giovedì , 16 agosto 2018
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Rousseff e Malmström: Brasile e UE contro lo spionaggio made in USA

«Lo spionaggio rappresenta una dura ferita per il diritto internazionale». È iniziato con queste parole il discorso del Presidente del Brasile Dilma Rousseff alla 68° Assemblea Generale delle Nazioni Unite in corso in questi giorni a New York. La Rouseff, per quanto non si sia mai riferita espressamente agli Stati Uniti, ha rivolto un messaggio dai toni decisamente forti e diretto indiscutibilmente a Barack Obama e al sistema di spionaggio della NSA, l’Agenzia di Sicurezza Nazionale statunitense diventata negli ultimi mesi tristemente famosa nel mondo.

Secondo le recenti rivelazioni di Edward Snowden, ex analista della NSA, le telefonate e le e-mail del capo di Stato brasiliano (insieme a quelle di migliaia di cittadini brasiliani) sarebbero state spiate più o meno sistematicamente dai servizi di sicurezza statunitensi. Lo spionaggio sarebbe avvenuto in particolare con riferimento alla Petrobras, una delle maggiori compagnie petrolifere brasiliane che si occupa di estrazione, raffinazione, trasporto e vendita del greggio. Questi eventi sono stati la causa principale della cancellazione della visita di Stato della Rousseff a Washington in programma il 23 ottobre e del conseguente raffreddamento delle relazioni bilaterali tra Brasilia e gli Stati Uniti.

Durante il suo discorso all’Assemblea Generale, il Presidente Rousseff ha sottolineato come «il cyberspazio non possa essere usato al pari di un’arma da guerra» e che lo spionaggio diplomatico ed economico da parte degli Stati Uniti sia da considerarsi «una violazione di sovranità» ai danni del Brasile. Rousseff ha proposto alle Nazioni Unite il varo di una riforma per regolamentare l’uso di internet che si ponga come obiettivo quello di garantire la trasparenza della rete e la sua sicurezza, attraverso l’applicazione di una normativa che limiti le azioni di vigilanza e impedisca quelle di spionaggio. «Tali attività sono un attentato contro la libertà di espressione e senza libertà di espressione non vi è democrazia né una base per relazioni adeguate tra le nazioni», ha ribadito il Presidente brasiliano.

Brasilia come Bruxelles, in quella che sembra una “guerra fredda virtuale”. Anche il Commissario europeo agli Affari Interni Cecilia Malmström ha usato parole dure nei confronti dell’alleato statunitense. Nell’intervento svolto martedì 24 settembre di fronte agli europarlamentari membri della Commissione delle Libertà Civili del Parlamento Europeo, il Commissario ha paventato la possibilità di sospendere l’accordo UE-USA sul controllo delle transazioni finanziarie, il Terrorist Finance Tracking Programme (TFTP). Quella dello scorso martedì è stata la terza di una serie di audizioni, in totale una decina, organizzate dalla Commissione per le Libertà Civili del PE per raccogliere dati e informazioni derivanti da fonti americane ed europee al fine di svolgere indagini approfondite sui programmi di sorveglianza degli Stati Uniti.

Il Commissario Malmström si è detta infatti «non soddisfatta delle risposte» ricevute dal sottosegretario del Tesoro americano David Cohen, in seguito alle accuse rivolte alla NSA su alcune presunte intercettazioni dei dati bancari internazionali relativi ai codici SWIFT e ha richiesto maggiore «informazione e chiarezza» sulla questione. «Se le ipotesi fossero confermate», ha detto Malmström, «costituirebbero una breccia nell’accordo producendo la sua sospensione».

Il Commissario Malmström intende fare il punto sul programma di sorveglianza di Internet Prism e sulle attività di spionaggio della NSA. Per l’UE è infatti «fondamentale ottenere una trasparenza totale» nell’ambito dell’accordo bilaterale TFTP, approvato nel 2010 e fortemente voluto dagli Stati Uniti proprio per tutelare i dati dei cittadini, americani ed europei, ed evitare che siano esposti senza tutele legali e garanzie. Con due discorsi tenuti in luoghi distanti, uno a New York e l’altro a Bruxelles, di fronte a due platee molto diverse, Rousseff e Malmström hanno messo in luce un dato che sembra incontrovertibile: la diffusa perdita dei fiducia nei confronti degli Stati Uniti.

In foto il Presidente del Brasile Dilma Rousseff insieme al Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy e il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso durante il sesto summit UE-Brasile (Foto: European Commission)

L' Autore - Giulia Richard

Responsabile UE-America Latina & Spagna - Laureata magistrale in Development, Environment & Cooperation presso l'Università di Torino, con una tesi sulle relazioni commerciali tra UE e America Latina. Dopo aver lavorato a Montevideo e a Valencia, attualmente vivo nel cuore dell'Europa, a Bruxelles.

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