sabato , 24 febbraio 2018
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Serbia e Kosovo: c’è l’accordo. Un successo per la diplomazia UE

E poi, quasi all’improvviso, l’accordo. Quando tutto sembrava perduto, la mediazione dell’UE ha dato finalmente i suoi frutti: oggi a Bruxelles, Serbia e Kosovo hanno firmato un accordo sulla normalizzazione delle loro relazioni. È vero, ancora non si conoscono con precisione i termini di questo patto, e probabilmente si tratta solo di un pre-accordo, i cui termini verranno poi ridiscussi e approfonditi dopo alcuni giorni di consultazioni a Belgrado e Pristina, ma la firma di oggi rappresenta un evento storico e un grande successo, finalmente, per la diplomazia dell’UE.

Serbia-Kosovo Dialogue

Non erano bastati una trattativa durata anni e, a partire da ottobre 2012, nove round di incontri tra i due premier – alla presenza dell’Alto Rappresentante per la politica Estera dell’UE Catherine Ashton nelle vesti di mediatore – per superare l‘empasse. Nonostante i passi avanti compiuti negli ultimi mesi, le due parti sembravano ancorate sulle proprie posizioni: la Serbia, ancorata alla risoluzione 1244 delle NU e al Piano Ahtisaari, continuava a considerare il Kosovo una propria provincia, mentre Pristina, dopo la dichiarazione di indipendenza del febbraio 2008, voleva il pieno controllo del proprio territorio.

Ma se queste posizioni, dopo alcune reciproche aperture ed una svolta politica in Serbia nell’estate 2012 – al governo l’SPS, più incline ad “ingoiare il rospo” pur di compiere un passo avanti nei negoziati per l’adesione all’UE – erano apparse superabili, a bloccare qualsiasi tipo di accordo era lo status del Nord Kosovo, territorio composto da 4 municipalità (Mitrovica, Zubin Potok, Zvecan, Lepasovic) incluso nei confini kosovari ma abitato in maggioranza, 94%, da serbi. Nella zona sopravvivevano in toto le istituzioni serbe (corti di giustizia, polizia,uffici amministrativi) e la popolazione si rifiutava di riconoscere l’autorità di Pristina.

L’unico compromesso sembrava poter essere un’associazione delle municipalità serbe, sotto la giurisdizione di Pristina ma dotata di ampie autonomie. Tale opzione sembrava però definitivamente fallita dopo il no espresso da Belgrado il 3 ed il 10 aprile. Un no che sembrava, oltre che una spada di Damocle sulla stabilizzazione della zona, un definitivo stop al processo di integrazione europea dei due paesi. Per la Serbia era la quasi matematica certezza di non ottenere la tanto agognata data di inizio dei negoziati per l’adesione (il cui annuncio era previsto, in caso di accordo, durante il Consiglio Europeo di giugno), per il Kosovo un sicuro ritardo nella firma dell’Accordo di Associazione.

E invece oggi, quasi a sorpresa, la firma. Come detto non sono noti i termini dell’accordo, ma dalle indiscrezioni sembra che i 15 punti che lo compongono prevedano la creazione dell’associazione delle municipalità serbe del Nord Kosovo, con competenze esecutive soprattutto per quanto riguarda la polizia. Ad esempio pare che al punto 9 si legga che tale associazione delle municipalità sarà responsabile della nomina del Capo della polizia del Nord Kosovo (che sarà composta da soli cittadini di etnia serba) e che la KP (Kosovo Police) non potrà intervenire nella zona se non per situazioni straordinarie e solo in caso di autorizzazione da parte della NATO e di benestare della stessa associazione di municipalità.

Pare inoltre che il 14° punto autorizzi la membership del Kosovo all’interno di organizzazioni nazionali (seggio all’ONU in vista?) e contenga l’impegno da parte della Serbia a non ostacolare il processo di integrazione del Kosovo nell’UE.

Ma l’accordo ha un altro significato, probabilmente ancora più importante: la Serbia ha finalmente riconosciuto l’esistenza del Kosovo come entità indipendente. Un elemento non da poco se si tiene conto che cinque Stati dell’UE non l’hanno ancora fatto, al pari di Cina e Russia.

Si tratta come detto di un enorme successo, finalmente, per la diplomazia UE, raggiunto in collaborazione con la NATO (i due premier incontrano il Segretario Generale Rasmussen nella tarda serata di oggi). Ed entusiaste son state le dichiarazioni, sia da parte della stessa Ashton (che ha anticipato su Twitter la notizia dell’accordo) che del Presidente della Commissione europea J. M. Barroso, che lo ha definito uno “storico accordo”, e del Commissario europeo all’Allargamento, Stefan Fule. Più prudente Herman Van Rompuy, Presidente del Consiglio europeo, che ha definito l’accordo importantissimo, precisando però che sarà ancor più fondamentale la sua attuazione.

Difficile capire se la firma sia stata apposta in tempo utile a non rallentare il processo di adesione della Serbia all’UE e se quindi a giugno si conoscerà la data di inizio dei negoziati. Per saperne di più si attende lunedì, quando si conosceranno probabilmente tutti i termini dell’accordo e quando Catherine Ashton illustrerà al Consiglio Affari Esteri tutti i progressi compiuti nel negoziato. Nell’attesa, si può gioire per un effetto immediato dell’accordo: una soluzione pacifica sembra di nuovo possibile.

L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

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