venerdì , 23 febbraio 2018
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Ministri Esteri UE: “Mosca ha violato diritto internazionale, si torni al dialogo”

Il Consiglio Affari Esteri straordinario convocato dall’Alto Rappresentante Catherine Ashton si è concluso dopo lunghe ore di confronto fra i Ministri degli Esteri europei. Sul tavolo c’era la scottante discussione sulle risposte che l’UE dovrebbe adottare nei confronti della crisi ucraina, che di ora in ora si aggrava sempre di più. La situazione in Crimea pende ormai a favore delle forze russe, mentre si rincorrono le voci di ultimatum da parte dei militari di Mosca alle autorità ucraine e di invasioni dello spazio aereo da parte dell’aviazione russa.

I Ministri europei condannano fermamente la “chiara” violazione della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina da parte delle forze armate russe, che hanno operato tramite “un atto di aggressione”. Altro elemento osteggiato dall’UE è la decisione del Consiglio Federale di Mosca del 1 marzo sull’eventualità di utilizzare l’esercito sul territorio ucraino. Alla ferma condanna di quanto accaduto sinora, si accompagna la richiesta del rispetto del diritto internazionale e in particolare degli accordi siglati negli anni Novanta sul rispetto della sovranità dell’Ucraina. Fra questi, spicca il Memorandum di Budapest del 1994, siglato fra Stati Uniti, Gran Bretagna e Russia, al momento del disarmo nucleare di Kiev.

Le conclusioni del Consiglio guardano poi ai prossimi giorni: la richiesta principale dell’UE riguarda il ritiro delle truppe russe in Crimea. Come sottolineato da Ashton, ma anche dal Ministro degli Esteri francese Laurent Fabius e dal rappresentante britannico David Lidington all’uscita dal Consiglio, la parola chiave è “de-escalating”. La Russia è chiamata a bloccare l’escalation che ha portato all’aumento costante della tensione internazionale negli ultimi giorni.

Non solo le truppe russe devono tornare nelle proprie basi, ma il governo di Vladimir Putin, in ottemperanza a quanto previsto anche dal Memorandum di Budapest, dovrebbe al più presto avviare i contatti diretti richiesti da tempo dalla controparte ucraina. In questo modo si aprirebbe una finestra di dialogo fondamentale per l’UE: l’Europa infatti è ancora convinta che ci sia spazio per un ritorno al dialogo politico e diplomatico.

Oltre alle richieste, l’UE si dice pronta a mettere in atto misure concrete in tempi brevi: stanti le conclusioni però, l’unica decisione assunta realmente oggi pare essere il blocco dei lavori preparatori per il summit del G8 di Sochi del prossimo giugno, da parte dei membri europei del gruppo. Nessun accenno invece alla ventilata esclusione di Mosca dal G8 stesso. Ashton e, con più forza, Fabius hanno rimarcato però che sono possibili nuovi passi nei prossimi giorni, nel caso la Russia non faccia dei passi indietro: il Consiglio Europeo, che dovrebbe tenersi in settimana, potrebbe decidere, in caso, di sospendere i negoziati con Mosca sui visti o in materia economica. Fabius ha premuto molto su questo punto, pur specificando che non si tratta di un ultimatum.

Non mancano poi riflessioni sulla situazione politica ed economica dell’Ucraina: se infatti viene dichiarato il pieno sostegno alla domanda ucraina di confronto con Mosca, si esorta il governo di Kiev a intraprendere un approccio inclusivo, verso tutte le regioni e le minoranze del Paese. Un passaggio voluto dai Paesi europei più moderati, come Italia e Germania, come dimostra una simile richiesta nel comunicato di ieri del Presidente del Consiglio Matteo Renzi. L’UE si dice poi pronta a sostenere gli sforzi del Fondo Monetario Internazionale per aiutare il Paese, date le sue precarie condizioni finanziarie. Infine, il Consiglio rinnova l’offerta all’Ucraina dell’Accordo di Associazione, nel passaggio forse più simbolicamente provocatorio  dell’intero documento nei confronti di Mosca.

Un documento nato dopo ore di confronto interno, evidente sin dalle dichiarazioni di stamattina dei Ministri convenuti a Bruxelles. Se Federica Mogherini auspicava brevemente una soluzione politica e diplomatica, lo svedese Carl Bildt agitava lo spettro dell’occupazione nazista dei Sudeti, riferendosi alle rivendicazioni di Putin di voler proteggere la minoranza filorussa in Ucraina. Le due posizioni, fra Paesi moderati e i Paesi nordici più netti nelle loro posizioni, si sono confrontate poi con la richiesta francese che l’UE parlasse con una voce sola. Ma, come dimostrano la telefonata fra Merkel e Putin o i viaggi dei vari governi a Kiev (da ultimi quelli di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca), non basteranno le conclusioni di oggi per una presa di posizione univoca europea.

 In foto, l’Alto Rappresentante Catherine Ashton e il neoministro italiano Federica Mogherini (© Council of the European Union – 2014)

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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