domenica , 18 febbraio 2018
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Photo © Clara Sanchiz/RNW - www.flickr.com, 2015

Nigeria, Buhari vince elezioni con monitoraggio UE

Muhammadhu Buhari è il nuovo Presidente della Nigeria. Con uno scarto poco superiore ai due milioni di voti, l’ex generale e dittatore della Nigeria ha vinto le elezioni del 28 e 29 marzo, e sostituirà il suo principale avversario politico, il Presidente uscente Goodluck Johnatan, capo del partito conservatore People’s Democratic Party. L’All Progressives Congress ha ottenuto in totale quasi 15,5 milioni di voti, contro i 13,3 del PDP.

I due contendenti: Buhari e Jonathan

Due avversari diametralmente opposti: cristiano Igbo del sud, Goodluck Johnatan governa lo Stato di Bayelsa dal 2005 al 2007 e diviene Vice Presidente di Umaru Yar’Adua fino al 2010, anno in cui lo sostituisce ad interim per poi essere eletto nel 2011. Buhari, alla sua quarta candidatura, ha oggi 72 anni ed un ruolo di primo piano nel panorama politico nigeriano: islamico di etnia Fulani, originario del nord (Stato di Katsina), ex militare, partecipa al sanguinario colpo di Stato ai danni del generale Aguiyi Ironsi, per poi divenire governatore dello Stato del Nord Est (oggi diviso in sei Stati) nel 1975.

Nel 1983 è  tra i leader del colpo di Stato che rovescia il governo democraticamente eletto di Shehu Shagari, divenendo prima Capo di Stato Maggiore e poi assumendo il controllo del Paese dal 1984 al 1985. In questi due anni  conduce una dura “guerra contro l’indisciplina“, una campagna anti-corruzione che porta all’arresto di centinaia tra politici, uomini d’affari e funzionari, considerati il principale freno allo sviluppo della Nigeria. Questo biennio è tuttavia anche caratterizzato da diffuse violazioni dei diritti umani e dalla restrizione della libertà di stampa. Le scarse performance economiche del suo governo portano infine al colpo di Stato militare e alla sua incarcerazione.

Il problema della sicurezza in Nigeria: Boko Haram

Buhari ha continuato a difendere il suo operato, tanto che il suo programma ricalca i temi di un tempo: lotta alla corruzione (soprattutto nel settore energetico), creazione di posti di lavoro e completamento di progetti infrastrutturali. Ad accomunare la campagna elettoreale dei due politici è stato senza dubbio il tema della sicurezza. Johnatan, a pochi giorni dalla tornata elettorale vantava l’efficacia della propria campagna militare contro la minaccia di Boko Haram nel nord del Paese, soprattutto grazie allo sforzo congiunto con Camerun e Chad delle ultime settimane.

La minaccia del fronte islamico radicale in Nigeria è tuttavia ben lungi dall’essere messa a tacere, come ha sottolineato Buhari, che ha promesso l’annientamento di Boko Haram entro pochi mesi, in caso di vittoria. Proprio Boko Haram potrebbe aver avuto una certa influenza sul risultato elettorale: il ticket Buhari-Osinbajo ha infatti potuto contare sulle roccaforti elettorali degli tati del nord, una base elettorale particolarmente flagellata da Boko Haram.

La missione di monitoraggio UE

Le autorità nazionali hanno dispiegato circa 360.000 unità di polizia per garantire il regolare svolgimento delle elezioni nei 150.000 seggi, affiancate inoltre da diverse missioni internazionali di monitoraggio elettorale, tra cui l’europea EU EOM Nigeria 2015: l’UE ha disposto l’invio di personale organizzato in nove diversi team di analisi sotto l’egida del deputato europeo Santiago Fisas Ayxelà.

In un report pubblicato all’indomani della tornata, gli osservatori UE hanno rilevato che le elezioni si svolte in maniera generalmente pacifica (anche se circa venti uccisioni sono state segnalate in tutto il Paese) e nel rispetto dello Stato di diritto, sottolineando piuttosto carenze sistemiche da parte dell’amministrazione nazionale, che hanno di fatto causato rallentamenti e confusione durante il processo, e nei media federali e statali, che, sotto il controllo delle autorità, hanno impedito una equa copertura dei candidati in favore dei candidati già in carica.

Le elezioni rappresentano una condizione necessaria, ma non sufficiente alla stabilizzazione politica della Nigeria. Nelle elezioni del 2011 all’indomani dello spoglio gli scontri di piazza causarono oltre mille morti. In questi giorni sono state già lanciate reciproche accuse di manipolazione delle schede elettorali e le prossime elezioni parlamentari e dei governatori in ventinove stati federali (11 aprile) potrebbero accrescere le tensioni politiche: la corsa per il governo di stati ricchi come Lagos nel sud del Paese potrebbero causare forti tensioni, mentre nel nord del Paese si potrebbero aprire nuove finestre di opportunità per Boko Haram, che già in passato ha goduto del supporto di alcune figure politiche locali di rilievo.

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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