martedì , 20 febbraio 2018
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Rafforzamento della PEV: futuro in primo piano per il Parlamento Europeo?

Lunedì 2 settembre si è riunita la commissione Affari Esteri (AFET) del PE, che si occupa – tra le altre cose – di rafforzare le relazioni politiche dell’Unione con i Paesi vicini, gestire i negoziati di adesione e promuovere i valori democratici nei Paesi terzi ed è presieduta dal tedesco Elmar Brok, proveniente dalle fila del Partito Popolare Europeo. Nella riunione di lunedì, i membri della commissione AFET si sono confrontati per arrivare ad una proposta di risoluzione sul rafforzamento della Politica Europea di Vicinato (PEV).

In base a tale proposta, il Parlamento dovrebbe svolgere un ruolo di primo piano nel processo di elaborazione e attuazione della PEV e dovrebbe essere informato a proposito dei progressi nell’attuazione delle riforme da parte dei Paesi partner.Il PE chiede inoltre che la PEV, così come è stata modificata nel 2011, sia sottoposta regolarmente ad un rigoroso esame di valutazione. In particolare, la commissione AFET pone l’accento sulla necessità di applicare in maniera coerente sia la scelta di un «approccio differenziato» sia il principio del «more for more».  In questo modo, soltanto i partner che registrano sensibili progressi nell’attuazione delle riforme politiche in vista di una graduale transizione verso la democrazia possono beneficiare di maggiori incentivi economici e di accordi di partenariato più stretti: si tratta, dunque, di una forma di condizionalità positiva.

Per quanto riguarda nello specifico il vicinato meridionale, il PE invita gli Stati membri dell’UE a promuovere accordi di riammissione e di liberalizzazione dei visti in entrata sulla falsa riga degli accordi sottoscritti con gran parte dei Paesi del vicinato orientale. La commissione AFET sottolinea inoltre la necessità di elaborare misure volte a favorire lo sviluppo socioeconomico dei partner mediterranei che sfruttino l’esperienza dell’UE in materia di politiche regionali e fondi di coesione territoriale. Infine, il PE considera prioritario promuovere progetti di integrazione regionale nel Maghreb, al fine di agevolare la libera circolazione di persone, beni e capitali.

La proposta di risoluzione si sofferma poi sull’Egitto, reiterando la preoccupazione – già espressa da Lady Ashton – per la combinazione esplosiva di elevata polarizzazione politica e acuta crisi economica che caratterizza la situazione attuale e sottolineando la necessità di avviare quanto prima un processo politico inclusivo di dialogo tra le parti, che permetta di stabilire una roadmap per la transizione democratica. E’ proprio sulla transizione politica, oltre che sul miglioramento del contesto istituzionale, sulla riforma del sistema giudiziario e sul potenziamento della società civile, che l’UE dovrebbe concentrare il proprio sostegno all’Egitto, con un’applicazione stringente del principio di condizionalità. Lo scorso novembre, l’Unione ha approvato un pacchetto di aiuti extra all’Egitto pari a 5 miliardi di euro per il periodo 2012-2014. A causa dell’instabilità diffusa, solo una piccola percentuale degli aiuti è stata in realtà messa a disposizione del Cairo: lo stanziamento delle risorse da parte dell’UE è subordinato infatti alla capacità del governo egiziano di elaborare (e seguire) una roadmap coerente per il medio-lungo periodo.

La commissione AFET ha anche approvato il progetto di decisione del Consiglio in merito alla firma di un protocollo all’Accordo di Associazione UE-Giordania, riguardante i principi generali che regolano la partecipazione del Regno Hashemita di Giordania ai programmi promossi dall’UE. Già nel marzo 2011, Amman aveva espresso la volontà di partecipare alla vasta gamma di programmi offerti dall’UE nell’ambito della PEV e di instaurare un rapporto di stretta cooperazione. In più, la crisi siriana e il crescente numero di rifugiati – più di 500.000 secondo le stime dell’UNHCR – che oltrepassano il confine stanno mettendo a dura prova non solo le risorse finanziarie della Giordania, ma anche la sua economia. Vista la precarietà della situazione, il PE ritiene che l’Unione debba inviare subito un messaggio positivo sull’importanza delle relazioni Bruxelles-Amman e fornire tutto l’appoggio possibile alla Giordania, sulla base dei programmi disponibili nell’ambito della PEV.

In foto, Elmar Brok presidente della commissione AFET del Parlamento Europeo (© European Union 2013 PE-EP) 

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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