martedì , 21 agosto 2018
18comix
Federica Mogherini con il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni © European Commission, 2014

Mogherini: “confrontarsi con le cause dell’immigrazione irregolare”

La questione immigrazione è più che mai viva nel dibattito europeo. Dopo la tanto attesa – e poi anche criticata – operazione “Triton” di Frontex, l’Unione Europea ritorna a parlare di cooperazione con i Paesi terzi, in linea con le conclusioni dell’ultimo Consiglio Giustizia e Affari Interni. Il dialogo tra UE e Paesi africani sull’immigrazione ha avuto luogo proprio a Roma il 27 Novembre, in occasione della IV Conferenza Ministeriale euro-africana su Migrazione e Sviluppo. Presieduta dal Ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni e dal Ministro dell’Interno Angelino Alfano, alla conferenza hanno partecipato i 28 Stati membri europei, Svizzera, Norvegia e altrettanti 28 Paesi africani. Presenti anche l’Alto Rappresentante UE per la Politica Estera e di Sicurezza, Federica Mogherini, e il nuovo Commissario europeo per l’Immigrazione e gli Affari Interni, Dimitris Avramopoulos.

La conferenza è avvenuta all’interno del quadro del cosiddetto “Processo di Rabat”, un’iniziativa nata nel 2006 per promuovere un foro di dialogo tra UE e Paesi dell’Africa occidentale, centrale e mediterranea sui temi migratori. Il principio alla base del Processo di Rabat è il rafforzamento della cooperazione tra Paesi d’origine, di transito e di destinazione dei flussi migratori per una gestione condivisa del fenomeno. Al di là del controllo delle frontiere esterne, operato attraverso gli scarsi mezzi di Triton, ora l’Europa tenta di intervenire alla radice del problema in una prospettiva di più lungo periodo.

«Per affrontare l’emergenza e contrastare il traffico degli immigrati clandestini – ha ricordato Federica Mogherini – bisogna confrontarsi con le cause ultime dell’immigrazione irregolare: povertà, conflitti, mancanza di risorse». Come ha suggerito tra le righe Mogherini, l’immigrazione non deve essere erroneamente interpretata come una questione di sicurezza, ma necessita di un approccio più ampio che tenga conto della complessità del fenomeno. Ed è proprio una strategia multidimensionale quella adottata dai Paesi partecipanti alla conferenza– la cosiddetta “Dichiarazione di Roma” – fondata su quattro pilastri: migrazione legale e mobilità; prevenzione e contrasto alla migrazione irregolare; rafforzamento del nesso tra migrazione e sviluppo; protezione internazionale (elemento di novità rispetto al passato).

Il giorno successivo, il 28 Novembre, si è raggiunto inoltre un altro risultato con il lancio della I Conferenza Ministeriale della EU-Horn of Africa Migration Route Initiative, che ha dato avvio al “Processo di Khartoum”. Questa seconda iniziativa mira ad avviare un foro di dialogo con i Paesi dell’Africa Orientale, interessati in particolare dalla rotta migratoria che va dal Corno d’Africa verso l’Europa. Focalizzato inizialmente sulla lotta al traffico di esseri umani, il Processo di Khartoum nasce per intervenire sulle cause strutturali dell’immigrazione irregolare, anche attraverso progetti di cooperazione da finanziare con fondi europei e con la collaborazione dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (OIM) e dell’UNHCR.

Dimitris Avramopoulos ha così specificato come si svilupperà nel concreto l’iniziativa: «Finanzieremo i primi progetti volti a sostenere migranti e rifugiati bloccati lungo le rotte di migrazione dall’Africa Orientale. Inoltre, i fondi comunitari sono stati devoluti al fine di contribuire a rafforzare la cooperazione con i nostri partner africani per la lotta contro contrabbandieri e trafficanti». In riferimento alle due conferenze, Avramopoulos ha parlato di “risultati tangibili” nel rafforzamento delle capacità europee per far fronte al problema dell’immigrazione irregolare, citando come esempi il sostegno alle autorità di frontiera della Mauritania e ai sistemi giudiziari di Marocco, Algeria, Tunisia ed Egitto.

Dopo l’annuncio della prossima chiusura di Mare Nostrum e le dichiarazioni sempre più duramente anti-immigrazione di Cameron, queste due iniziative quantomeno restituiscono l’importanza di una cooperazione sempre più stretta con i Paesi africani di partenza e transito dei flussi. E la cooperazione deve essere ulteriormente concretizzata in politiche solidali che mirino ad eliminare i conflitti e a garantire uno sviluppo politico e sociale dei Paesi d’origine. Come ha recentemente suggerito Papa Francesco rivolgendosi al Parlamento Europeo in tema di immigrazione, ora è il momento di «agire sulle cause e non solo sugli effetti».

L' Autore - Alice Condello

Laureata magistrale in Scienze Internazionali (indirizzo in Studi Europei) con una tesi di ricerca, svolta in parte a Nairobi, sul ruolo internazionale dell'UE in Africa. Il lavoro sul campo ha stimolato in me l'interesse verso il tema delle relazioni tra UE e paesi africani, che ho la fortuna di coltivare e approfondire grazie alla collaborazione con Europae. "Eurottimista consapevole", come mi piace definirmi, sogno un giorno di poter lavorare viaggiando tra Europa e Africa.

Check Also

libia

Libia e la roadmap per le elezioni: l’offensiva diplomatica di Macron

A Parigi il 30 maggio scorso è andato in scena il protagonismo francese sullo scacchiere …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *