domenica , 25 febbraio 2018
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Ministri Esteri UE (CAE): filorussi permettano indagini

La periferia dell’Europa è sempre più instabile e l’UE non può più stare alla finestra. Questo l’auspicio di molti prima del Consiglio Affari Esteri di oggi, dopo i tragici fatti dell’abbattimento di un aereo di linea nell’Ucraina orientale e l’escalation del conflitto nella striscia di Gaza. Il Ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski, ad esempio, prima del meeting si diceva convinto della necessità di una “leadership forte” europea. Una richiesta quasi paradossale nel momento in cui il capo della diplomazia europea, Catherine Ashton, vede il suo mandato avviarsi alla conclusione e gli Stati membri non riescono a mettersi d’accordo sul successore.

Proprio le divisioni fra gli Stati membri continuano tuttavia a condizionare l’azione da parte europea. Tratto fisiologico, quando si scontrano sensibilità politiche così differenti, a partire dalla situazione ucraina. I punti caldi erano l’accertamento delle responsabilità dell’abbattimento del volo MH-17, il rafforzamento delle sanzioni e un eventuale embargo sulle armi.

Le prime due questioni trovano spazio nelle conclusioni del vertice. Per quanto riguarda la tragedia di giovedì scorso, l’UE invita tutte le parti in causa a non manomettere la scena dell’impatto, in modo da permettere alla missione internazionale di investigazione di avere a disposizione tutti gli elementi necessari a ricostruire l’accaduto. Obiettivo dei Ministri Esteri UE sono ovviamente i separatisti filorussi, chiamati a garantire il libero accesso alla zona e la sicurezza degli investigatori internazionali. Soprattutto si rivolge un accorato invito alla Russia, perché usi la sua influenza sui “gruppi armati illegali” per liberare l’area.

Il vero terreno di scontro sono state però le sanzioni, fra cui la possibilità di un embargo sulle armi, da applicare nel caso in cui dovesse essere provata la provenienza russa del missile che ha abbattuto il volo di linea. La Russia è quindi chiamata a interrompere il flusso di armamenti e militanti oltre confine. Per il resto, il Consiglio tiene fede a quanto stabilito al Consiglio Europeo del 16 luglio, predisponendo con celerità una lista di personalità ed entità economiche, anche russe, che diventeranno oggetto di sanzioni.

Non si tratta del passaggio alla fase 3 delle sanzioni, come richiesto da alcuni Stati membri, come Polonia o Stati baltici, che implicherebbe il blocco di interi settori economici. Tuttavia, il Consiglio dà mandato alla Commissione e al Servizio per l’Azione Esterna a concludere i lavori di preparazione per sanzioni più ampie, in caso di mancato rispetto delle richieste europee. Fra le misure possibili figurano il blocco dell’accesso ai mercati dei capitali, della difesa, delle tecnologie ad uso duale civile-militare e a quello dell’energia.

Nessun accenno però all’embargo sulle armi, sostenuto, anche prima del vertice, sebbene in modo velato nelle parole con i giornalisti, dal nuovo Ministro degli Esteri britannico Phillip Hammond, ma anche dai Paesi vicini della Russia. Contraria invece la Francia, che proprio l’altro giorno, per bocca del Presidente François Hollande, ha confermato la vendita a Mosca delle navi Mistral.

Riguardo invece la crisi a Gaza, l’UE richiede formalmente la fine istantanea delle ostilità e il ritorno immediato a una situazione di cessate il fuoco. Poi, i Ministri Esteri UE “condannano fermamente l’indiscriminato lancio di razzi” ad opera di Hamas (“un atto criminale”), richiedono il disarmo di “tutti i gruppi terroristici” a Gaza e deplorano l’utilizzo dei civili come scudi umani.

D’altro canto, l’UE “condanna la morte di centinaia di civili” e invita Israele, riconoscendo il suo diritto alla difesa, ad agire in maniera proporzionale e nel rispetto del diritto umanitario internazionale. Ribadendo il proprio appoggio per la soluzione dei due Stati, l’UE offre una Partnership Speciale Privilegiata con Israele e Palestina per favorire questo risultato. Mentre a Gaza piovono razzi e si bombardano i quartieri, la risposta delle parti in causa pare scontata.

In foto i fiori per le vittime dell’incidente aereo, all’aeroporto di Amsterdam (Foto: Romanoboed – www.flickr.com, 2014)

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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