lunedì , 19 febbraio 2018
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Il Ministro degli Esteri Dacic con Federica Mogherini © European External Action Service, 2014

Serbia alla presidenza dell’OSCE fra UE e Russia

Il 15 gennaio la Serbia ha assunto formalmente la presidenza dell’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa). Mediazione per la soluzione della crisi ucraina, lotta al terrorismo, processi di riconciliazione regionale: sono queste le priorità che il Ministro degli Esteri serbo, Ivica Dacic, ha illustrato a Vienna durante la prima conferenza del Consiglio permanente dell’organizzazione, che ha segnato l’avvio formale della presidenza.

L’Osce e la crisi in Ucraina

Nel suo discorso, Dacic ha immediatamente condannato l’attacco ad un autobus nell’est separatista dell’Ucraina, a Donetsk, che nei scorsi giorni ha provocato 12 morti e 17 feriti. “La situazione in Ucraina sarà in cima alla lista delle priorità della presidenza serba. Tenteremo di favorire il cessate il fuoco attraverso la mediazione ed il dialogo”, ha detto Dacic, aggiungendo, con espresso riferimento alle stragi di Parigi, che “verrà duramente combattuta ogni forma di terrorismo”.

Tutto sembra promettere bene. Se non che la presidenza serba si colloca in un momento complesso per il Paese balcanico. Nel 2011, durante l’incontro ministeriale Osce tenutosi in Lituania, la Serbia aveva proposto un’ipotesi di candidatura congiunta con la Svizzera per la presidenza del 2014 e del 2015. Una volta ricevuto l’assenso, alla Svizzera erano state però affidate le questioni riguardanti i Balcani occidentali, zona che invece interessava molto di più alla Serbia. All’epoca però nessuno avrebbe potuto lontanamente immaginare lo scoppio della crisi ucraina.

Ma il conflitto è iniziato ed è in atto, e ora la Serbia si trova a presiedere un’organizzazione da cui ci si aspetta l’adozione di concrete misure per arginarlo. Per capire le possibili mosse della Serbia bisogna fare un passo indietro, al di là delle dichiarazioni d’intenti e dei millantati programmi.

La Serbia fra UE e Russia

Da un lato la Serbia vuole diventare membro dell’UE e la presidenza dell’Osce sarà un modo per accrescere la sua credibilità a Bruxelles. L’UE infatti osserverà la Serbia con occhio critico, perché ci si aspetta quantomeno che rispetti i principi di fondo della politica estera dell’UE, ribadendo la necessità di garantire l’integrità territoriale dell’Ucraina, oramai minata a colpi di mortai.

Dall’altro lato c’è però la Russia, da tempo immemore legata culturalmente, politicamente ed economicamente al Paese balcanico. La posizione russa sulla crisi in Ucraina è ovviamente in netto contrasto con quella dell’UE. La Russia infatti si aspetta che la Serbia appoggi sia le vicende che hanno interessato la Crimea, sia quelle che continuano ad interessare l’est dell’Ucraina.

La Serbia si trova così ad essere investita di un compito non facile per la sua attuale posizione internazionale. Conciliare i compiti previsti dal proprio mandato con le esigenze di Bruxelles e Washington da un lato e Mosca dall’altro richiede una qualificata perizia nel campo diplomatico, di cui la Serbia difetta. Basti pensare ancora una volta all’atavico problema del Kosovo, precondizione per l’ingresso nell’UE.

Il dilemma del Kosovo sulla strada per Kiev

Il Presidente della Serbia, Tomislav Nikolić, a fine anno ha ribadito quello che ormai è diventato un evergreen dei suoi discorsi: la Serbia non lascerà mai la “provincia” del Kosovo. La Russia appoggia apertamente le ragioni serbe e si aspetta lo stesso atteggiamento di accondiscendenza e supporto dalla Serbia per la questione ucraina, mentre a Bruxelles ancora si imbastiscono dialoghi tra i leader politici serbi e kosovari per cercare di sbloccare la situazione, che sembra essere sempre al punto di partenza.

Il quadro che emerge dalla posizione serba nel contesto internazionale è tutt’altro che semplice. Cercare nuove soluzioni per la crisi ucraina sarà più complesso di quanto si pensa, con Bruxelles pronta a bacchettarla da un lato e Mosca che si aspetta riconoscenza e sostegno dall’altro.

Questioni come la crisi ucraina necessitano di nette prese di posizione, è impensabile di poter stare con due piedi in una scarpa. Ma la Serbia potrebbe anche non prendere mai una posizione, sostenendo che quest’atteggiamento si confà perfettamente al mandato della “imparziale” presidenza Osce, eliminando di fatto la possibilità di scorgere una concreta utilità nel suo operato.

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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One comment

  1. Promesse, promesse e parole…..! Riconciliarsi, per dimenticare tutte le barbarie commesse contro la Serbia!?

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