sabato , 24 febbraio 2018
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Serbia e Kosovo: l’UE scongiura l’ennesima crisi diplomatica

Il 3 novembre si avvicina e con esso i primi problemi. Infatti quel giorno si terranno in Kosovo le elezioni, le prime dopo l’accordo fra Belgrado e Pristina firmato a Bruxelles e le prime per la neonata Associazione delle Municipalità serbe nel Nord Kosovo, che prenderà vita all’indomani delle votazioni. L’Associazione godrà di ampie autonomie da Pristina, permettendo così alla popolazione locale composta per il 98% da serbi di mantenere stretti legami con la madrepatria e di non sentirsi “governata da stranieri”. Da sempre territorio di contesa, le modalità di governo del Nord Kosovo sono state il nodo centrale delle precedenti discussioni a Bruxelles.

A meno di un mese dalle elezioni, le relazioni fra Serbia e Kosovo stavano diventando pericolosamente tese: il governo kosovaro aveva deciso di non ammettere le visite nel Paese da parte di politici serbi, vietando quindi anche il viaggio di Ivica Dacic durante la campagna elettorale. Il Primo Ministro serbo aveva replicato con poche parole: “Se verrà negata la libertà di movimento ai politici serbi, Belgrado considererà chiuso il dialogo con Pristina”. Dal Kosovo si replicava che la decisione, presa su basi legali e costituzionali, era irremovibile e volta ad evitare ogni intrusione politica nelle elezioni. L’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’UE Catherine Ashton, invece di rilasciare dichiarazione pubbliche ai media, si era subito messo al lavoro contattando entrambi i governi per cercare una soluzione.

Il clima era, e rimane, molto nervoso. Per questo la Ashton ha voluto incontrare singolarmente entrambi i Primi Ministri, per poi cercare di raggiungere un accordo comune. Lunedì sera, appena prima dell’inizio delle trattative, si era lasciata scappare un unico commento: “Sarà una lunga serata”. Nonostante gli auspici non fossero dei più incoraggianti, il silenzioso lavoro della diplomazia europea ha dato i suoi frutti. Appena prima della mezzanotte, i tre politici sono usciti dichiarando di aver raggiunto un accordo: la libertà di movimento sarà garantita e i politici serbi che vorranno recarsi in Kosovo durante la campagna elettorale dovranno fare regolare domanda alle istituzioni competenti, le quali rilasceranno loro il permesso.

Nonostante entrambi i Primi Ministri si siano detti “soddisfatti” e abbiano giudicato l’incontro come “costruttivo”, i toni restano alti. Martedì mattina un portavoce del governo serbo ha sottolineato come l’accaduto abbia dimostrato che l’UE deve e può intervenire quando Pristina tenta di ostruire il processo di normalizzazione, aggiungendo che le autorità kosovare stanno cercando di iscrivere nelle liste elettorali del nord persone che hanno sempre vissuto nel sud della regione e appartenenti all’etnia albanese. Quest’ultima è un’accusa molto grave, che rischia di accendere ulteriormente le discussioni e di compromettere gravemente la già scarsa fiducia reciproca. Infatti entrambe le parti mettono in dubbio la volontà dell’altra di mettere in pratica gli accordi siglati a Bruxelles.

In questi giorni più che mai la politica dovrebbe rendersi conto della propria responsabilità e della propria influenza sulle popolazioni, sfruttando le dichiarazioni pubbliche per facilitare la creazione di un clima disteso. Purtroppo i due Paesi si dimostrano ancora una volta immaturi e incapaci di risolvere le proprie dispute senza l’intervento di “mamma” Unione Europea.

In foto un recente incontro fra Catherine Ashton e il premier kosovaro Hashim Thaçi (Foto: European Commission) 

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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