domenica , 18 febbraio 2018
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Una vista di San Juan, capitale di Porto Rico (Wikicommons)

Porto Rico, il default della “Grecia d’America”

Il 1° agosto scorso, Porto Rico ha registrato il primo default della sua storia. La piccola isola caraibica non è stata in grado di rimborsare la tranche di debito da 58 milioni di dollari emesso dall’agenzia pubblica del Paese, la Public Finance Corporation. Il Paese non ha onorato il pagamento, ha spiegato Victor Suarez, capo dello staff del Governatore Alejandro García Padilla: “Non siamo riusciti ad effettuare il pagamento perché non disponiamo dei fondi necessari”. Suarez ha aggiunto: “Il risarcimento sarà effettuato non appena avremo deciso come ristrutturare il debito statale”. Il Governatore García Padilla ha sottolineato come il debito non sia rimborsabile, suggerendo che “la questione riguarda la matematica, non la politica”.

Una “Grecia nord-americana”?

Il debito totale di quella che è stata definita la “Grecia degli Stati Uniti”, ammonta a 72 miliardi di dollari (circa 66 miliardi di euro). Il Paese naviga in gravi condizioni ed è in recessione da otto anni. La disoccupazione giovanile ha raggiunto il 25% e ogni cittadino portoricano ha sulla testa una cambiale da 20 mila dollari. Come ammesso dallo stesso Suarez, il governo di San Juan è ormai insolvente. Senza un importante piano di ristrutturazione, le conseguenze potrebbero sentirsi anche a Washington.

Nonostante le suggestioni e le somiglianze tra i due casi, i paralleli con la crisi greca si fermano qui. Non solo gli Stati Uniti sono un Paese compiutamente federale, ma Porto Rico non è a tutti gli effetti uno Stato membro. L’Estado Libre Asociado de Puerto Rico è infatti un territorio non incorporato agli Stati Uniti, ma ceduto ad essi dalla Spagna dopo più di 400 anni di dominio coloniale iberico. Con una popolazione di circa 3,7 milioni di abitanti, l’isola è dipendente da Washington ed appartiene agli Stati Uniti a tutti gli effetti, pur senza essere a pieno titolo un membro dell’unione. Eppure, le lingue ufficiali sono lo spagnolo e l’inglese e la valuta utilizzata è il dollaro americano. Alejandro García Padilla ne è sì il Governatore, ma è il Presidente degli Stati Uniti che esercita il ruolo di Capo dello Stato.

Washington e il debito portoricano

Il Governatore del territorio di questo 51esimo Stato degli USA mai riconosciuto ha così potuto sollecitare l’aiuto di Washington e del governo federale americano, nonché dei creditori, prevalentemente cooperative di piccole dimensioni e privati che hanno investito in hedge fund. Aiuto che, per ora, gli Stati Uniti non sembrano disposti a concedere. Il portavoce della Casa Bianca, John Ernest, ha infatti dichiarato: “Non stiamo considerando un salvataggio federale di Porto Rico”. Porto Rico si è visto così abbassare il proprio rating sovrano da Standard & Poor’s da Ccc+ a Ccc-.

Entro la fine di agosto le autorità potrebbero riuscire a presentare un piano di ristrutturazione da presentare ai creditori. Nel frattempo però, volenti o nolenti, gli Stati Uniti dovranno occuparsi dell’isola caraibica. Una legge appropriata sulla scia di quella prevista dalla normativa sull’amministrazione controllata – riservata per ora esclusivamente alle città statunitensi – consentirebbe infatti di negoziare la ristrutturazione del debito usufruendo della protezione dei creditori. In alternativa, la piccola Porto Rico potrebbe essere costretta nei prossimi mesi a dichiarare altri default.

L' Autore - Giulia Richard

Responsabile UE-America Latina & Spagna - Laureata magistrale in Development, Environment & Cooperation presso l'Università di Torino, con una tesi sulle relazioni commerciali tra UE e America Latina. Dopo aver lavorato a Montevideo e a Valencia, attualmente vivo nel cuore dell'Europa, a Bruxelles.

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