere la politica migratoria una competenza sempre più di livello europeo, rivedendo i parametri di Dublino e favorendo un’equa ripartizione dei richiedenti asilo tra gli Stati Membri senza i veti dei Paesi dell’Est. A livello nazionale, impiega i contatti strategici che Roma ha con Tripoli per governare il fenomeno alla radice, operando sia per vie indirette – Eni – che tramite canali governativi.

Quest’ultimo approccio è alla base dell’accordo siglato al Viminale tra le tribù nomadi del Fezzan lo scorso marzo, sotto la supervisione del Ministro Minniti, per garantire una stabilità nel territorio e limitare il flusso migratorio.  Si aspetta di vedere se questo accordo funzionerà, come i migranti verranno trattati in Libia delegando la gestione a realtà territoriali, e se e quando l’Unione europea, con un’estate di sbarchi alle porte, cambierà approccio nei confronti della questione.

L' Autore - Luca Orfanò

Laureato magistrale in Economics all’Università di Torino nel 2016 con una tesi sugli effetti economico-politici dei flussi migratori. Europeista convinto e appassionato di relazioni internazionali e di Medio Oriente. Ha conseguito il Master in Diplomacy in ISPI. Fondatore di un blog di economia internazionale nel 2012. Dopo un’esperienza lavorativa in ambito finanziario, torna a focalizzarsi sulla politica internazionale collaborando a Rivista Europae.

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