domenica , 25 febbraio 2018
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Obama: presto possibile l’export di gas in Europa

Il summit bilaterale fra Unione Europea e Stati Uniti, svoltosi a Bruxelles il 26 marzo, non poteva capitare in un momento più decisivo. La crisi in Ucraina ha fatto riemergere vecchi fantasmi nei rapporti fra Occidente e Russia. E anche se lo stesso Presidente Barack Obama ha tenuto a precisare in conferenza stampa che non siamo di fronte a una nuova Guerra fredda, questo è vero solo perchè oggi la Russia non sta guidando un blocco ideologico come in passato. Il confronto c’è, dunque, ed è molto critico: Europa e Stati Uniti vogliono presentarsi compatti di fronte a questa sfida. In effetti, se il vertice si fosse tenuto pochi mesi fa, le due materie di dibattito prioritarie sarebbero state probabilmente le trattative sul Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) e la protezione dei dati personali su internet, dopo lo scandalo Datagate.

Ovviamente, questi argomenti non sono stati ignorati: Obama ed Herman Van Rompuy hanno sottolineato l’importanza della cooperazione economica fra le due sponde dell’Atlantico, nel cui ambito il TTIP gioca un ruolo cruciale. Nella dichiarazione congiunta, almeno formalmente, gli Stati Uniti sembrano aver voluto anche concedere qualche punto rispetto alle preoccupazioni di parte dell’opinione pubblica europea sull’accordo: viene ribadito l’impegno per la trasparenza dei negoziati e affermata la centralità della lotta al cambiamento climatico. In materia di protezione dei dati, Stati Uniti e UE rilanciano le trattative su un accordo comprensivo che garantisca tutele più accentuate, da firmare prima dell’estate. Le due parti hanno poi ricordato la loro cooperazione in svariate regioni del mondo (Africa, Medio Oriente e Vicinato orientale dell’UE su tutte), nell’ambito della sicurezza e della cooperazione allo sviluppo.

Ma al centro delle discussioni ci sono state l’Ucraina e la dipendenza energetica dell’Europa da Mosca. Nonostante nelle scorse settimane l’approccio di Washington sia stato più incisivo di quello europeo, la dichiarazione congiunta riprende in larga parte quanto deciso dal Consiglio Europeo, con un linguaggio abbastanza ampio, anche se deciso, così da ricomprendere le svariate posizioni in campo. Sulla Crimea però i due partner non potrebbero essere più netti: non riconosceranno mai l’annessione della penisola da parte della Russia. L’invito alla Russia a non destabilizzare ulteriormente l’Ucraina, si accompagna all’augurio per una soluzione politica e all’invito a Kyev di adottare misure inclusive nei confronti della minoranza russofona.

Dato che è stata la dipendenza energetica dal gas russo ad aver pregiudicato in larga parte un’azione più decisa dell’UE, Obama gioca la carta vincente per sbloccare la situazione: il Presidente si è infatti impegnato a favorire le esportazioni di gas dagli Stati Uniti all’Europa, così che il continente non sia costantemente ostaggio delle decisioni del governo russo e del suo braccio energetico, Gazprom.

Il dibattito sui rapporti energetici fra le tre parti infuria da tempo. Gazprom ha sempre richiesto che i contratti firmati con i clienti europei siano di lunga durata, anche decennale, e prevedano un legame fra il prezzo del gas e quello del petrolio, più incline a un trend ascendente, nonostante la stabilizzazione degli ultimi anni. Gli europei vorrebbero invece che il prezzo riflettesse il gioco fra domanda e offerta. Qui entrano in campo gli Stati Uniti e la loro rivoluzione dello shale gas, che ha permesso un calo vertiginoso del prezzo negli States, oggi equivalente a circa un terzo del prezzo medio europeo.

Per salvaguardare imprese e consumatori statunitensi, vige però un divieto de facto di esportazione di gas e petrolio estratti con le nuove tecniche di fracking. In questo modo, viene garantito loro un prezzo molto più conveniente di quello a cui queste materie vengono scambiate sui mercati internazionali. Per questo motivo l’annuncio di Obama al summit con l’UE è decisivo: permettere ai produttori americani di esportare il proprio gas in Europa significherebbe ridurre la dipendenza di molti Stati europei da Gazprom. Non solo verrebbe favorita la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e salvaguardata la sicurezza energetica europea, ma sarebbe possibile anche aiutare l’Ucraina, pompando il gas statunitense nel suo territorio. Questo come auspicio: sarà poi necessario in tempi relativamente brevi adeguare le infrastrutture e integrare seriamente il mercato energetico europeo. Il primo passo politico è stato però compiuto.

In foto la conferenza stampa di Barack Obama, José Manuel Barroso e Herman Van Rompuy (© Council of the European Union – 2014)

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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