giovedì , 16 agosto 2018
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Il sito minerario a Trepca @ Wikimedia Commons, 2011

Serbia e Kosovo: il nodo delle miniere di Trepča

Il 19 gennaio, il premier kosovaro Isa Mustafa ha annunciato che la questione relativa all’acquisizione totalitaria del complesso minerario di Trepča, di proprietà (in gran parte) dello Stato serbo, è stata espunta dal provvedimento generale sulla riorganizzazione delle imprese pubbliche, adottato il 15 gennaio. Verrà riconsiderata invece a Bruxelles, con la mediazione dell’UE, nel quadro del negoziato Pristina-Belgrado, prossimo incontro fissato per il 9 febbraio. Una scelta più moderata, dopo che nei giorni scorsi il governo serbo aveva alzato la voce contro l’intenzione del Kosovo di acquisire, unilateralmente, il 100% dell’impianto minerario, situato nella “problematica” zona del Kosovo del Nord. Il complesso si trova infatti presso Mitrovica, città divisa in due dal fiume Ibar ed abitata da serbi (a nord) e kosovari di etnia albanese (a sud).

Il complesso ha rivestito nel tempo un’importanza rilevante. L’apice dell’importanza è stato raggiunto negli anni Settanta, nel pieno periodo titino, quando nel complesso, costituito da quaranta miniere d’oro, argento, piombo, zinco e cadmio, lavoravano oltre 20.000 operai. Fino al 1998-1999, prima dello scoppio della guerra, addirittura l’80% dell’economia kosovara dipendeva dall’estrazione mineraria. Ed a sua volta le miniere kosovare costituivano il 70% dell’intera attività minerario-estrattiva dell’intera Jugoslavia. Le vicende belliche e le questioni etniche si sono riverberate in maniera rovinosa anche sull’immenso complesso. La situazione attuale è quella di un patrimonio di fatto non adeguatamente sfruttato. Lo stabilimento di Mitrovica nord, che impiega in maggioranza serbi, è decadente, ma fornisce lavoro a circa mille persone. Quello di Mirtovica sud, che impiega in maggioranza kosovari di etnia albanese, sembra in condizioni migliori.

La notizia dell’intenzione del governo kosovaro di acquisire interamente la proprietà delle miniere di Trepča era stata, senza troppo stupore, accolta male dalle autorità serbe. Infatti prima che il premier kosovaro annunciasse la decisione di accantonare -per il momento – la questione, Marko Djuric, Direttore dell’Ufficio serbo per Kosovo, l’aveva definita una vera e propria “confisca”, dal momento che dal complesso industriale dipendono le sorti economiche di circa 4.000 serbo-kosovari (circa 20.000 se si considera l’indotto), aggiungendo che tale operazione, se dovesse essere realizzata, andrebbe ad inficiare gravemente l’intero processo di normalizzazione delle relazioni tra Serbia e Kosovo. Il 56% circa del capitale sociale del complesso minerario è inoltre di proprietà del “Fondo per lo sviluppo della Repubblica di Serbia”, complesso a cui corrisponde un ammontare di debiti di circa 400 milioni di dollari.

In Serbia non sono mancate altre reazioni. Il complesso di Trepča era stato inizialmente incluso nella lista delle 502 aziende da privatizzare nell’ambito del piano di privatizzazioni avviato dal governo serbo. Pare ci fossero anche manifestazioni di interesse provenienti da Ungheria, Canada, Svizzera e Stati Uniti. Belgrado aveva però deciso, in seguito, di escludere dal piano 19 aziende localizzate in Kosovo, al fine di evitare intoppi con Pristina (e soprattutto con Bruxelles). “Se però le autorità di Pristina non si asterranno dall’acquisire unilateralmente la proprietà di Trepča, l’Agenzia serba avvierà nuovamente le procedure per privatizzare il complesso. La Serbia è tenuta a proteggere le sue proprietà”, ha avvertito il Ministro dell’Economia serbo, Željko Sertić.

La decisione del governo kosovaro di sospendere l’acquisizione potrebbe temporaneamente calmare le acque. Via del compromesso cui non giovano sicuramente le parole – poco diplomatiche – dell’attuale Ministro degli Esteri kosovaro (ed ex premier) Hashim Thaçi, che ha affermato: “su Trepča non si negozia con la Serbia, poiché Trepča è una ricchezza del Kosovo”.

Sempre il 19 gennaio, David McAllister, relatore del Parlamento Europeo, dopo aver presentato la propria relazione sui progressi della Serbia sul percorso di adesione europea, si è augurato che i capitoli negoziali vengano aperti entro giugno, aggiungendo che “la Serbia non dovrebbe considerare la questione della nazionalizzazione di Trepča come una condizione per la normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi, altrimenti verrebbe meno il dialogo, una delle condizioni per il prosieguo del percorso europeo della Serbia”. Questione al momento rimandata, quindi. Il braccio di ferro tra Pristina e Belgrado sulla questione Trepča sembra però ben lungi dall’essere risolto.

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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2 comments

  1. @Fatlum: per quale motivo il Kosovo può dichiararsi indipendente dalla Serbia, mentre la zona di Mitrovica nord, che mirate a conquistare con le buone o con le cattive, non può pacificamente dichiararsi indipendente dal Kosovo? È lo stesso motivo per cui Kraijna, Repubblica Serba di Bosnia e Crimea non possono esercitare il diritto all’autodeterminazione dei popoli, perché non sono nelle grazie della NATO, che ha sempre avuto l’obiettivo di indebolire il centro dei Balcani, la Serbia, come vorrebbe fare con la Russia. E questa la chiamano democrazia, la sovranità del popolo. Se il Kosovo può essere indipendente, allora anche Mitrovica nord, almeno, deve essere indipendente da voi. E attestato incontestabilmente questo, la parte della miniera di Trepča nella zona serba deve essere serba. Ma già mi aspetto un altro sfollamento, come quello dei serbi in Kraijna, degli italiani in Istria e in Dalmazia, da parte di un popolo favorito in tutto e per tutto sotto Tito, quando il Maresciallo incentivava le immigrazioni albanesi in Kosovo (regione più povera della Jugoslavia, ma assolutamente conveniente per gli albanesi, visto il confronto) mentre disincentivava i serbi in Kosovo. Quello di Tito è stato un capolavoro di destabilizzazione futura! Ma no, Mitrovica del Nord, da sempre serba, è giusto che resti tale, e con essa la sua parte di miniera. Sul vostro Stato, poi, nessuno discute più, se non in campagna elettorale!

  2. Non riesco a capire dove sia il problema, anche perchè qui nessuno dice che nel corso dei ultimi 15 anni, ovvero nel dopo guerra, è stata unicamente Prishtina a pagare e mantenere la miniera. Siccome la Serbia riteneva che la miniera fosse sua non ha adempito ai suoi doveri verso tutti i creditori? Semplice.. Lo stato serbo è pienamente cosciente che il Kosovo non è suo ma stà cercando più scuse per far si che questo riconoscimento non avvenga oppure stanno cercando di tirar fuori il massimo per il riconoscimento del Kosovo.
    Inoltre la società che la Serbia dichiara come proprietaria della miniera si sarebbe dovuta dichiarare fallita al momento che il Kosovo si è dichiarato indipendente in quanto ha perso ogni suo diritto giuridico.

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