giovedì , 22 febbraio 2018
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Photo © Wyoming_Jackrabbit, 2010, www.flickr.com

Serbia-Russia (parte 2): relazioni al bivio

Seguito di “Serbia-Russia (parte 1): relazioni al bivio”.

Se i legami con Mosca sono forti e di vecchia data, non sono da meno quelli con Bruxelles, anche se si tratta di legami più recenti. I due terzi dell’import-export serbo si riferiscono infatti a rapporti economici con Paesi europei, che sono quindi di fondamentale importanza per l’economia nazionale. Secondo dati ufficiali dell’Istituto di Statistica della Repubblica Serba, nel 2013 le esportazioni serbe verso la Federazione Russa sono state del 7,3%, mentre quelle verso i principali partner europei (considerando soltanto Italia e Germania) sono state pari al 28,2%. Simili i dati riguardanti le importazioni: se la Federazione Russa si assesta al 9,3%, da Italia e Germania arriva complessivamente il 12,4% dei prodotti che la Serbia importa.

Sono però dati che non tengono conto degli ultimi sviluppi, che però difficilmente ribalterebbero la situazione: dall’inizio delle tensioni con l’Occidente infatti, Mosca ha iniziato a prestare maggiori attenzioni verso gli alleati nella zona, anche se, come visto precedentemente, questa maggiore attenzione non è risultata sufficiente affinché Mosca soprassedesse sul debito serbo sulla fornitura di gas. Ciononostante ha concesso alla Serbia un prestito a tassi agevolati, sta aumentando le importazioni di beni serbi, anche come conseguenza delle sanzioni europee, e ha stretto un accordo per le esportazioni delle automobili Fiat prodotte nello stabilimento di Kragujevac.

Popolazione. C’è un altro motivo che porta il Premier Vučić a mantenere la Serbia in un’ambigua situazione di equilibrio fra Unione Europea e Federazione Russa, rimandando il più possibile una scelta: il sentimento popolare. Negli ultimi anni infatti, la fiducia riposta nell’UE sembra essere in calo, mentre non diminuisce il senso di fratellanza verso i russi. Da sempre Mosca è considerata amica e per molti serbi Putin è un leader degno di ammirazione e di esempio. La destra nazionalista sta inoltre guadagnando terreno, e proprio i nazionalisti sono la componente maggiormente filorussa del panorama politico nazionale. Se il governo dovesse decidere di applicare le sanzione europee anti-Russia, non solo rischierebbe quindi di passare un inverno particolarmente freddo, ma solleverebbe forti proteste da parte della popolazione.

A complicare la situazione è intervenuto poi anche un recente discorso di Vojislav Šešelj, leader del Partito Radicale e accusato di crimini contro l’umanità e violazione delle leggi e consuetudini di guerra in Croazia, Bosnia Erzegovina e Vojvodina. A causa di un tumore, ha ottenuto dal tribunale internazionale dell’Aja la libertà temporanea, necessaria per potersi sottoporre alle necessarie cure. Rientrato in patria ed accolto trionfalmente da molti simpatizzanti ha subito accusato il governo di essersi “svenduto” all’Occidente, sostenendo invece la necessità che la Serbia si schieri a fianco di Mosca.

Il discorso di Šešelj ha acceso ancor più le discussioni politiche e aumentato le preoccupazioni di Bruxelles, che oggi ha approvato una risoluzione in cui non solo condanna il politico serbo, ma soprattutto evidenzia quanto grave sia il silenzio delle autorità serbe. Le stesse infatti non hanno ancora condannato pubblicamente le parole cariche di odio di Vojislav Šešelj. Inoltre il Parlamento Europeo ha chiesto al Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia di riesaminare i requisiti per la concessione a Šešelj della libertà temporanea. Chi sperava che la Serbia, visti i suoi storici legami con Mosca, potesse essere il ponte fra l’Europa e la Russia e potesse fungere da perfetta mediatrice, resterà probabilmente deluso. Belgrado non solo non ha la forza necessaria ad intavolare una trattativa con Mosca, ma ha problemi ben più gravi da risolvere.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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One comment

  1. Quanto sarebbe meglio se la “strabica (U)E, non facesse l’ occhiolino al tiranno oltre Oceano”!

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