martedì , 20 febbraio 2018
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Piebalgs: l’UE ha un dovere morale verso la Repubblica Centrafricana

La Repubblica Centrafricana, il cuore “geografico” dell’Africa, sfortunatamente costituisce da anni anche il focolaio del continente, dove instabilità politica e sottosviluppo sono connessi e si alimentano a vicenda. Dal dicembre 2012, il Paese è stato travolto da un intenso conflitto civile, che ha toccato l’apice della violenza nel marzo del 2013, con la deposizione del Presidente Bozizè e la presa del potere da parte dei ribelli del gruppo Seleka. Gli Accordi siglati a Libreville (gennaio 2013) si sono rivelati sostanzialmente carta straccia: l’obiettivo di Seleka, gruppo armato eterogeneo con significative presenze islamiste, era il controllo totale dello Stato. Oggi la Repubblica Centrafricana ha come Presidente il leader di Seleka, Michel Djotodia, alla guida di un governo di transizione, che ha sospeso la costituzione, con l’intento di condurre il Paese a nuove elezioni nel giro di pochi anni.

L’UE attualmente rappresenta il principale donatore della Repubblica Centrafricana, nonché un “partner” economico chiave secondo quanto sancito dagli Accordi di Cotonou. Di fronte a tale situazione, i problemi da affrontare non riguardano solo il quadro politico, ma soprattutto la grave situazione umanitaria. Per questo motivo, l’UE ha parlato di un sostegno economico e sociale che miri a stabilizzare l’area sul lungo periodo, con l’obiettivo di ridurre il potenziale impatto destabilizzante della Repubblica Centrafricana sul resto della regione.

Tuttavia, creare un accesso umanitario sia per l’UE, sia per qualsiasi altro attore rappresenta un’impresa tutt’altro che semplice. Con i miliziani di Seleka al comando, uniti dal sentimento di odio verso il passato governo centrale di Bozizè, il Paese si trova sostanzialmente vittima di un vuoto di potere: saccheggi, stupri e arruolamento di bambini soldato sono fatti frequenti, che rimangono tragicamente impuniti. Si è parlato spesso di un conflitto civile di natura religiosa, a causa della presenza di miliziani di fede islamica, senza dimenticare che Djotodia è il primo Presidente musulmano della Repubblica Centrafricana. Al di là delle motivazioni religiose, però, avere il controllo del Paese implica la gestione di immense ricchezze naturali: non solo i tipici “diamanti insanguinati” del sottosuolo africano, ma anche oro e uranio.

A dicembre, l’UE ha mostrato una forte attenzione per la crisi nella Repubblica Centrafricana e ha attribuito una certa priorità a questo caso all’interno della sua agenda di politica estera. Dalla volontà di agire per riportare la pace e la stabilità alla capacità di intervenire efficacemente, purtroppo, intercorre un divario consistente, non tanto dovuto alla difficoltà dell’UE di esercitare un’azione comune in politica estera. Piuttosto, il problema principale è che al crescere dell’insicurezza all’interno del Paese aumenta il bisogno di aiuti umanitari, ma nel contempo diventa sempre più complicato riuscire a creare una accesso umanitario. Una trappola mortale di fronte alla quale Andris Piebalgs, il Commissario europeo per lo Sviluppo, ha affermato che l’UE ha «il dovere morale di fare tutto il possibile per fornire sostegno e soccorso immediati alle persone che stanno soffrendo per una situazione che non dipende dalla loro scelta». A tal fine, Piebalgs ha stabilito di devolvere altri dieci milioni di euro del Fondo Europeo di Sviluppo (FES) per offrire un maggiore sostegno umanitario alla Repubblica Centrafricana, che si aggiungono agli otto milioni e mezzo di euro impiegati entro la fine del 2013.

Ben consapevoli che i nuovi fondi messi a disposizione dal primo gennaio 2014 non saranno comunque sufficienti a porre fine alla sofferenza della popolazione civile, Andris Piebalgs e Kristalina Georgieva, il Commissario europeo per la Cooperazione internazionale, gli Aiuti umanitari e la Risposta alle crisi, hanno fatto coralmente appello ad altri partner internazionali per rafforzare il sostegno a favore della Repubblica Centrafricana. L’aiuto finanziario umanitario costituisce senza dubbio il primo passo necessario per aiutare il popolo centrafricano. Ma la vera sfida è ancora un’altra: riuscirà l’UE a creare un accesso umanitario sicuro e immune dalle minacce e dalle mani dei carnefici di Seleka?

In foto il Commissario Andris Piebalgs (Foto: European Commission)

L' Autore - Alice Condello

Laureata magistrale in Scienze Internazionali (indirizzo in Studi Europei) con una tesi di ricerca, svolta in parte a Nairobi, sul ruolo internazionale dell'UE in Africa. Il lavoro sul campo ha stimolato in me l'interesse verso il tema delle relazioni tra UE e paesi africani, che ho la fortuna di coltivare e approfondire grazie alla collaborazione con Europae. "Eurottimista consapevole", come mi piace definirmi, sogno un giorno di poter lavorare viaggiando tra Europa e Africa.

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