martedì , 14 agosto 2018
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Moldavia: a giugno firma con l’UE, ma non mancano le paure

27 giugno, un passo verso l’Europa. È la data fissata, per Moldavia e Georgia, per la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE. Un passo avanti atteso, dopo l’intesa raggiunta a Vilnius. Un accordo che per la Moldavia segue quello per il regime “VISA free”: dal 28 aprile infatti, i cittadini moldavi in possesso di un passaporto biometrico possono circolare nello spazio Schengen senza bisogno di “visto” preventivo.

Un passo avanti fortemente voluto dall’attuale governo moldavo, che però lo ritiene solo una tappa intermedia di un percorso da concludere con l’adesione all’UE. Il Presidente Timofti infatti ha definito il rapporto con l’UE come uno strumento per modernizzare la Moldavia e rilanciare l’economia, ma soprattutto come un obiettivo, ipotizzando un’adesione moldava nel 2019, durante il semestre di presidenza rumena dell’Unione. Possibilità che ad oggi – l’Accordo di Associazione non vi fa riferimento – appare un’utopia.

Il passo avanti moldavo è stato però fortemente voluto anche dall’UE, che ha accorciato le tempistiche stabilite a Vilnius, lo scorso novembre. La firma dall’autunno è stata anticipata a giugno. Vari i motivi. Tra questi innanzitutto la crisi ucraina ed il timore che le autorità moldave ne fossero condizionate, intimidite dalla contrarietà di Mosca. Sullo sfondo poi anche le vicende politiche interne. Il prossimo novembre nel Paese si terranno le parlamentari e dai sondaggi emerge un boom di consensi a favore del Partito Comunista, compagine che si oppone all’Accordo ed all’avvicinamento all’UE e che sembra attualmente attestarsi intorno al 35% dei consensi. Le conseguenze di una loro vittoria sarebbero facilmente prevedibili.

Non mancano poi le ombre. Innanzitutto le minacce all’integrità territoriale moldava, già condizionata dalle rivendicazioni dell’autoproclamata Repubblica Moldava di Pridnestrov’e (Transnistria), spalleggiata da Mosca. Questo lembo di territorio tra il Dniestr e l’Ucraina, abitato per il 30% da russi, ospita infatti ancora un contingente russo e con Mosca vanta strettissimi legami politici e commerciali. L’eventuale Accordo di Associazione potrebbe portare ad un nuovo inasprimento dei rapporti tra Transnistria e Moldavia.

La Russia invero non sembra intenzionata ad un’annessione in stile Crimea, richiesta alla Duma dal Soviet supremo di Tiraspol (Parlamento locale), scoraggiata probabilmente dai minori interessi e dall’assenza di continuità territoriale (Russia e Transnistria non confinano). L’intenzione sembra però quella di sfruttare i legami con Tiraspol per condizionare le scelte moldave. Ad esempio minacciando di riconoscere l’indipendenza della Transnistria (finora non l’ha fatto). Una leva che si aggiungerebbe a quella commerciale (boicottaggio prodotti moldavi) ed energetica (la Moldavia dipende totalmente dal gas russo, malgrado il progetto Ungheni-Iaşi per collegarla alla Romania).

C’è anche un’altra leva territoriale: la Gagauzia. Gli abitanti di questa regione autonoma infatti, ortodossi di ceppo turco, hanno a febbraio votato (referendum non riconosciuto) per l’indipendenza in caso di intensificazione dei legami con l’UE. Il loro timore è legato alla paura che una Moldavia europea diventi una Moldavia rumena. Timore incentivato ad esempio dal pittoresco Presidente rumeno Basescu (di pochi giorni fa la diatriba con il vice-premier russo Rogozin, proprio in occasione di una visita a Tiraspol) che più di una volta ha parlato di Grande Romania ed unione tra rumeni e moldavi.

Contesto e timori che aprono le solite discussioni sull’ambiguità dell’approccio UE, che non sembra aver appreso la lezione dettata dalle vicende ucraine: aggressività (soprattutto commerciale) non accompagnata da un adeguato lavorio politico. Un’aggressività fatta di appoggio incondizionato a “fazioni” europeiste e noncuranza verso opposizioni ed altri attori. Che però esistono. Manca ad esempio, anche in questo caso, un dialogo con la Russia sulla Transnistria che superi lo stallo del “5+2” e sul come conciliare eventualmente Accordi di Associazione e Unione Doganale. Manca chiarezza sull’accordo “VISA free”: “valido per tutti i moldavi, indipendentemente dall’etnia”, si è affrettata a chiarire l’UE. Ma che dire dei cittadini della Transnistria di passaporto russo o ucraino o dei nuovi punti di controllo moldavi sul Dniestr, necessari per rispettare i criteri UE e che di fatto escludono la Transnistria dall’applicazione?

La strategia UE non stimola la coesione interna, anzi spesso esacerba le divisioni. Per poi trasformarsi in eccessiva timidezza quando le differenze si trasformano in crisi. Una strategia frutto di un’analisi superficiale del percorso. Con il rischio che questo si riveli accidentato. E che, come successo in Ucraina, il passo in avanti diventi un passo verso l’abisso.

Photo: © Marco Fieber, 2012, www.flickr.com

L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

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