lunedì , 19 febbraio 2018
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Primavera o inverno arabo? Al Parlamento Europeo si torna a parlare di Maghreb

Il Parlamento Europeo ha accolto mercoledì 10 aprile due ospiti d’eccezione: Najib Ghebbi, ex ministro tunisino per lo sviluppo regionale e locale nonché leader del partito democratico progressista tunisino, e Mahmoud Jibril, primo ministro libico ad interim fino all’ottobre 2003 e leader dell’Alleanza di Forze Nazionali, movimento moderato e di ispirazione democratica.

Il titolo del dibattito, “La Primavera Araba ha fallito? L’Europa è sostanzialmente assente?”, è volutamente provocatorio ed indica un tentativo di risposta a coloro che piuttosto che di una primavera hanno parlato e parlano ancora oggi di un “inverno arabo“. A due anni di distanza dal grande tsunami che ha detronizzato diversi dittatori nordafricani, le spinte democratizzanti si sono infrante contro un muro di localismi ed interessi in conflitto tra loro nella nuova definizione istituzionale e costituzionale dei Paesi della regione. A questo “inverno” si accosta poi il gelo che proviene da nord, ovvero da un’Unione Europea che alcuni reputano ancora troppo poco attiva in un contesto di vicinato che è invece strategicamente fondamentale, sia da un punto di vista economico-sociale che di sicurezza.

Il dibattito si è soffermato in particolare sui giovani e sul loro ruolo durante e dopo la rivoluzione. Jibril ha apertamente sostenuto l’idea per cui la gioventù libica ha rappresentato il vero motore della rivoluzione ed avrà un ruolo altrettanto importante nel processo di costruzione democratica del Paese. La possibilità di essere connessi alla rete ha permesso ai giovani della Libia di scambiare idee, opinioni, organizzarsi in gruppi attivi in grado di dare voce ai loro bisogni ed ai loro desideri. Questa unità ha permesso loro di affrontare le vecchie ideologie ed ancora permetterà loro di contrapporvi la propria ideologia, ovvero «l’ideologia dell’essere liberi».

Najib Ghebbi si é soffermato maggiormente sulla situazione in Tunisia, descrivendo il vuoto di potere nato dall’abbattimento del regime di Ben Ali. A detta di Ghebbi la rivoluzione non è affatto fallita. Al contrario, la costituente tunisina sta lavorando alacremente per poter proporre un testo costituzionale procedere con le prime elezioni veramente libere e democratiche nel mondo arabo entro la fine del 2013. L’attenzione dei costituenti si sta soffermando in particolare su alcuni punti chiave come la nuova legge elettorale e la ricerca di strumenti per garantire la sicurezza nel Paese.

In questo contesto di profonda instabilità, entrambi i politici nordafricani sono concordi nel sostenere che le relazioni con l’UE siano un fattore determinante nel processo di democratizzazione e di sviluppo economico e sociale della regione. «È  vero che l’engagement europeo nella regione si è ridotto negli ultimi mesi, ma è altrettanto vero che l’Unione Europea sta affrontando in questo momento una crisi economica e sociale  senza precedenti e di questo siamo pienamente consapevoli» ha affermato Jibril.

Eppure, una partnership economica più ampia tra le due sponde del Mediterraneo è ancora vista come il principale veicolo per l’apertura all’economia di mercato dei Paesi del Maghreb, senza cui non sarebbe possibile riattivare e potenziare i processi di produzione e distribuzione della ricchezza (basti pensare che l’80% del commercio estero tunisino è diretto da e verso l’UE).

Di particolare rilievo è inoltre il fatto che, contrariamente ad un’idea sempre più diffusa in Europa e altrove, i rappresentanti nordafricani considerano il principio di condizionalità positiva come un elemento potenzialmente molto utile allo sviluppo della regione, grazie al quale si potrebbero accoppiare i processi di sviluppo economico e politico nei Paesi interessati. «Se condizionalità positiva vuol dire che entro il 2013 avremo elezioni democratiche ed aiuti da parte dell’UE, allora noi siamo convinti che sia un elemento fondamentale» ha affermato Ghebbi, che si è concentrato sugli aspetti economici della relazioni euro-mediterranee.

La conferenza si è dunque svolta in un clima essenzialmente positivo, in cui i due partner dell’UE hanno più volte affermato il loro interesse ed il loro bisogno di continuare ad intrattenere una relazione proficua e pacifica con i vicini europei. Dal canto europeo, Guy Verhofstadt – membro del Parlamento Europeo e del gruppo dei liberaldemocratici e tra gli organizzatori del dibattito – ha descritto come, a partire dalla Primavera Araba, si sia sviluppato «un momento unico per creare di nuovo un mare nostrum» in cui Africa ed Europa siano in grado di convivere pacificamente, collaborando per il bene comune.

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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