lunedì , 19 febbraio 2018
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Photo © Vitaly V. Kuzmin, 2013, Wikimedia Commons

Mosca: la Serbia partecipa al V-Day

Il 9 maggio, a Mosca, è il V-Day, il giorno della vittoria. Molto è stato detto e scritto, quest’anno, a proposito dell’evento. Con le celebrazioni in Russia si ricordano i caduti della II^ Guerra Mondiale, che hanno pagato con la vita la vittoria sul nazi-fascismo. Per Mosca però è anche l’occasione per mostrare al mondo la sua potenza militare. Il clima di tensione con l’Occidente ha infatti trasformato il V-Day in un evento simbolico, momento di propaganda rivolta ai propri cittadini ed agli alleati esterni.

La partecipazione serba

È facile capire come la partecipazione di unità serbe abbia sollevato polemiche: un Paese candidato all’UE che, invece di uniformarsi alla condotta europea, accetta l’invito russo. Alcuni l’hanno letta quasi come una provocazione. In verità la situazione è ben più complicata e Belgrado si trova a confrontarsi con un serio dilemma: continuare la strada verso l’Unione Europea, che porterà inevitabilmente a distanziarsi da Mosca, oppure riavvicinarsi alla stessa Mosca, Paese che molti serbi considerano un “naturale alleato”?

Belgrado, una condotta ambigua

Fino ad oggi la Serbia ha portato avanti una politica per alcuni versi ambigua: non ha scelto. In un diverso contesto politico, Belgrado potrebbe contemporaneamente mantenere ottimi rapporti con la Federazione Russa e diventare membro dell’UE. Le tensioni odierne invece rendono tale opzione difficile, basti pensare alla guerra russo-georgiana del 2008 o alla crisi ucraina ed al corollario delle sanzioni varate dall’UE contro Mosca. Belgrado finora ha preso tempo: pur continuando il suo cammino verso l’Europa, non si è allineata con l’UE e si è rifiutata di mettere in pratica le sanzioni.

Sia a Kiev che a Mosca

L’indecisione della Serbia si è riflettuta anche sulle celebrazioni del V-Day: l’8 maggio il Ministro degli Esteri Dačić e l’Orchestra Militare Nis hanno partecipato alle celebrazioni per il giorno della vittoria organizzate da Kiev. Il giorno seguente, il 9 maggio, il Presidente serbo Tomislav Nikolić e 70 soldati hanno partecipato alla parata militare organizzata da Mosca. La partecipazione a Kiev è sembrata solo un metodo per “accontentare” Europa e Stati Uniti, mentre quella a Mosca per “accontentare” i tanti cittadini serbi filorussi e mantenere buoni rapporti con la Federazione Russa.

In un’intervista televisiva Dačić ha dichiarato che “la Serbia ha voluto essere presente a tutte le celebrazioni in memoria delle vittorie contro il nazi-fascismo, quindi anche quella moscovita. La decisione della Serbia di partecipare alla parata militare di Mosca in occasione della Giornata della vittoria nella Seconda guerra mondiale è giusta. La Serbia ha dato un grande contributo alla vittoria contro il nazi-fascismo”.

Nonostante le polemiche suscitate dalla decisione serba su molti giornali, Bruxelles ufficialmente non ha posto alcuna obiezione. Infatti, come ha ricordato il Micheal Davenport, a capo della delegazione UE in Serbia, la scelta di Belgrado è una scelta di carattere nazionale e non europeo. Eppure in seno all’Unione la decisione serba crea qualche preoccupazione, tanto che il parlamentare europeo Kukan (Partito Popolare Europeo) ha affermato che Nikolić sta andando contro il processo di integrazione europeo, che invece prevede un progressivo allineamento del Paese candidato alle politiche dell’UE. Altri rappresentati di Paesi europei, come Francia e Italia, saranno a Mosca per la celebrazione del giorno della vittoria e renderanno omaggio al Milite Ignoto, ma non parteciperanno alla parata militare. La cancelliera Angela Merkel invece sarà a Mosca oggi per una visita ufficiale.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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2 comments

  1. Davide De Petrovich

    Mi rattrista il fatto che se la Russia entra in un paese come Georgia (per difendere la volontà del popolo abkhazo o osseziano di restare indipendenti) oppure per difendere i tanti suoi cittadini russi etnicamente (15 milioni su 40 – più di un terzo del totale ucraino) in Ucraina, la Russia è vista come aggressore.

    Se però la NATO cappeggiata dagli USA, con l’Italia sempre in primo piano, entra in Iraq, Afganistan, Libia, Kosovo, Vietnam, Korea ecc., la Nato è chiamata portatrice di democrazia.

    Mi fa strano che i veri aggressori siano chiamati eroi e che uno per difendere i propri fratelli (Russia) debba scusarsi con mezzo mondo.

    I veri eroi sono quelli messi sempre in mezzo Serbi, Ucraini, Georgiani, Albanesi, Iracheni,Vietnamiti ecc

    Se dessimo occasione a loro di incontrarsi senza le grandi potenze, stiate sicuri che risolverebbero tutte le questioni in un pomeriggio, scambiandosi i vari territori

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