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Omofobia e xenofobia in Russia: l’UE teme nuove violazioni dei diritti umani

Il Parlamento Europeo continua ad adoperarsi per approfondire e sviluppare ulteriormente le relazioni con la Russia sulla base del reciproco impegno condiviso a favore della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti umani. I violenti atti xenofobi e omofobi verificatesi sono stati discussi anche dalla Commissione Europea il 10 ottobre.

Al centro del dibattito anche le ONG che devono far fronte a una campagna di chiusura da parte delle autorità russe. A seguito dell’adozione di diversi atti normativi che comportano una restrizione delle libertà di espressione, di riunione e di associazione- nella fattispecie la legge sui cosiddetti “agenti stranieri” e le leggi federali e regionali “antipropaganda”– numerose organizzazioni hanno denunciato un aumento delle aggressioni di matrice omofoba e xenofoba. Ormai circolano in rete diverse centinaia di video caratterizzati da un’assurda violenza, in cui si vedono gruppi di ultranazionalisti che picchiano e torturano persone omosessuali, bisessuali e trans gender (LGBT), anche adolescenti, nonché immigrati e appartenenti a minoranze etniche.

Le ONG russe che monitorano le gravi violazioni sono ora minacciate di chiusura. Le ONG, così come gli attivisti civili e politici che difendono i diritti delle donne, dei giovani, delle minoranze etniche, degli immigrati e delle persone LGBT, subiscono intimidazioni e minacce da parte di vigilantes urbani ed esponenti della polizia. Esiste un’ampia casistica di processi iniqui in cui manifestazioni, come il Festival cinematografico dedicato alle tematiche LGBT “Fianco a Fianco”, sono state oggetto di sanzioni pecuniarie e costrette a chiudere. All’organizzazione di San Pietroburgo Coming Out è stata inflitta la sanzione pecuniaria massima prevista dalla legge sugli “agenti stranieri” e, anche se la sentenza è stata successivamente annullata da un’istanza superiore, la minaccia di ispezioni da parte della polizia rimane. Ad altre organizzazioni è impedito di operare se non dichiarano di essere “agenti stranieri”, assoggettandosi così a vincoli giuridici che ne compromettono il funzionamento.

Lo scorso giugno la Camera bassa della Russia, la Duma, ha approvato una serie di norme molto pesanti che renderanno più difficile la vita delle persone omosessuali: prevedono infatti multe consistenti per chiunque “diffonda informazioni” sull’omosessualità a persone che abbiano meno di 18 anni e organizzi manifestazioni a sostegno delle persone omosessuali. Di fatto, hanno osservato molte associazioni per i diritti umani, la legge vieta di parlare dell’omosessualità.

Le ragioni di questa legislazione partono da lontano. L’omosessualità in Russia fu illegale per sessant’anni, dal 1933, e fu spesso associata dal governo al fascismo o alla borghesia, a fasi alterne: questo spiega in gran parte perché ancora oggi molti russi, soprattutto anziani, ne siano così diffidenti. Il 29 aprile 1993 Boris Yeltsin eliminò l’art. 121 del Codice Penale, soprattutto a causa delle molte pressioni fatte dall’Unione Europea. La Chiesa Ortodossa continua invece a considerare l’omosessualità “una piaga sociale”.Il governo di Putin in questi anni ha guadagnato forza e stabilità dal buon rapporto con la Chiesa Ortodossa, ottenuto anche grazie a misure repressive e toni omofobi.

Nel maggio del 2012 il Parlamento Europeo aveva già denunciato in una risoluzione che i diritti degli omosessuali sono sempre più in pericolo nell’Europa orientale, in particolar modo in Russia e a seguire Lettonia, Lituania e Ungheria, Moldova, Ucraina. La Commissione Europea ha biasimato fortemente le gravi violazioni dei diritti umani, cercando di stabilire un dialogo democratico e garantista con i rappresentanti russi.

La strada creata dall’UE è volta a tutelare l’individuo in quanto tale, a prescindere dal proprio orientamento sessuale. Non a caso nel 2007 l’UE ha promosso l’International Day Against Homophobia, Biphobia and Transphobia, che si celebra il 17 maggio di ogni anno. Attendendo nuove prese di posizione dell’Unione Europea, va segnalato il caso della regione Emilia Romagna: il Consiglio regionale emiliano ha approvato un documento che chiede al governo di offrire asilo politico agli omosessuali russi perseguitati, dando subito la disponibilità ad accoglierli entro i confini della regione. Una proposta dal forte contenuto etico e sociale a cui guardare positivamente.

In foto Vladimir Putin e Manuel Barroso al recente G20 di San Pietroburgo (Foto: European Commission) 

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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