martedì , 20 febbraio 2018
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Rifugiati siriani e proteste in Turchia. Füle visita la Giordania e incontra Erdogan

Proprio mentre le Nazioni Unite lanciano un appello senza precedenti per raccogliere nuovi fondi a favore dei rifugiati siriani, Stefan Füle, Commissario europeo all’allargamento e al vicinato, è di nuovo in volo verso Bruxelles. Nel bagaglio, una settimana intensa che lo ha visto toccare con mano due realtà al centro della preoccupazione dell’intera comunità internazionale: i campi dei rifugiati siriani in Giordania e le proteste di piazza Taksim, in Turchia.

Partito da Bruxelles con biglietto di sola andata per Amman, Füle ha potuto visitare il campo rifugiati di Zaatari che ospita al suo interno centinaia di migliaia di siriani in fuga da un conflitto che appare sempre più lontano dall’epilogo. La maggioranza di questi rifugiati sono bambini che poco o nulla sanno di quanto sta accadendo nel loro Paese e il cui futuro rimane nelle mani di chi li accoglie. La responsabilità della comunità internazionale verso questa generazione è grande, ha dichiarato il Commissario europeo immediatamente dopo la visita al campo giordano. Sanità ed educazione, ha aggiunto, sono ora le assolute priorità per garantire loro un futuro ed evitare che si perda un’intera generazione.

Ringraziando Re Abdullah II ed esprimendo la propria solidarietà per le grandi sfide che la crisi siriana sta imponendo al governo del Regno Haschemita, Füle ha annunciato lo stanziamento da parte dell’Unione Europea di 50 milioni di euro finalizzati ad alleviare l’impatto dell’immane flusso di rifugiati nelle casse del Regno di Giordania. La metà di questi fondi sarà immediatamente resa disponibile sotto forma di direct budget support, un aiuto che viene versato direttamente nelle casse del Paese interessato per promuovere lo sviluppo di progetti interamente gestiti a livello locale. I restanti 25 milioni saranno invece resi disponibili nei mesi a venire per la fornitura di servizi sanitari e per favorire lo sviluppo economico del Paese.

Ma l’evento centrale della visita del Commissario ha riguardato senza dubbio l’inaugurazione di una seconda scuola nel campo rifugiati che permetterà di accogliere ben 5.000 bambini siriani, conclusasi con la firma di un accordo con l’UNICEF, che prevede lo stanziamento da parte dell’UE di 5 milioni di euro per la prosecuzione dei progetti educativi iniziati nel 2012. Le Nazioni Unite chiamano dunque e l’UE risponde. Dalla comunità internazionale, ricorda però l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ci si aspetta molto di più, soprattutto alla luce delle stime che prevedono circa 3,5 milioni di rifugiati siriani entro la fine del 2013.

Conclusi gli incontri con il Re di Giordania, il Primo Ministro Abdullah Ensour e il Ministro Affari Esteri Nasser Judeh, Füle è ripartito da Amman alla volta di uno scenario molto diverso, ma intrinsecamente legato dalla richiesta di riconoscimento di libertà e diritti fondamentali che ha ormai pervaso la sponda meridionale del Mediterraneo: Istanbul.

Il viaggio in Turchia era previsto già da tempo per la partecipazione del Commissario europeo alla conferenza “Rethink global challenges: constructing a common future for Turkey and the EU”, organizzata sotto il patrocinio del Ministero turco per gli affari europei. Un evento quanto mai scomodo per il Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, che ha fornito una prima occasione di confronto faccia a faccia tra Turchia e UE in seguito allo scoppio delle proteste di piazza Taksim.

Più che di un confronto è legittimo parlare di uno scontro di vedute tra Erdogan e Füle, dai toni sempre moderati, ma di certo senza l’uso di mezzi termini. Ipocrisia e un approccio basato su doppi standard, sono state le accuse rivolte dal premier turco all’UE nel discorso di apertura della conferenza. Secondo Erdogan la Turchia ha raggiunto standard di democrazia superiori a quelli di molti Paesi UE e i media internazionali, così come i social media, stanno alimentando una visione dei recenti eventi lontana dalla realtà. Füle ha risposto nel suo discorso iniziale parlando invece di proteste legittime a difesa della libertà di espressione e opinione, valori al centro dell’identità europea e che ogni Paese desideroso di accedere all’UE deve abbracciare.

Un monito molto pesante per un Paese candidato all’adesione fin dal 1999, che ha visto il congelamento dei negoziati con l’UE sino allo scorso 27 maggio, quando questi sono stati rilanciati in occasione del Consiglio di Associazione UE-Turchia tenutosi a Bruxelles sotto la presidenza del Ministro Affari Esteri turco, Ahmet Davutoglu. Un messaggio di fronte al quale il premier turco ha definito la condizione dei negoziati “tragicomica” e ha proseguito incolpando direttamente Nicolas Sarkozy, ex-Presidente francese, per la mancanza di reali progressi negli ultimi tre anni. Infine, Erdogan ha accentuato il suo tono accusatorio, affermando che l’UE non offre certo un esempio in materia di libertà di espressione, riferendosi alla morte di alcuni connazionali in territorio tedesco, evento che non poté essere seguito direttamente dai media turchi.

Un incontro-scontro che non sembra aver attenuato i toni di Erdogan nei confronti dei manifestanti. Se Füle è ora rientrato a Bruxelles, gli occhi di Catherine Ashton, che in uno statement si definisce profondamente preoccupata, rimangono invece ben fissi su quanto sta accadendo nel Paese. Inverosimile pensare che ciò possa smuovere le posizioni del premier turco: certo però potrebbe essere un’ottima occasione per ricongelare i difficili negoziati di adesione. E Cipro, storicamente contraria all’ingresso di Ankara nell’UE, tira un sospiro di sollievo.

In foto: il Commissario europeo Stefan Füle incontro il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan e il Ministro per gli Affari Europei Egemen Bagis a Istanbul (foto: European Commission)

L' Autore - Sara Bottin

Laureanda in "Politica Internazionale e Diplomazia" all'Università degli Studi di Padova. Stagista MAE-CRUI alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Unione Europea a Bruxelles, presso la quale mi sono occupata delle relazioni con i paesi del Mediterraneo e Medio Oriente. Da qui è sorto il particolare interesse per la politica estera dell'Unione Europea e le sue relazioni con i paesi dell'area mediterranea.

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