sabato , 24 febbraio 2018
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Referendum in Crimea: il Consiglio Affari Esteri dà il via alle sanzioni

Conquistare un territorio senza sparare un solo colpo: con il referendum sulla secessione della Crimea dall’Ucraina e la sua annessione alla Russia, Vladimir Putin pare essere vicino al compimento dell’impresa. Oltre un milione di voti sono stati espressi in favore della secessione, circa il 95% dei votanti.

In seguito al non certo sorprendente risultato, ieri mattina il Consiglio Affari Esteri dell’UE si è riunito per discutere ancora una volta della questione ucraina, dopo le conclusioni adottate lo scorso 6 marzo dal Consiglio Europeo ed il comunicato ufficiale, pubblicato ieri, del presidente della Commissione Barroso e del presidente Van Rompuy. Infatti, le due massime cariche europee si sono espresse sul referendum in Crimea, definendolo contrario alla costituzione ucraina ed al diritto internazionale, e dunque illegale e illegittimo.

I due hanno pubblicamente affermato che l’Ue non riconosce l’esito delle votazioni e continua ad invocare una risoluzione della crisi basata “sull’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina”. Sulla stessa linea anche il Parlamento Europeo che, riunitosi la scorsa settimana in seduta plenaria a Strasburgo, ha detto la propria sulla situazione, accusando senza mezzi termini l’atto di aggressione compiuto dalle forze armate russe contro il territorio ucraino e bollando come illegittimo il referendum popolare.

Gli stessi temi e lo stesso registro di queste dichiarazioni caratterizzano le conclusioni del Consiglio Affari Esteri tenutosi ieri, che parlano di referendum illegittimo e dunque non valido, nonostante l’esultanza per il “ritorno a casa” da parte della popolazione filorussa nelle principali piazze della Crimea. Il Consiglio ha fortemente denunciato “la visibile presenza di truppe armate […], in un clima di intimidazione degli attivisti civili e dei giornalisti, l’oscuramento dei canali televisivi ucraini e l’ostruzione al traffico civile da e verso la Crimea”.

Le truppe russe sono state anche accusate di aver impedito l’accesso agli osservatori Onu e Osce che erano stati ufficialmente invitati dal governo di Kiev. Su quest’ultimo punto il Consiglio ha criticato l’operato dell’esercito russo e ha invocato il pronto dispiegamento di una missione di monitoraggio da parte dell’Osce. Si tratta di una critica che non giunge nuova, ma si affianca a quella che Angela Merkel ha sostenuto nel colloquio telefonico di ieri con Vladimir Putin e che il Segretario di Stato americano John Kerry ha denunciato in un colloquio a distanza con l’omologo russo, Sergey Lavrov, definendosi stanco delle “continue provocazioni” militari russe in territorio ucraino.

In risposta alla “assenza di risultati” da parte moscovita, il Consiglio ha così approvato una serie di sanzioni contro le persone responsabili di azioni che minano o minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, così come persone e entità ad esse associate”. Ventuno persone sono l’obiettivo di tali sanzioni, che includono in particolare il congelamento dei beni presenti nell’Unione. Tra queste persone compaiono Dmitry Rogozin (vicepremier russo), Vladislav Surkov e Sergey Glazyev (consiglieri di Putin), Leonid Slutsky (presidente della “Commissione per la Confederazione degli Stati indipendenti, l’integrazione eurasiatica e i legami con i compatrioti” della Duma), Sergey Aksyonov (attuale “premier” della Crimea), Vladimir Konstantinov (presidente del parlamento della Crimea) e lo stesso Viktor Yanukovych.

Le sanzioni entreranno in vigore oggi stesso, previa pubblicazione degli atti sulla Gazzetta Ufficiale Europea. Il Ministro della Difesa ucraino Igor Teniukh ha inoltre annunciato che ora Kiev attenderà l’esame della legge per l’annessione di terre straniere da parte del Parlamento russo, ma sono trapelate alcune notizie relative al movimento di truppe terrestri blindate ucraine verso le aree di confine più a rischio, tra cui Donetsk.

Per evitare la degenerazione definitiva della crisi nella penisola sul Mar Nero, il Consiglio si è proposto ancora una volta come mediatore tra Kiev e Mosca, propendendo palesemente per la prima e invitando Mosca a riportare le truppe russe in Crimea ai livelli antecedenti la crisi, dicendosi pronto a foraggiare l’Ucraina tramite una rimozione temporanea dei dazi doganali alle esportazioni verso l’Ue e il sostegno alla diversificazione e indipendenza energetica del Paese tramite una migliore connessione con l’Unione Europea. 

Nell’immagine la Crimea coi colori del tricolore russo (© Filippo, www.flickr.com).

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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One comment

  1. Le manovre di Putin hanno ottenuto come risultato una incredibile ostilità nei confronti della Russia, e la crescita dei timori dei paesi dell’est europeo che temono di diventare le prossime vittime della politica di potenza di Putin.

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