domenica , 18 febbraio 2018
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Questione palestinese: Abu Mazen in visita a Bruxelles

Il 23 e il 24 ottobre il Presidente palestinese, Mahmoud Abbas, si è incontrato con i due principali titolari della rappresentanza esterna dell’Unione Europea: il Presidente Herman van Rompuy e l’Alto Rappresentante Catherine Ashton. Tema dei colloqui è stata principalmente la questione palestinese cui, per l’ennesima volta, si cerca una soluzione riavviando i negoziati con Israele.

Un effetto della crisi siriana in atto è stato infatti quello di riproporre con drammaticità l’esigenza di trovare una soluzione per uno dei maggiori problemi del Medio Oriente: la collocazione di milioni di profughi palestinesi. L’Unione Europea, spesso accusata da più parti di mancare di una vera e propria azione esterna coerente tra le sue istituzioni, sollecitata dalle agenzie delle Nazioni Unite,0 ma soprattutto dall’emergenza immigrazione che sta mettendo a dura prova le sue frontiere, ha finalmente deciso di prendere una posizione su questo argomento delicato. La via imboccata dalle istituzioni dell’Unione, come ci si poteva aspettare, è mediana, ma il fatto che finalmente una decisione sia stata presa dal maggiore partner economico dei Paesi mediorientali è di fondamentale importanza.

In occasione degli incontri con Abu Mazen, tanto il Presidente Van Rompuy quanto Lady Ashton hanno sottolineato la necessità impellente di creare uno Stato per i palestinesi. “I cittadini palestinesi e le loro famiglie”, ha affermato Van Rompuy al termine dell’incontro, “devono finalmente vedersi riconosciuto il diritto di vivere in pace e di prosperare in uno Stato palestinese sovrano”.

La soluzione ampiamente caldeggiata dall’Unione è dunque che, attraverso i negoziati, il Presidente Abu Mazen e il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu riescano a stabilire la nascita di due Stati vicini e pacifici: “lo Stato di Israele”, ha spiegato Ashton, “e un indipendente, democratico, contiguo, Stato sovrano palestinese”. “L’Unione Europea”, ha affermato il Presidente Van Rompuy, “è pronta a fornire l’assistenza richiesta nel processo dei negoziati e a contribuire all’implementazione delle decisioni prese. Ho assicurato al presidente Abbas che l’Ue continuerà il suo forte sostegno ai negoziati”.

Il Presidente del Consiglio Europeo e l’Alto Rappresentante dell’Unione hanno inoltre in più passaggi ribadito dopo l’incontro con Abu Mazen che il riconoscimento del diritto a uno Stato debba essere mutuale, con un velato riferimento alle forze di estrema destra israeliane che invece remano da tempo contro la buona riuscita dei negoziati, ma anche alle frange più intransigenti dei movimenti palestino – libanesi.

Si tratta dunque della solita, vecchia storia delle due popolazioni che vogliono lo stesso pezzo di terra e dei difficili ed estenuanti negoziati destinati a finire in un nulla di fatto? Potrebbe darsi. Tuttavia, oggi più che in passato, c’è un motivo ulteriore per cercare di raggiungere un accordo: in questo preciso frangente storico, infatti, è sentita come mai prima d’ora la necessità di trovare una soluzione al contrasto tra Israeliani e Palestinesi, contrasto che negli anni è andato accentuandosi con le politiche di insediamento portate avanti a varie riprese da Israele.

“Il terribile conflitto in Siria minaccia la stabilità dei Paesi vicini”, ha richiamato infatti il Presidente Van Rompuy, “sia Israele che la Palestina possono contribuire in modo significativo a rinforzare la stabilità regionale risolvendo i loro contrasti”.

Con la Siria in piena guerra civile, polo attrattore di una serie di tensioni regionali che coinvolgono molti più attori di quanti si potrebbe pensare, la pacificazione tra Israele e la Palestina sarebbe un grande elemento stabilizzatore. Trovare una patria ai milioni di profughi palestinesi sparpagliati nei Paesi confinanti sarebbe utile non solo per gli Stati arabi, ma anche e soprattutto per Israele. Ponendo fine alle ostilità con i palestinesi, infatti, gli israeliani potrebbero ritrovarsi almeno un nemico in meno.

In foto, l’incontro fra Catherine Ashton e Mahmoud Abbas (© European Union – EC 2013)

L' Autore - Sara Monetta

Laureata in Scienze Politiche, curriculum Studi sull'Asia e sull'Africa. Studiosa, nel suo piccolo, di politica internazionale, Unione Europea e Medio Oriente. è giornalista pubblicista e collabora con Radio Base e con il quotidiano Le Cronache del Salernitano. Il suo motto è "Insisti che si può fare"

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