venerdì , 17 agosto 2018
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Nagorno Karabakh e Ossetia: “effetto Crimea” sui conflitti congelati del Caucaso

Le conseguenze della vicenda crimeana non hanno tardato a farsi sentire, oltre che nella Republika Srpska e in Transdnistria, anche in Transcaucasia. La Crimea non è l’unica regione dove c’è chi aspira a un’annessione alla Russia. In Ossetia Meridionale, entità indipendente de facto dalla Georgia, il partito “Ossetia Unita” auspica da tempo un referendum per l’unificazione di tutti gli osseti (gli osseti del Nord ne fanno già parte) all’interno della Federazione Russa. Finora però le istituzioni russe avevano bloccato ogni proposta irredentista. In seguito al referendum crimeano quest’opzione è tornata ad essere argomento di dibattito. Qualunque sia l’esito della vicenda, in pratica cambierà poco, visto che la Russia esercita già la sovranità de facto sulla piccola Repubblica.

Anche in Armenia e nella Repubblica dell’Artsakh (Nagorno Karabakh) è subito divampato il dibattito. Il 17 marzo il Ministero degli Esteri karabakhi, ha rilasciato un comunicato che riconosce il referendum una manifestazione del diritto all’autodeterminazione e lo considera la via democratica per la risoluzione delle dispute di questo tipo. Il comunicato termina con l’auspicio a che la situazione si risolva per vie pacifiche.

Il giorno seguente, l’Assemblea Nazionale dell’Artsakh ha rilasciato un altro comunicato firmato da tutte e quattro le forze politiche che ne occupano i seggi, che riconosce il referendum crimeano considerandolo un’ulteriore conferma alla tesi di chi ritiene che, per il diritto internazionale, l’integrità territoriale non è più importante del diritto all’autodeterminazione. Lo stesso giorno si è tenuto nella capitale Stepanakert un concerto dedicato all’autodeterminazione dei popoli, al quale hanno partecipato anche i rappresentanti delle istituzioni.

Un’attitudine favorevole prevale, ma non manca chi la pensa diversamente. Alexander Arzoumayan, già Ministro degli Esteri armeno e ambasciatore negli USA e presso l’ONU, in un’intervista a Radio Azatutyun ha dichiarato che “è pericoloso considerare il referendum crimeano un valido precedente”, dato che non si tratta di un’espressione della volontà del popolo, ma di un’annessione. Secondo Arzoumayan, sarebbero da considerarsi precedenti validi eventuali referendum in Catalogna e in Scozia, organizzati in maniera democratica, non durante un’occupazione militare.

Paruyr Hayrikyan, ex dissidente e attivista per l’autodeterminazione del Nagorno Karabakh, ha dichiarato che l’atteggiamento delle istituzioni karabakhi rende inutile la sua lotta e che il diritto all’autodeterminazione dev’essere espresso liberamente, non sotto il tiro delle mitragliatrici. La giornalista Naira Ayrumyan, ha invece espresso preoccupazioni per un’eventuale annessione russa del Nagorno Karabakh. Questo scenario, a prima vista fantapolitico, è meno irrealistico di quanto può sembrare, se si tiene che potrebbe essere presentato come una soluzione per l’adesione dell’Armenia all’Unione Doganale. Un’eventuale adesione dell’Alto Karabakh nell’UD come parte dell’Armenia potrebbe infatti provocare tensioni con i Paesi turcofoni.

La posizione del governo armeno, tuttavia, si è dimostrata filo-putiniana. Lo scorso 27 marzo, presso l’Assemblea Generale dell’ONU, è stata votata una proposta di risoluzione per il riconoscimento dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Inizialmente dal Ministero degli Esteri di Yerevan era giunta una dichiarazione secondo la quale ci sarebbe stata un’astensione da parte dell’Armenia, che invece ha poi votato contro. Questa scelta ha causato malumori in Armenia e all’estero. I partiti di opposizione “Eredità” e “Armenia Prospera” hanno espresso la loro disapprovazione ritenendo che un’astensione sarebbe stata la posizione migliore, perché non avrebbe irritato la Russia e allo stesso tempo non avrebbe danneggiato la reputazione del Paese. Il nuovo governo ucraino ha espresso il proprio rammarico, ma ha dichiarato di non voler interrompere le relazioni bilaterali con l’Armenia.

Solo quest’estate l’Armenia sembrava prossima alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE mentre, a pochi mesi di distanza, la si ritrova a votare all’ONU contro la tutela dell’integrità territoriale dell’Ucraina, in compagnia di alcuni tra i Paesi meno democratici del pianeta. Un atteggiamento che, aldilà dell’indignazione, dovrebbe far riflettere i leader occidentali sulla necessità di impegnarsi in maniera efficace per risolvere il conflitto congelato nel Nagorno Karabakh, perché è lì che si trovano le spiegazioni a gran parte dei problemi dell’Armenia e dell’Azerbaijan. 

Nell’immagine, un T72 armeno, eretto a memoriale di guerra nei pressi di Stepanakert, capitale del Nagorno-Karabakh (© MarshallBagramyan, Wikimedia Commons)

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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2 comments

  1. con un occidente i cui politici e amministratori pubblici sono costantemente proni di baciare la pantofola di Alyev
    e dei suoi emissari confratelli ed a intascare le mance azere, l’armenia e l’arshak hanno poco da scegliere

    • Giuseppe F. Passanante

      In realtà l’UE non ha un approccio omogeneo nei confronti dell’Azerbaijan: il Parlamento Europeo e la DG Allargamento tendono a dare più attenzione al problema dei diritti umani, mentre la DG Energia è più propensa a chiudere un occhio su queste questioni.
      Tuttavia non ha certo torto chi dice che l’UE è troppo morbida con il regime di Baku soprattutto in paragone con la politica nei confronti della Bielorussia. E’ vero che l’UE ha bisogno del gas azero, ma è anche vero che l’Azerbaijan ha bisogno dei mercati europei e dell’aiuto dell’Europa per riformare il proprio sistema economico. A mio avviso l’UE dovrebbe usare in maniera decisa la propria influenza per spingere il regime di Aliyev verso la democratizzazione e per trovare una soluzione pacifica al conflitto del Nagorno Karabakh.

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