martedì , 14 agosto 2018
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Photo © Sasha Maksymenko, 2014, www.flickr.com

Minsk, tavolo sull’Ucraina: e se Putin non firmasse?

Terza Guerra Mondiale. Uno spauracchio agitato più volte nel corso dei decenni, per tentare di descrivere situazioni internazionali intricate, in grado di dar luogo, potenzialmente, ad effetti domino devastanti. Situazioni poi districate dalla diplomazia, dal compromesso, dalla consapevolezza che nessuno uscirebbe vincitore da un conflitto del genere. L’ora del terzo conflitto mondiale, fortunatamente – con buona pace di chi su questo spettro ha costruito le sue fortune, in termini di lettori o di carriera accademica – non è ancora arrivata, e non risuonerà in Ucraina. Rimangono i disastri e le sofferenze inflitte alla popolazione dal conflitto nel Donbass (oltre 5.000 i morti), ma un’ulteriore escalation non è tra gli obiettivi di nessuno, né dell’Occidente, né della Russia. E un accordo a Minsk, mercoledì o nei giorni successivi, appare più che probabile.

L’Occidente a Minsk

L’accordo lo vuole l’Occidente. Lo testimonia l’impegno in prima persona della Merkel e di Hollande, volati prima a Kiev e poi a Mosca per discutere con Poroshenko e Putin le basi di una nuova intesa. Nel frattempo i Ministri degli Esteri UE hanno varato nuove sanzioni contro la Russia. Entreranno però in vigore solo il 16 febbraio, in caso di fallimento dei negoziati. L’impegno è poi proseguito con il volo negli Stati Uniti della Cancelliera tedesca, per tentare di saldare sul sostegno alla soluzione negoziata dal fronte occidentale. Uno sforzo che dovrebbe avere successo.

I dubbi di Obama sono circoscritti a tre opzioni: sostenere la proposta Merkel-Hollande, continuare a percorrere l’infruttuosa strada delle sanzioni o assecondare il Congresso, sempre più propenso ad autorizzare la fornitura a Kiev di armi “difensive” (armi leggere e anticarro). L’ultima opzione, che sarebbe la più rischiosa, è però anche la più improbabile. Perché probabilmente darebbe luogo ad un’ulteriore escalation e perché servirebbe un impegno difficilmente calcolabile per permettere alle forze armate ucraine di fronteggiare quelle russe. Non a caso Obama ha detto che una decisione del genere verrebbe presa solo in caso di fallimento dei negoziati e di comune accordo con gli alleati europei (la Merkel si è già opposta).

L’Ucraina a Minsk

Anche l’Ucraina vuole l’accordo. Lo ha chiesto più volte Poroshenko, dicendosi disponibile ad un cessate il fuoco. Lo richiede l’attuale situazione del Paese, in difficoltà sotto tutti i punti di vista. Difficoltà economiche, con Kiev che oltre alla crisi del gas deve fronteggiare l’aumento delle spese militari, arrivate al 5% del PIL nel 2014 (+41% rispetto al 2013). Difficoltà militare, con l’avanzata dei ribelli foraggiati da Mosca che nelle ultime settimane Kiev non sembra in grado di fronteggiare.

Difficoltà però anche in termini di coesione e consenso, verso una guerra fratricida di cui gli ucraini vogliono la fine. Chiari in merito i dati relativi al reclutamento. Crolla il numero di volontari ed aumenta quello dei renitenti alla leva. Il 20 gennaio Kiev ha lanciato la 4^ mobilitazione generale (50.000 uomini), ma è in netta difficoltà. In molti distretti hanno risposto alla chiamata meno del 75% degli arruolabili, mentre aumenta il numero di chi si dà alla macchia o è disposto a subire conseguenze penali pur di non arruolarsi.

Putin a Minsk

Lo stesso Putin vuole un accordo, e non solo perché lo dichiara ufficialmente. La sua retorica negli ultimi giorni è stata focalizzata sull’imperialismo americano, che vorrebbe espandere il confine della NATO e “sottrarre alla Russia il mercato energetico europeo”. Un mercato che sicuramente Putin non vuole perdere entrandovi in guerra e ben sapendo che l’economia russa, dipendente dall’export ed in generale dall’interscambio con l’UE, non trarrebbe nessun giovamento da un’ulteriore escalation.

Putin vuole poi l’accordo anche perché la proposta Merkel-Hollande dovrebbe concedergli molto di ciò che aveva richiesto all’inizio della crisi. Ovvero un’Ucraina al di fuori dell’orbita NATO e UE, ora e in futuro. Un Paese che diventi una sorta di zona cuscinetto tra l’Occidente e Mosca. Una soluzione che si può ottenere in un solo modo: la federalizzazione. Un’Ucraina federale con le distinte entità in grado di porre il loro veto sulle decisioni relative alla politica estera.

La soluzione federale è filtrata dalle dichiarazioni delle parti. Putin ha parlato di “soluzione costituzionale al problema ucraino”, Hollande ha parlato di “ampie autonomie” e lo stesso Poroshenko ha aperto (anche per bocca del leader del suo blocco in Parlamento, Yuriy Lutsenko) ad un’ipotesi federale “da sottoporre però a referendum”. C’è chi ha letto un’apertura del genere anche nelle parole di Biden alla Conferenza di Monaco, dove ha parlato di “unità della nazione ucraina da Lviv a Kharkiv”, escludendo le zone contese. L’unico a non essere per nulla convinto sembra il premier Yatsenyuk, l’uomo del “muro lungo il confine”.

Trovato questo compromesso (ammesso che si trovi) si discuterà sui “dettagli”. Su quali saranno i confini del Donbass (l’avanzata delle ultime settimane puntava ad estenderli), sulla data ed il monitoraggio delle elezioni locali, su un’eventuale missione di peace-keeping. Sperando che siano dettagli che pongano fine alla guerra. Il tempo delle dichiarazioni ideali sembra finito. In Occidente e in Russia in pochi hanno voglia di morire per l’Ucraina. E’ ora di fare in modo che smettano di morirne anche gli ucraini.

L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

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One comment

  1. Per adesso solo alleanze, adesso più importante dell’Ucraina è la Grecia, dove andrà la Grecia indicherà la giusta direzione, in questo momento l’Ucraina e la Grecia si muovono in modo opposto, se gli USA spingono per la guerra, la Grecia inviterà la flotta russa immediatamente per sancire un accordo a lungo termine…se gli USA decidono di trovare un accordo in Ucraina accettando una “sconfitta strategica” la Grecia troverà un accordo vincente con l’Europa “promettendo” per adesso di non gettarsi tra le braccia della Russia. Questo gioco della Grecia sarà stato discusso nei dettagli con la Russia, con la guerra o senza la guerra il vero vincitore sarà la Grecia. O come dicono alcuni, i popoli dei Kittim includendo Cipro…….

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