mercoledì , 21 febbraio 2018
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Nairobi, il disegno di Al-Shabaab dietro l’attacco al Westgate Mall e la condanna dell’UE

Tre giorni fa, a Nairobi, un tranquillo sabato al centro commerciale si è trasformato in un incubo. Si contano almeno 62 morti, dopo gli ultimi dati forniti dalla croce rossa keniota (in realtà, ieri mattina il numero era salito a 69). L’assedio, durato tre giorni, si è concluso con l’intervento delle forze speciali, ma ancora molte persone, tra ostaggi e terroristi, mancano all’appello. Un bilancio che fa di questo attacco terroristico l’evento più sanguinoso dopo l’attacco all’ambasciata americana di Nairobi nel 1998.

Le milizie somale di Al-Shabaab hanno fatto irruzione nel centro commerciale Westgate verso mezzogiorno aprendo il fuoco sui civili. Alcuni superstiti riferiscono che l’armata di ribelli è stata artefice di vere e proprie esecuzioni seguite alla liberazione dei musulmani presenti. Per quanto non vi sia chiarezza sulle dinamiche dell’attacco, le dichiarazioni degli esponenti di Al-Shabaab non lasciano dubbi sul disegno terroristico.

In passato, il gruppo Al-Shabaab, notoriamente legato ad Al-Qaeda, aveva già minacciato atti di terrorismo in caso di mancato ritiro delle truppe keniote dalla Somalia. Nel 2011, infatti, l’esercito del Kenya si è insediato nel territorio somalo, alimentando l’ostilità dei miliziani islamisti che vedono in Al-Shabaab l’unica autorità legittima. In effetti, l’organizzazione terroristica ha il controllo sostanziale del Sud della Somalia. Il confine somalo-keniano è ormai da anni un’area molto instabile, dove rapimenti, traffico d’armi e scontri violenti sono problemi ordinari.

Un contesto complesso e delicato, quindi, in cui l’Unione Europea ha potuto far poco, se non sostenere il ruolo dell’Unione Africana nelle missioni di pace. Non si tratta dunque di una tragedia annunciata, ma i segnali di instabilità e conflittualità latente, negli ultimi due anni, sono stati piuttosto forti. Nella giornata di domenica, Al-Shabaab ha rivendicato l’attacco e il portavoce del gruppo, Sheikh Ali Mohamud Rage, ha autorizzato l’uccisione degli ostaggi, un’azione dichiaratamente volta a punire l’intervento delle forze armate keniote in Somalia.

Il centro commerciale Westgate di Nairobi, d’altronde, costituisce un bersaglio ad alta valenza simbolica, situato nella ricca ed elegante zona ovest della capitale keniota, nonché sede di importanti uffici con una notevole concentrazione di uomini d’affari e diplomatici. Il Westgate Mall, in un contesto simile, è il simbolo non solo del capitalismo all’occidentale, ma anche di quel lusso cui hanno accesso solamente gli stranieri e i ricchi keniani, impermeabile al disagio e alla povertà che affliggono il resto della città e del continente. Non stupisce allora, stando a quanto dichiarato dal portavoce militare Abulaziz Abu Muscab, che il Westgate sia stato scelto per colpire simbolicamente il cuore dell’alta dirigenza keniota e occidentale.

Il Presidente keniota Uhuru Kenyatta ha invocato il sostegno internazionale nella lotta al terrorismo. Lui stesso ha perso il nipote nell’attentato, ucciso dagli assaltatori insieme alla compagna. Il Presidente americano Barack Obama ha assicurato l’appoggio statunitense per trovare e condannare i colpevoli. L’UE, dal canto suo, si è pronunciata attraverso l’Alto Rappresentante per gli Affari esteri, Catherine Ashton, che ha offerto pieno sostegno alle autorità per prevenire in futuro simili attentati. Herman Van Rompuy e Manuel Barroso, in una dichiarazione congiunta, hanno condannato formalmente l’attacco e sottolineato come questo renda ancora più importante l’impegno europeo nel promuovere la sicurezza e la stabilità della regione.

Viste le irrisolte tensioni sul territorio somalo e le continue rivendicazioni di Al-Shabaab, è lecito temere che simili episodi non facciano parte di un capitolo chiuso. Il potere e l’influenza che Al-Shabaab esercita in Somalia (e non solo) costituiscono una miscela esplosiva che può colpire in qualunque momento.

Era davvero impossibile prevedere tutto questo? Difficile valutarlo. Senza dubbio le minacce di Al-Shabaab sono note da tempo e il bersaglio è simbolicamente molto rilevante. Il gruppo armato, inoltre, è riuscito a irrompere nel centro commerciale portando con sé bombe a mano, nonostante i controlli di sicurezza. Nel contempo, la Corte Penale Internazionale ha dovuto sospendere il processo che interessa il Vice Presidente del Kenya William Ruto, anch’egli accusato di crimini contro l’umanità. Eventi che possono suscitare qualche sospetto, mentre l’attenzione pubblica è focalizzata su una strage di innocenti.

In foto una vista di Nairobi: in primo piano la bidonville di Kibera, sullo sfondo il centro amministrativo della capitale keniota (Foto: Wikimedia Commons, Schreibkraft). 

L' Autore - Alice Condello

Laureata magistrale in Scienze Internazionali (indirizzo in Studi Europei) con una tesi di ricerca, svolta in parte a Nairobi, sul ruolo internazionale dell'UE in Africa. Il lavoro sul campo ha stimolato in me l'interesse verso il tema delle relazioni tra UE e paesi africani, che ho la fortuna di coltivare e approfondire grazie alla collaborazione con Europae. "Eurottimista consapevole", come mi piace definirmi, sogno un giorno di poter lavorare viaggiando tra Europa e Africa.

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