giovedì , 16 agosto 2018
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Relazioni transatlantiche al calor rosso: negoziati commerciali e Datagate

“Così fan tutti” non convince più nessuno. Questa la conclusione dell’analisi del New York Times sullo scandalo dello spionaggio da parte della National Security Agency (NSA) a danno di cittadini di tutto il mondo e di capi di governo come Angela Merkel. La Guerra Fredda è finita e gli europei non sarebbero più disposti a tollerare di tutto, pur di assicurarsi la collaborazione delle spie americane. In realtà, la relazione tra Stati Uniti ed Europa è sempre stata complessa e ricca di dissidi. Al tempo stesso, però, l’assoluta impossibilità di ignorare le interdipendenze economiche e l’affinità politico-culturale fa sì che i due partner rassomiglino “una coppia in litigio perenne, che non si lascerà mai”. Per questa ragione, la minaccia espressa da Strasburgo di sospendere i negoziati per il Trade and Investment Transatlantic Parternship (TTIP) sembra poco credibile.

Eppure, la leadership americana ha riservato agli alleati europei – e in particolare Francia e Germania – una delusione dietro l’altra negli ultimi mesi. In giugno vi sono state le prime rivelazioni sul vastissimo monitoraggio e controllo delle email e accessi ad internet con il programma di PRISM. Poi ci sono state le crisi egiziana e soprattutto siriana, che hanno messo in luce tutta l’ambiguità e l’incertezza della politica estera di Obama, lasciando il presidente francese Hollande in una situazione imbarazzante nei confronti della propria opinione pubblica. Settembre e la prima parte di ottobre sono stati interamente monopolizzati dagli scontri tra il Congresso e il Presidente degli Stati Uniti su questioni fiscali, peraltro declinate in maniera prettamente populistica e a breve termine. La minaccia per l’economia globale – e gli effetti sugli stessi negoziati per il TTIP – era reale ed è stata scongiurata solo per alcuni mesi. Infine, la notizia, non smentita dalla Casa Bianca, che lo stesso telefono privato del Cancelliere Merkel venisse tenuto sotto controllo dalla NSA ha fatto traboccare il vaso.

L’escalation delle critiche verso gli Stati Uniti nella settimana che si è appena conclusa ha portato Francia e Germania a convocare gli ambasciatori americani e a redarguirli con durezza. Colpiscono inoltre le parole di Elmar Brok, Presidente della commissione affari esteri al Parlamento Europeo, secondo il quale l’establishment della sicurezza statunitense sarebbe ormai uno “Stato dentro lo Stato”. Particolarmente spinosa è inoltre la questione della posizione del Regno Unito, che sembra essere stato risparmiato dallo spionaggio e che ha agito in difesa delle multinazionali americane, ritardando al 2015 l’entrata in vigore della legislazione europea restrittiva in materia di dati personali, a fronte delle richieste di Francia, Italia e Polonia di approvarla prima delle elezioni europee di maggio. I lobbysti di Google e Facebook a Bruxelles, e in particolare il presidente del colosso dei motori di ricerca e consigliere personale di Cameron Eric Schmidt, ringraziano. La motivazione ufficiale richiama i maggiori costi per le imprese in un momento di debole crescita economica, ma è difficile allontanare l’impressione che il Primo Ministro inglese non abbia ricambiato il favore al suo più stretto alleato. Come ha detto il premier Letta, lo scandalo è talmente vasto che richiede chiarimenti anche all’interno della stessa UE.

Non sembra però andare in quella direzione la richiesta di un trattato internazionale anti-spionaggio, avanzata da Germania e Francia e alla quale altri Paesi europei, tra cui l’Italia, potranno unirsi. Ammesso e non concesso che gli Stati Uniti acconsentano, si tratterà di discussioni intergovernative che lasciano spazio a scambi opachi. Merkel ribadisce ad ogni occasione che ritiene vitale che l’America “ripristini la fiducia” per continuare a collaborare costruttivamente in una vasta area di politiche, con terrorismo internazionale e politica commerciale in testa. Il NYT ritiene che questo significhi, in particolare, un ingresso nel “cerchio magico” noto come i “Five Eyes” (cinque occhi): oltre a Washington, vi fanno parte Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Si tratta di Paesi anglosassoni con i quali gli Stati Uniti hanno un accordo informale di non spionaggio reciproco e che possono attingere ai segreti più profondi custoditi al Pentagono e alla CIA. Difficile, in tale contesto, pensare che la rinnovata unità europea possa tenere a lungo e portare a negoziati in condizioni di parità che tutelino le istanze di tutela dei dati personali care al vecchio continente.

In foto Herman Van Rompuy, Barack Obama, José Barroso e David Cameron al G8 (Foto: European Commission) 

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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