mercoledì , 15 agosto 2018
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Ministri Esteri UE: dialogo unica soluzione per l’Ucraina

Il Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea si è riunito ieri per discutere delle tensioni che agitano il vicinato europeo. La crisi in Ucraina ha conquistato il vertice dell’agenda: non solo il Consiglio ha appoggiato la fornitura di aiuti economici a Kiev per superare le pesanti difficoltà di bilancio dello Stato ucraino, ma ha dovuto anche fare i conti con l’aumento costante delle tensioni nella parte orientale del Paese.

Negli ultimi giorni infatti si è fatto sempre più forte l’allarme per l’aumento delle forze militari russe nei pressi dei confini ucraini, mentre in alcune località orientali, come Sloviansk, nella regione amministrativa di Donetsk, manifestanti filorussi hanno occupato alcuni punti caldi, come la stazione di polizia, e si sono scontrati con la polizia. Proprio ieri mattina era scaduto l’ennesimo ultimatum del governo ucraino contro i manifestanti. A Lussemburgo, sede del Consiglio, il Ministro britannico William Hague al suo arrivo non ha esitato a definire i rivoltosi come “forze russe che operano come ucraine”. Ben equipaggiati e coordinati, i manifestanti costituiscono una premeditata minaccia alla sovranità dell’Ucraina, secondo Hague.

Come nelle riunioni precedenti, in Europa si contrappongono due visioni differenti, quella moderata di Paesi come l’Italia e quella più decisa di Gran Bretagna e Paesi orientali. Il Ministro Federica Mogherini ha insistito nuovamente sul dialogo come “unica strada possibile”, per limitare comportamenti irresponsabili dentro e fuori l’Ucraina. Hague ha invece sottolineato come si sia di fronte a un’ulteriore escalation della crisi e che il gruppo di contatto di giovedì dovrà portare a un raffreddamento della situazione. Uno spiraglio di dialogo, l’ha definito la stessa Mogherini. Altrimenti la risposta internazionale dovrà essere concreta.

Così le conclusioni si aprono con la condanna delle azioni di “individui armati” nelle città dell’Ucraina orientale, invitando la Russia a non riconoscerne la legittimità e a ritirare le proprie forze dalle zone di confine. L’UE auspica un processo politico inclusivo in Ucraina e lo svolgimento regolare delle elezioni del 25 maggio. Per questo motivo, e per rispondere agli eventi degli ultimi giorni, il Consiglio agita la possibilità dell’invio di una missione in ambito PESD di appoggio alle riforme nel settore della sicurezza civile..

Il Ministro polacco Radosław Sikorski ha invece ricordato i problemi energetici derivanti dalla crisi in Ucraina e dal rischio di un blocco delle forniture da parte di Mosca: l’UE dovrebbe anche guardare al lungo periodo e iniziare a ragionare di un’unione energetica più indipendente, oltre che chiedere il ritiro delle forze russe dal confine. Il Consiglio sembra aver recepito le ansie dei Paesi orientali, esprimendo il proprio impegno per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico dell’Ucraina e dell’UE. La sicurezza energetica è un obiettivo primario: doverosa quindi la condanna degli aumenti unilaterali di prezzo imposti da Gazprom nelle ultime settimane.

Alla fine sembra che a passare sia stata comunque ancora una volta la linea prudente tenuta finora: mantenimento dell’attuale sistema di sanzioni e possibile riunione dei Capi di Stato e di governo la prossima settimana per deciderne eventualmente di nuove, nel caso il gruppo di contatto non raggiunga risultati soddisfacenti. Non si tratta però del passaggio alla cosiddetta fase 3 dell’approccio europeo, quella in cui, di fronte al peggioramento irrimediabile della situazione ucraina, si prenderebbero in considerazione misure addizionali nei confronti di Mosca. Presumibilmente più dure.

Di concreto, si segnala l’estensione delle sanzioni ad altri quattro personaggi ucraini per appropriazione indebita di beni dello Stato ucraino. Sono ora 22 le persone sottoposte a sanzioni per queste attività. Oltre agli aiuti economici, arriva poi il riconoscimento unilaterale da parte dell’UE di preferenze commerciali per gli esportatori ucraini. La concessione si protrarrà fino al 1 novembre 2014, in attesa della firma dell’accordo di libero scambio.

Non solo Ucraina, comunque, sul tavolo del Consiglio. I Ministri degli Esteri hanno anche discusso delle proteste in Bosnia ed Erzegovina, stigmatizzando l’inerzia delle forze politiche, e della guerra dimenticata in Siria. L’obiettivo della soluzione politica è ventilato qui, come per l’Ucraina. Troppo poco per crisi che di giorno in giorno si incancreniscono sempre di più.

In foto il Ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini durante il Consiglio Affari Esteri di ieri (Foto: Council of the European Union)

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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