sabato , 24 febbraio 2018
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Serbia, Ucraina, RCA: non solo difesa al tavolo del Consiglio Europeo

Il 21 gennaio si parte: conferenza intergovernativa e via ufficiale ai negoziati di adesione della Serbia. È stata questa l’unica vera decisione, in tema di allargamento e relazioni esterne, del Consiglio Europeo del 19 e 20 dicembre (di allargamento si è parlato venerdì 20), che si è in pratica limitato a confermare ed adottare le decisioni del Consiglio Affari Generali di martedì 17, provvedendo in più ad ufficializzare la data del 21, prima soltanto ipotizzata.

Una decisione attesa, quindi, che spazza via i dubbi derivanti dai ritardi nell’attuazione dell’accordo Serbia-Kosovo in tema “giustizia”, (sfumato venerdì scorso) che avevano spinto addirittura ad ipotizzare un ritardo nell’inizio dei negoziati di adesioneL’attuazione dell’accordo da parte di Belgrado (e di Pristina), continua ad essere una priorità per Bruxelles, ma la decisione presa premia i progressi “impressionanti, superiori alle attese” (così li ha definiti Catherine Ashton) compiuti nel 2012 e 2013, dal governo Dačić.

Decisione dettata anche da un calcolo politico. Un “no” alla Serbia avrebbe rischiato di compromettere la stabilità del governo Dacic, che politicamente ha investito tantissimo sull’inizio dei negoziati di adesione, e di rafforzare l’opposizione, critica invece verso i sacrifici pro-UE (e verso la richiesta UE di rinegoziare gli accordi Serbia-Gazprom sul South Stream). Il “sì” alla Serbia non compromette invece la possibilità per l’UE di incentivare comunque l’ulteriore attuazione dell’accordo Belgrado-Pristina. I negoziati vedranno, come da nuovo approccio, l’immediata apertura (2° semestre 2014) dei capitoli 23 (diritti fondamentali e giudiziari) e 24 (giustizia, rispetto delle libertà e sicurezza), ma anche, e fin dall’inizio, del capitolo 35, intitolato “varie”, ma in realtà relativo all’attuazione dell’accordo con il Kosovo.

In sostanza l’UE sarà in grado, in ogni momento, di interrompere o rallentare i negoziati per l’adesione della Serbia, qualora Belgrado dovesse interrompere o venire meno al proprio impegno nell’attuare ed implementare l’accordo con Pristina. Impegno che comunque non dovrà includere, ha tenuto a precisare la Ashton, il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, condizione che la Serbia e i 5 Paesi dell’UE che ancora non l’hanno riconosciuta, avrebbero ritenuto inaccettabile.

Tante le reazioni alle notizie provenienti da Bruxelles. A cominciare dal premier serbo Ivica Dačić, che ha definito il 21 gennaio “una data storica”, annunciando l’impegno a rendere la Serbia il Paese che “completerà il quadro negoziale rapidamente come nessun altro prima”. Per arrivare alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri dell’Italia (primo partner commerciale di Belgrado), Emma Bonino, che ha parlato di “momento storico per la Serbia ed i Balcani, in un percorso che l’Italia ha sempre incoraggiato”.

Non solo Serbia comunque, nelle conclusioni del Consiglio Europeo. In tema di relazioni esterne si è avuto anche modo di parlare della situazione ucraina. I leader europei hanno ribadito che l’UE è disponibile a firmare l’Accordo di Associazione, “non appena l’Ucraina sarà pronta”. Evidenziato anche, in tema, il “diritto di tutti gli Stati sovrani di adottare le proprie decisioni di politica estera senza indebite pressioni esterne”. Ovvio il riferimento a Mosca, più esplicito ancora quello del Presidente Van Rompuy, che, pur riconoscendo il legame particolare dell’Ucraina con la Russia che un eventuale accordo non pregiudicherebbe, ha affermato che il futuro dell’Ucraina è l’Europa. “Qualcuno potrà ritardarlo, potrà tentare di bloccarlo, ma non potrà mai impedirlo”, ha aggiunto.

Si è parlato anche di Repubblica Centroafricana, con il Presidente francese François Hollande che ha riferito sulle operazioni in corso nel Paese. Il Consiglio Europeo ha accolto con favore l’intervento francese ed ha anche annunciato la disponibilità dell’UE a sostenerlo con propri strumenti. Ha anzi, nelle conclusioni, invitato l’Alto Rappresentante a presentare una proposta di intervento (nel quadro PSDC), da discutere durante il Consiglio Affari Esteri di gennaio.

“È la seconda volta in un anno che la Francia interviene coraggiosamente per fermare un genocidio”, ha detto van Rompuy, annunciando anche le cifre del sostegno economico UE (50 milioni di € alla missione MISCA, 60 di aiuti umanitari) e sottolineando anche che un eventuale sostegno di altri Paesi UE alla Francia sarebbe “gradito”Serbia, Repubblica Centroafricana e conferenze sulla Siria (il 15 dei donatori, il 22 la “Ginevra 2”). Anche a gennaio in sostanza, per la diplomazia UE ci sarà da lavorare. 

Nell’immagine, qualche scorcio di atmosfera natalizia anche nel palazzo Justus Lipsius, dove si svolgono le riunioni del Consiglio Europeo. (photo: © Unione europea, 2004-2013, da www.european-council.europa.eu)

L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

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