lunedì , 19 febbraio 2018
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Mukhtor Ablyazov: luci ed ombre del dissidente kazako

L’allontanamento dall’Italia di Alma Shalabayeva, moglie di Mukhtar Ablyazov, insieme alla figlia di sei anni, ha spostato il baricentro dell’attenzione dalla dubbia figura dell’oligarca kazako al ben più strumentalizzato e travisato caso dell’espulsione, che ha messo in imbarazzo l’Italia a livello internazionale e ha fatto riecheggiare la notizia delle compiute violazioni di norme e convenzioni nazionali e internazionali. Ma chi è veramente Ablyazov?

Scende in campo come imprenditore dopo la dissoluzione dell’URSS e da subito si lega al regime del Presidente Nursultan Nazarbayerv, ma il suo trampolino di lancio ufficiale avviene con la nomina a Ministro per l’energia, da sempre un settore aureo dell’economia kazaka. Corruzione, frode e riciclaggio sono i reati che gli vengono attribuiti sin da subito e che lo costringono a scontare degli anni in prigione. Riceve il perdono presidenziale e riprende con gli affari: in cima alla lista compare la BTA, una banca kazaka. Nel 2009 iniziano i veri problemi. Ablyazov accusa Nazarbayerv di espropriazione, in seguito alla nazionalizzazione della BTA. Le autorità kazake indagano e scoprono un vuoto di circa sei miliardi di dollari, che ha provocato perdite milionarie anche a sette istituti di credito italiani, in quanto finanziatori (Unicredit, Banca Popolare di Vicenza, Banca Antonveneta, Mediobanca, Banca agricola mantovana, Monte dei Paschi di Siena e Banca Ubae). Ablyazov, intanto, si rifugia a Londra, conducendo una vita fatta di sfarzi e lussi di ogni genere. Nel 2012 però il vento cambia direzione: ci sono in ballo interessi economici e politici tra Regno Unito e Kazakhstan. Una volta perso l’asilo politico inglese fugge in Francia, a Parigi, facendo così perdere le sue tracce fino allo scorso maggio. Anche la Russia vuole Ablyazov. «Abbiamo inviato una richiesta di estradizione al ministero della giustizia francese di questo per così dire “imprenditore”, per processarlo» ha detto Aleksander Zviaghintsev, il Viceprocuratore generale russo, parlando con la rivista “Rossiskaya Gazeta”.

Non di certo più limpidi sono i dati emersi dalle segnalazioni dell’Interpol che, prima dell’arresto di Ablyazov in Francia, aveva scoperto il fil rouge tra il dissidente kazako e Thierry Nano, erede di una famiglia di banchieri genovesi, accusato e condannato per truffa e riciclaggio. Nano nel 2012 è stato arrestato ad Imperia per la vendita di titoli di una società con sede a Panama per l’estrazione di marmo. Estrazione che non ha mai avuto inizio. Eppure un rapporto dell’ONU redatto da tre esperti dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani di Ginevra ricorda che, nel 2011, Ablyazov ha ottenuto asilo politico nel Regno Unito, Paese che ha lasciato dopo che la polizia britannica lo ha messo in guardia sostenendo che la sua vita era in pericolo. Ablyazov, dicono, è un ex prigioniero politico e oppositore del Presidente Nazarbayev.

A pagarne le conseguenze più pesanti sono la moglie e la figlia di Ablyazov. A Bruxelles la vicenda è stata discussa durante un Consiglio di cooperazione tra UE e Kazakhstan. «Seguiamo gli sviluppi di questa vicenda da vicino e osserviamo la situazione nel contesto del nostro ruolo. Ne abbiamo trattato brevemente oggi durante l’incontro con le autorità kazake», ha detto Linas Linkevicius, Ministro degli Esteri della Lituania, che detiene la presidenza di turno del Consiglio dei Ministri dell’Unione e cui s’era già rivolto il Ministro degli Esteri italiano Emma Bonino. «Abbiamo discusso durante il pranzo con i rappresentanti europei i dettagli del caso», ha affermato il vicepremier kazako Yerbol Orynbayev. Il Ministro ha poi aggiunto che il suo Paese non avrebbe problemi a rimandare la Shalabayeva in Italia, purché vi siano delle garanzie di poterla interrogare in futuro.

Orynbayev ha però fatto anche notare che se la donna dovesse tornare in Italia, dovrebbe essere imprigionata per 4 anni a causa dell’uso di un passaporto falso, come accertato dall’ufficio Interpol del Centrafrica. Sempre in conferenza stampa a Bruxelles, Orynbayev ha affermato che le autorità kazake attendono una decisione dell’Italia in merito alla possibile espulsione dell’ambasciatore kazako a Roma, prima di prendere eventuali contromisure: «aspettiamo una decisione ufficiale, se mai dovesse esserci, e quindi reagiremo».

Poco dopo, la Bonino riferiva alle commissioni Esteri di Camera e Senato sulla vicenda: il comportamento dell’ambasciatore kazako a Roma sul caso Ablyazov è stato “intrusivo” e “inaccettabile”. Astana «ci ha fatto sapere di volere buoni rapporti con l’Italia. Ritengo evidente che, dopo questo episodio, la qualità dei rapporti dipenderà dalla disponibilità dei responsabili di Astana a dare la loro imprescindibile collaborazione e pieni diritti e libertà di movimento ad Alma: valuteremo, tempestivamente, le misure più opportune da adottare nei confronti dell’ambasciatore Yelemessov. Stiamo svolgendo e continueremo a fare con forte determinazione interventi, a Astana, Bruxelles, Vilnius, per la piena libertà di movimento di Alma e la figlia: lo sento come obbligo morale, prima che politico», ha detto il Ministro Emma Bonino.

In tal contesto, se la stampa italiana ed estera non aiutano a far luce sulla vicenda, bisogna attendere, o almeno auspicare, nuove e più incisive mosse da parte della diplomazia europea e internazionale per un caso come questo che presenta al suo interno ancora troppe incognite e torbide verità.

In foto: una panoramica sulla capitale del Kazakhstan, Astana (Foto: Wikimedia Commons)

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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