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Serbia: il nuovo governo punta sull’Unione Europea

Lunedì l’Alto Rappresentante Catherine Ashton si è recato in Serbia, per complimentarsi con il nuovo Primo Ministro Aleksandar Vučić per la sua elezione e per discutere del futuro di Belgrado in Europa. Vučić ha infatti ricevuto domenica scorsa la fiducia del Parlamento con 198 voti a favore su 228 presenti: un successo. Con la sua maggioranza schiacciante, appoggiato anche dai socialisti di Ivica Dačić e dal partito della minoranza ungherese, si appresta a varare una serie di riforme con l’obiettivo di risvegliare l’economia serba e di condurre la Serbia nell’Unione Europea entro il 2018.

La visita della Ashton a Belgrado può essere letta in due modi differenti: il primo più entusiasta, il secondo certamente più realista. Ci sono due facce della stessa medaglia rappresentate da due diversi politici serbi. La parte dell’ottimista è stata assegnata a Vučić. Fresco di nomina a Primo Ministro, giovane, con il sorriso sempre pronto e capace di trasmettere sicurezza ai propri ascoltatori, sembra aver incantato anche l’Alto Rappresentante europeo. I due hanno discusso del futuro della Serbia e delle opportunità da sfruttare. Il premier serbo ha annunciato un programma a dir poco ambizioso, basato principalmente su tre punti: semplificazione, investimenti stranieri e riduzione del debito pubblico. Per fare ciò, prevede di riformare il settore pubblico, semplificare la macchina burocratica, concentrare maggiore attenzione verso le infrastrutture, per permettere al settore turistico di decollare, e privatizzare alcune aziende statali come la Telekom Serbjia.

Ashton ha dichiarato che è magnifico osservare il viaggio che la Serbia sta compiendo per raggiungere l’Unione Europea, soprattutto per l’impegno e l’entusiasmo che non solo il governo, ma anche la popolazione, ci sta mettendo: “questo viaggio non può che portare ad un successo”, ha poi affermato. In verità, il viaggio non è privo di ostacoli: il programma che ha presentato Vučić comprende anche il taglio degli stipendi per gli statali e chiede grandi sacrifici a tutta la popolazione. Non sarà facile, soprattutto in un periodo di difficoltà e crisi economica, rispettarlo. Sarà sufficiente la promessa di entrare a far parte dell’UE come carota per sopportare le bastonate? Un compito non semplice.

Se Vučić rappresenta il lato entusiasta e positivo della medaglia, l’altra faccia è di certo ben presentata da Tomislav Nikolić, Presidente della Serbia. Nazione è la parola intorno alla quale ruota la politica di Nikolić. La questione Kosovo è ancora lontana dall’essere archiviata e lo dimostra il fatto che il Presidente si sia lamentato con l’Alto Rappresentante del progetto di Pristina di creare un corpo militare: Belgrado non può accettare un simile affronto, perché equivarrebbe “ad un riconoscimento a priori dell’indipendenza kosovara”. Inoltre, il Kosovo non ha ragione di creare un proprio esercito, visto che non è minacciato da nessun Paese della regione. Se questo corpo militare deve essere creato, allora dovrà essere condiviso con la Serbia. Inoltre, “è inaccettabile che per le elezioni Pristina richieda documenti rilasciati dal Kosovo, inaccettabile perché Belgrado non ne ha riconosciuto l’indipendenza”.

Non bisogna pensare che Nikolić porti avanti una solitaria battaglia contro l’indipendenza totale del Kosovo: le sue parole rispecchiano fedelmente i pensieri di molti cittadini serbi. Nonostante l’accordo firmato il 19 aprile scorso, il tema è ancora caldo e ogni giorno sorgono nuovi problemi e dispute da risolvere. Da semplici questioni pratiche, a quelle più formali e burocratiche. Ashton, da sempre in prima linea per favorire il dialogo fra Pristina e Belgrado, ha promesso di organizzare al più presto nuovi incontri. Nikolić ha invece espresso una sua visione di Europa: “non vedo l’Unione Europea come l’Impero Bizantino, senza Stati al suo interno, ma considero l’UE come un insieme di nazioni che condividono valori comuni. Per la Serbia rappresenta la migliore chance per un futuro di pace e benessere”.

Nonostante le differenze di approccio fra Vučić e Nikolić, entrambi concordano sul fatto che la Serbia abbia bisogno delle riforme presentate dal governo Vučić. Ashton ha promesso che l’UE sarà al fianco di Belgrado per sostenerla ed aiutarla in ogni momento del percorso, certa che i risultati non tarderanno ad arrivare.

In foto l’Alto Rappresentante Catherine Ashton durante il suo discorso al Parlamento di Belgrado (foto: European Commission) 

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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