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Nuovi fondi all’EDF, i governi Ue rilanciano la cooperazione allo sviluppo

L’impegno europeo nella cooperazione allo sviluppo non verrà meno. Questo il messaggio che i Ministri per lo sviluppo dei Ventisette hanno voluto trasmettere con il vertice del 28 maggio, nel corso del quale è stato trovato un accordo per molti versi sorprendente sul rifinanziamento dello European Development Fund (EDF). Il principale strumento di sostegno allo sviluppo a disposizione dell’Unione Europea, rivolto in particolare alle necessità dei Paesi dell’Africa, Caraibi e Pacifico (ACP) potrà godere di una dotazione di 31,5 miliardi di euro per il periodo 2014-2020. Si tratta di una somma considerevole, dato che risulta superiore rispetto alla dotazione del decimo EDF (2007-2013), che ha finanziato i progetti europei con 22,7 miliardi.

Inoltre, l’allocazione di una somma superiore ai 30 miliardi supera le previsioni del Consiglio Europeo del febbraio scorso, che nel pieno delle trattative per il futuro Quadro Finanziario Pluriennale, aveva ridimensionato le richieste della Commissione Europea in materia di finanziamento dell’EDF. Non solo. I Ministri dell’UE sono andati oltre, superando le cifre proposte dalla stessa Commissione, che si aggiravano intorno ai 29 miliardi. L’aumento delle risorse a disposizione si spiega in parte con un ulteriore impegno da parte della Banca Europea degli Investimenti di circa 2,5 miliardi.

Il messaggio politico del Consiglio è quindi molto forte, dato che, da un lato, supera il contrasto con l’esecutivo comunitario e, presumibilmente, con il Parlamento Europeo, che si era detto fortemente critico nei confronti dell’approccio dei Capi di Stato e di Governo alla cooperazione. Dall’altro, ribadisce la volontà europea di non rinunciare alla propria missione presso i Paesi in via di sviluppo, nonostante le profonde difficoltà economiche che ancora attanagliano molti Stati membri. Rimane tuttavia ancora poco chiaro se i fondi aggiuntivi costituiranno un incremento effettivo del budget complessivo dell’UE o se invece verranno effettuati tagli ad altre voci di spesa.

Se il Consiglio ripropone la prospettiva di un’Unione sempre più coinvolta nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, tale politica non è esente da complessità. Le conclusioni del Consiglio sottolineano infatti come sia sempre più complesso per molto Stati membri rispettare gli impegni assunti nel 2005, quando ogni Paese membro si assunse l’onere di predisporre finanziamenti per la cooperazione pari allo 0,7% del Prodotto Nazionale Lordo (PNL), in modo da rispettare i Millennium Development Goals (MDG). Il rapporto annuale sugli impegni degli Stati membri nella cooperazione allo sviluppo, commissionato dal Consiglio Europeo al Consiglio a partire dal 2010 e discusso nella riunione di questa settimana, mostra infatti come quindici Stati abbiano ridotto i fondi per lo sviluppo nel corso del 2012, per una perdita complessiva di circa 3,2 miliardi.

A fronte di tale calo, dodici membri hanno invece aumentato i propri aiuti, complessivamente di circa un miliardo. Quattro di questi Paesi stanno già rispettando gli impegni per il 2015: Lussemburgo (1% del PNL), Svezia (0,99%), Danimarca (0,84%) e Paesi Bassi (0,71%). Molti degli altri Paesi sono invece ben lontani da tali soglie: in particolare, la situazione dei Paesi colpiti dalla crisi economica e del debito è quanto mai critica, con Grecia (0,13%) e Spagna (0,15%) fanalini di coda assieme all’Italia (0,13%). Il Consiglio dunque esprime preoccupazione per questo trend, pur comprendendo le difficoltà economiche attraversate da molti Stati membri.

Appare dunque ancora più significativo l’impegno per il rifinanziamento dell’EDF. È eloquente la reazione quasi sorpresa del Commissario Europeo per lo Sviluppo Andris Piebalgs, che ha accolto “caldamente” le notizie dal Consiglio. Oltre alle decisioni in merito all’EDF, il Commissario ha accolto con favore l’impegno dei Ministri a giocare un ruolo attivo nella stesura di un’agenda per lo sviluppo post-2015, una materia che nei prossimi giorni lo stesso Piebalgs affronterà in prima persona recandosi a New York per la presentazione del rapporto dell’High Level Panel delle Nazioni Unite. Inoltre, la scelta di promuovere un approccio integrato allo sviluppo, che non miri solamente allo sradicamento della povertà, ma anche alla sua sostenibilità sociale ed ambientale, non poteva che suscitare un responso positivo dalla Commissione, che da anni si batte per una cooperazione allo sviluppo sempre più comprensiva e, allo stesso tempo, coerente.

In conclusione, i Ministri per lo sviluppo europei hanno voluto ribadire il titolo di primo donatore al mondo di cui si fregia l’UE. Un ruolo di cui molti cittadini europei non sono consapevoli e, forse, nemmeno troppo entusiasti. Esso però costituisce uno degli strumenti attraverso cui l’UE può far sentire maggiormente la propria voce nel mondo, nell’interesse dei cittadini dei Paesi in via di sviluppo, ma anche dell’Europa stessa. Questa, evidentemente, l’opinione dei Ministri dell’UE.

In foto il Commissario Europeo per lo Sviluppo Andris Piebalgs al Consiglio Sviluppo del 28 maggio. (Foto: Council of the European Union)

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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