martedì , 14 agosto 2018
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Poroshenko, Ucraina: “Sarò Presidente di tutti gli ucraini”

Presidente a metà. Petro Poroshenko ha vinto e, in base alle proiezioni, è il nuovo Presidente ucraino. Una vittoria schiacciante se si osservano le percentuali, che lo danno tra il 55,7 e il 57,3%, contro il 12-13% della sua principale avversaria, Yulia Timoshenko, che ha già riconosciuto la sconfitta. Più staccati gli altri, con Lyashko fermo all’8% e Grytsenko al 6,3%. Per non parlare degli altri 17, tra cui gli estremisti Dmytro Yarosh (Pravy Sektor) e Oleh Tyahnybok (Svoboda), riportati (almeno dagli elettori) al ruolo marginale che meritano, rispettivamente allo 0,9 e 1,3%.

Niente gioia piena però per il neo Presidente che, avendo superato la soglia del 50% delle preferenze, non dovrà aspettare neanche il ballottaggio del 15 giugno. L’affluenza abbastanza elevata (60,04%), maschera infatti un voto cui hanno partecipato solo parte degli ucraini. Nessun seggio aperto in Crimea – solo pochi coraggiosi tatari che hanno superato l’istmo per recarsi a votare – ed anche nell’est del Paese, nelle province di Donetsk e Luhansk autoproclamatosi indipendenti – della settimana scorsa la notizia che le vedrebbe unite in un’unica repubblica ribelle, la “Novorossiya” – solo 528 seggi su 2430 sono stati aperti, con un’affluenza pari all’11,8% circa.

Di questi, nessuno nella città di Donetsk, dove si è svolta una imponente manifestazione dei ribelli. Di questi circa 2000 si sono recati minacciosamente nei pressi dell’abitazione dell’oligarca Akhmetov, Presidente della squadra di calcio dello Shakhtar, reo di aver rifiutato di pagare le tasse all’auto-proclamata Repubblica e ritenuto quindi di posizioni filo-governative. Intimidazioni contro i potenziali elettori anche a Mariupol (che sembrava in mani governative) e Slavyansk, con il “sindaco” Ponomaryov che ha minacciato l’arresto per coloro si fossero recati ai seggi.

L’Est è stato ignorato persino dai 900 osservatori OSCE presenti nel Paese: “Se il voto non avrà luogo, non ci sarà nulla da osservare”. Nell’ovest lo svolgimento è stato invece monitorato anche da osservatori provenienti da 90 Paesi stranieri, ma non dalla Russia, la cui posizione è risultata volontariamente ambigua. Da una parte infatti l’apertura di Putin, venerdì, che si è detto disponibile a lavorare con il nuovo eletto – continuando comunque a ritenere il deposto Yanukovich il legittimo Presidente – ed a ritirare le forze russe dal confine.

Dall’altra Mosca non rinuncia certamente ad influenzare le scelte ucraine. Attraverso la questione gas – previsto in giornata nuovo trilaterale UE-Russia-Ucraina – ma anche con il sostegno “mascherato” alle milizie filo-russe dell’est. Emblematica a tal proposito la massiccia presenza di miliziani ceceni alla parata di Donetsk – documentata da una video-intervista della CNN – che a domanda “Vi manda Kadyrov?” (Presidente ceceno sostenuto da Mosca) hanno negato, dichiarandosi “volontari”, salvo poi ammettere di essere “ex” membri della Kadyrovstky, esercito privato del Presidente ceceno.

In mezzo l’Ucraina, e Poroshenko, a cercare di mantenere l’equilibrio tra conti che non quadrano – oltre ai pagamenti verso Gazprom, le riforme richieste dall’FMI per ottenere crediti per 27 milioni di $ necessari – tra Unione Europea e Russia, tra est ed ovest. Il primo passo che ha detto di voler compiere è proprio un viaggio nell’est, tra chi non lo ha votato o non ha potuto farlo. “Non esistono ucraini dell’ovest e ucraini dell’est, ma un’unica Ucraina, che deve ascoltare le voci di tutti i suoi cittadini”, ha detto. Numerose erano state anche in campagna elettorale le aperture verso il decentramento e le autonomie. Nessuna apertura invece verso la Crimea, che ha definito a tutti gli effetti parte dell’Ucraina.

Spazio all’equilibrismo ed alla moderazione anche in politica interna. Poroshenko si è detto disponibile a lavorare con Yatsenyuk per il bene dell’Ucraina, ma ha espresso necessità di indire elezioni parlamentari entro la fine dell’anno e di rivedere il suo esecutivo, con probabile la richiesta di estromettere elementi dalle posizioni radicali. D’altronde proprio la  moderazione è ciò gli ucraini si aspettano da Poroshenko, capace in passato di far parte di esecutivi dalle posizioni opposte come quelli di Yushchenko e Yanukovich.

Moderazione ed equilibrismo. Per permettere all’Ucraina di andare avanti tra filo-russi ed estrema destra, tra UE e Russia, tra fallimento e FMI, tra guerra e pace. La posizione di Porosenko ricorda la metafora della bicicletta, spesso usata per l’Unione Europea: “per stare in equilibrio deve avanzare, altrimenti cade”. Solo avanzando in termini di legittimità e diventando Presidente di tutti gli ucraini Poroshenko potrà stare in sella. Altrimenti è destinato a cadere, e con lui tutto il Paese.

Nell’immagine, Poroshenko e Catherine Ashton (© European External Action Service, 2014, www.flickr.com)

L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

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