martedì , 14 agosto 2018
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Premio Sakharov 2013 per la libertà di pensiero: i finalisti

Il 10 ottobre prossimo, il Parlamento Europeo annuncerà il vincitore del Premio Sakharov per la Libertà di Pensiero per il 2013 e il 20 novembre il vincitore ritirerà l’onorificenza a Strasburgo. Il 30 settembre scorso il Commissariato Regionale per gli Affari Esteri, il Commissariato per lo Sviluppo e il Sottocommissariato per i Diritti Umani hanno selezionato i tre finalisti tra cui verrà scelto il vincitore.

Il primo gruppo candidato intende rappresentare tutti i prigionieri politici bielorussi, incarcerati a seguito della manifestazione della Piazza dell’Indipendenza a Minsk il 19 dicembre 2010 contro la discussa rielezione del Presidente Alexander Lukashenko. A nome di tutti costoro, sono stati selezionati tre personaggi che hanno avuto un ruolo attivo non solo in quell’occasione, ma come difensori della libertà di pensiero ed espressione.

Ales Bialiatski è un attivista bielorusso, fondatore e capo del Centro di Viasna per i Diritti Umani, un’organizzazione con lo scopo di provvedere e garantire assistenza finanzia e legale ai prigionieri politici e alle loro famiglie. Il candidato è anche Vicepresidente della Federazione Internazionale per i Diritti Umani, una federazione non governativa e non politica per le organizzazioni per i diritti umani, che si pone l’obiettivo di promuovere il rispetto della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e delle Convenzioni Internazionali sui Diritti Civili e Politici e Economici, Sociali e Culturali. Biatliatski è stato arrestato nel 2011 per “evasione fiscale”, ma il reato non sussiste e numerose organizzazioni internazionali stanno spingendo per il suo rilascio. Nel frattempo, nel Novembre 2012, il governo bielorusso ha confiscato e chiuso la sede del Viasna.

Accanto a Bialiatski sono stati candidati Eduard Lobau, attivista con il Fronte Giovanile del movimento democratico nazionale, attualmente prigioniero per ordine del governo bielorusso e considerato da Amnesty International “detenuto per reato d’opinione”, e Mikola Statkevich, candidato alle elezioni presidenziali bielorusse del 2010.

Il secondo finalista è Edward Snowden. Ex tecnico della CIA e consulente esterno della Agenzia di Sicurezza Nazionale statunitense (NSA), da cui si era licenziato per divergenze di idee, il 5 Giugno 2013 Snowden ha rivelato attraverso un’intervista anonima a The Guardian informazioni sui programmi di intercettazione e controllo attuati dal governo degli Stati Uniti proprio attraverso le due agenzie. L’informatico, che ha reso nota la sua identità il 9 Giugno, ha affermato che aveva parlato “per informare il pubblico su ciò che viene fatto in loro nome e quello che è fatto contro di loro”. Le rivelazioni sono in effetti di forte impatto: si tratta di documenti che provano un controllo diretto del governo statunitense sulle telefonate e sul traffico internet dei suoi cittadini e di coloro che si mettono in contatto con loro, nonchè lo spionaggio di numerosi diplomatici europei. Snowden è stato denunciato il 21 Giugno dai procuratori federali degli Stati Uniti con accuse di furto di proprietà del governo e comunicazione di informazioni segrete. In seguito, ha ricevuto il sostegno di Julian Assange e di Wikileaks, ed è attualmente in Venezuela, che gli ha offerto asilo politico e umanitario.

La terza e ultima finalista è una giovane studentessa pakistana, Malala Yousafzai. Ad appena 15 anni è la più giovane candidata al Premio Nobel per la Pace 2013 con una petizione che ha raccolto 280.000 firme da tutto il mondo, sostenuta dal partito laburista norvegese. All’età di 13 anni, attraverso un blog per la BBC, ha documentato il regime dei talebani nella sua regione, con particolare attenzione alla situazione femminile e al diritto delle giovani all’istruzione, a cui lei stessa non ha mai voluto rinunciare nonostante le minacce e i pericoli. Nel 2012 infatti, sul bus di ritorno da scuola, è stata quasi uccisa da un gruppo di talebani pakistani che hanno sostenuto che la ragazza è “il simbolo degli infedeli e dell’oscenità”. Ricoverata e curata in un ospedale di Londra, la giovane ha già in mente un nuovo progetto: la Malala Education Foundation, una fondazione che aiuti le ragazze povere ad avere accesso alla scuola e all’istruzione.

Il 10 Ottobre sapremo chi tra loro avrà meritato la palma della vittoria tra loro secondo il Parlamento Europeo, ma la loro attività e i loro sforzi meritano di essere ricordati indipendentemente da qualsiasi riconoscimento ufficiale.

In foto una rappresentazione grafica dedicata al Premio Sakharov (Foto: European Parliament)

 

L' Autore - Giulia Corino

Laureata triennale, sto proseguendo gli studi magistrali in Lettere Moderne e alla Scuola di Studi Superiori dell'Università di Torino. Sono appassionata di storia e culture del mondo antico e moderno.

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