martedì , 17 ottobre 2017
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Gentiloni con il premier libico Al-Serraj © Palazzo Chigi - www.flickr.com, 2017

Migrazioni: l’UE alla ricerca di una nuova politica verso l’Africa

Lunedì 20 marzo a Roma si sono incontrati i Ministri dell’Interno dell’UE e di alcuni Paesi africani, come Tunisia e Libia,  per concordare nuove misure per la gestione dei flussi migratori. Il Gruppo di Contatto per la Rotta del Mediterraneo Centrale, questo il nome prescelto per istituzionalizzare il meeting, deve rispondere alle crescenti tensioni, interne ed esterne all’UE, provocate dal fenomeno migratorio, a partire da una revisione dei rapporti fra l’Europa e le nazioni africane.

Una gestione sostenibile del fenomeno migratorio necessita di un approccio multidimensionale: salvare vite in mare con attività di “search and rescue” nel Mar Mediterraneo; smantellare le reti criminali che gestiscono il traffico di essere umani; agire sulle cause della migrazioni; semplificare le procedure per migrazione circolare e rimpatri volontari. Al di là degli incontri multilaterali, l’approccio prescelto dall’UE e da molti fra gli Stati membri, a partire dall’Italia, è quello di ricercare accordi bilaterali con i Paesi africani di origine e transito, nell’ambito di una nuova Partnership sulle Migrazioni e un nuovo programma di cooperazione.

Lo EU Trust Fund sulle migrazioni

Lo strumento finanziario principale di questo nuovo corso è lo “EU Emergency Trust Fund for Africa”, la cui finalità è quella di sradicare le cause profonde delle migrazioni in Africa, adottando un approccio specifico negoziato con Paesi in tre differenti aree geografiche: il Sahel e la regione del Lago Ciad, il Corno d’Africa e l’Africa Settentrionale. Questa selezione geografica non è casuale: alcuni degli Stati in queste regioni, come Senegal, Mali, Nigeria ed Eritrea, costituiscono aree di origine significative dei flussi migratori. Particolare attenzione è anche dedicata ai Paesi di transito, come il Niger, dove è situata Agadez, probabilmente il più importante snodo dei flussi di persone in Africa Occidentale.

In Africa Settentrionale invece, la Libia dovrebbe rappresentare un partner chiave, ma il Paese è fortemente instabile e il governo riconosciuto dalla comunità internazionale non esercita controllo sull’intero territorio nazionale. Nonostante queste difficoltà, recentemente l’Italia ha firmato un accordo bilaterale con il governo libico per gestire i flussi di persone che ogni giorno tentano di lasciare il Paese.

Attualmente, lo EU Trust Fund gestisce circa 2.4 miliardi di euro, la maggior parte proveniente dalle riserve dell’undicesimo Fondo Europeo per lo Sviluppo, che incanala i finanziamenti per lo sviluppo verso i Paesi ACP. Dopo l’approvazione degli ultimi progetti a dicembre 2016, 57% delle risorse del Fondo è indirizzato verso il Sahel e la regione del Lago Ciad, mentre il 39% è dedicato al Corno d’Africa. Solo il 4% dei fondi è invece utilizzato in Africa Settentrionale. Al momento, i principali beneficiari sono Senegal (161 milioni di euro) e Mali (151 milioni di euro), seguiti da Niger (140 milioni) ed Etiopia (120 milioni).

Una nuova forma di cooperazione?

Il Trust Fund è stato pensato come uno strumento complementare rispetto alla più ampia cooperazione allo sviluppo promossa dall’UE (che rimane il primo donatore al mondo), ma dopo il suo primo anno di attività alcune caute riflessioni appaiono necessarie. In primo luogo, l’effettivo impegno da parte dei governi europei non è così evidente: solo 152 milioni sono stati direttamente impegnati dagli esecutivi nazionali, mentre la gran parte delle risorse proviene da altri strumenti dell’UE già finanziati in passato.

Inoltre, combattere le cause profonde delle migrazione, con l’obiettivo di ridurre il numero delle persone migranti, risulta coerente con l’idea di un approccio multidimensionale che non copra solo l’emergenza, ma probabilmente simili iniziative meriterebbero maggiori risorse. La volontà politica è certamente un buon inizio, ma non basta.

Sarà inoltre necessario un attento monitoraggio del rispetto dei diritti umani, a partire dall’applicazione dell’accordo fra l’Italia e il governo libico. Il summit di alcuni Ministri di Paesi africani con i Ministri dell’Interno dell’UE a Roma, svoltosi il 20 marzo, ha, almeno formalmente, fugato ogni dubbio a proposito: il rispetto dei diritti umani è un punto “non cancellabile”, ha dichiarato il Ministro Minniti. Tuttavia, servirà più di una rassicurazione formale sul fatto che i “campi di accoglienza” in cui saranno raccolte le persone respinte dalla Guardia Frontiera di Tripoli nelle acque territoriali libiche saranno adeguati al rispetto dei diritti umani dei migranti.

 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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